Osvaldo Bagnoli, l’allenatore operaio

Un libro appena uscito racconta la storia di Osvaldo Bagnoli. Un personaggio di un calcio che non esiste più e che nel mondo delle dirette 24 ore su 24 e delle conferenze stampa preconfezionate sarebbe un alieno

Osvaldo Bagnoli è un allenatore troppo poco considerato per quanto ha fatto nel calcio. E non solo per i risultati ottenuti nella sua carriera. Ma anche per le sue idee. Infatti, ha trasformato il gioco all'italiana, dandogli una maggiore tempra offensiva, ha valorizzato talenti e ha vinto con la semplicità della tattica.

Bagnoli è anche stato sempre un personaggio schivo e, per questo, lontano dai riflettori. Ma la sua incredibile storia la racconta Matteo Fontana - giornalista della Gazzetta dello Sport e del Corriere del Veneto – nel volume appena uscito in libreria: Il miracoliere. Osvaldo Bagnoli, l’allenatore operaio (Eclettica Edizioni, pp. 324, 18,00 euro).

Sullo sfondo del libro, l’autore, oltre a parlare di un calcio che non esiste più e dove Bagnoli oggi sarebbe un extraterrestre, troviamo molte storie di un Paese che cambia. Dal boom economico agli anni di piombo, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Perché “l’allenatore operaio”?

Non un mago, non un filosofo, non un tribuno. Un artigiano, un operaio: questo è stato il Bagnoli tecnico. Con questi criteri ha costruito le proprie squadre, dal Fano all'Inter, con il picco di un Verona entrato nel mito. Inoltre Bagnoli è di estrazione proletaria. Lavoratore figlio di lavoratori. Uno venuto su dalla fabbrica.

Cosa ha rappresentato Bagnoli per Verona?

Verona sta a Bagnoli come Liverpool sta a Bill Shankly: ha reso la gente felice, he made people happy. Basta questo per capire tutto.

E per le altre piazze?

Taciturno e mite, riservato e onesto: uno, Bagnoli, che per queste caratteristiche è stato amato e che ha lasciato ricordi profondi ovunque. Poi ci sono solchi più marcati, come a Cesena e, in altra forma, al Genoa, e altri controversi. All'Inter è arrivato secondo e fino ai tempi post-Calciopoli non si è più vista una squadra così, stante la qualità della rosa, ma è stato esonerato: una delusione che l'ha spinto a non allenare più.

Possiamo definire Bagnoli un extraterrestre del calcio attuale?

Non è immaginabile un Bagnoli nel calcio di oggi. Gianni Mura gli ha accostato, per la ritrosia alla ribalta, Maurizio Sarri. Ma uno come lui nel mondo delle dirette 24 ore su 24 e delle conferenze stampa preconfezionate sarebbe un alieno.

Possiamo paragonarlo ad altri allenatori del passato?

Bagnoli ha sempre stimato Pippo Marchioro, un amico personale con cui ha giocato e iniziato ad allenare come secondo. Corrado Orrico e Massimo Giacomini hanno avuto la stessa signorilità silenziosa e fuori dal sistema. Ma Osvaldo resta di una categoria distinta: lo “Schopenhauer della Bovisa”, per dirla con le parole di Gianni Brera.

Nel suo libro, oltre al calcio, racconta tante storie…

Nel libro lo sfondo è quello di 80 anni di storia italiana. Il calcio è un grande specchio del Paese. Non a caso ora il pallone non brilla e sembra il calco di una nazione che fatica a ripartire. Per questo sono ricorrenti, nel volume, le tracce di quanto è avvenuto nella nostra terra. Storie di piombo, di bombe e misteri, di mafia e corruzione. Ma anche di speranza e sogni. Si legge di Moro e Berlinguer, di Gelli, di Di Pietro, di Berlusconi. Di Brigate Rosse e neofascisti, di Mussolini e Andreotti, di Craxi e Bossi. Di Bagnoli socialista per tradizione familiare: l'allenatore operaio, appunto.