Pahor negazionistasulle foibe e l’esodoLa storia gli dà torto

Lo scrittore sloveno di cittadinanza italiana sminuisce la tragedia e critica i capi di Stato da Ciampi a Napolitano. Una lunghissima serie di errori dettati dall'ultranazionalismo

Un affresco affascinante del Novecento sui confini orientali dell’Italia, in cui episodi storici, vicende personali e fonti di parte sono gli ingredienti abilmente mescolati per un minestrone di sentimento anti italiano. Non ci sorprende più di tanto Boris Pahor né il suo ultimo libro Figlio di nessuno (con Cristina Battocletti, Rizzoli), un’autobiografia a tratti romanzata e a tratti forzosamente piegata proprio a quel sentimento che gli fa dipingere quasi con orrore un secolo d’Italia a Trieste. A partire da quel 4 novembre del 1918, giorno del ricongiungimento della città giuliana alla madrepatria, che l’autore, sloveno di Trieste, legge come una condanna per il suo popolo, tanto da tessere gli elogi di tutti coloro che combatterono nelle file dell’esercito austriaco contro l’Italia.
Nazionalismo esasperato. Questo sarà il leit motiv di tutte le pagine, anche le più drammatiche, che lo vedono detenuto come prigioniero politico nei campi di concentramento nazisti in Germania. Anche se è lui stesso a ricordare che, grazie alla conoscenza delle lingue, diventò un interprete e non patì la fame e i maltrattamenti riservati agli altri internati. D’altronde dopo l’8 settembre ’43 militò nel Fronte di liberazione nazionale jugoslavo ed entrò in contatto con diversi esponenti comunisti d'oltreconfine.
Ma è particolarmente interessante la sua descrizione di Trieste «liberata il 1° maggio 1945 dall’esercito jugoslavo». La città, scrive Pahor, ha sentimenti opposti: «Noi sloveni eravamo felici, gli italiani erano divisi». Peccato che l’autore non avesse vissuto quei giorni nel capoluogo giuliano, ma ben lontano dalla città: in un sanatorio a pochi chilometri da Parigi.
Nel 1954, dopo nove anni di occupazione militare alleata, Trieste viene restituita all’Italia e Pahor racconta con risentimento le manifestazioni di giubilo in città e quando nelle strade la gente canta «le ragazze di Trieste» si sente offeso, minacciato. Lui, comunista non allineato, che ha abbracciato con ardore le mire di Tito, prima fra tutte fare di Trieste la settima repubblica jugoslava. Una ferita che non si rimargina, tanto da spingerlo a diventare un negazionista sulle foibe. E nell’ultimo capitolo del libro, assunto a testamento spirituale, Pahor si trasforma in un ultrà nazionalista. «Qualcosa ancora non quadra - scrive - se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del Giorno del Ricordo del 2007, ha lamentato che la Conferenza di pace del 1947 ha commesso un’ingiustizia a rendere questi territori alla Jugoslavia. Ha dimenticato, il capo dello Stato, che in questi territori vivevano soltanto sloveni e che quindi la Conferenza di pace non ha fatto altro che ridare alla Jugoslavia, oggi Slovenia, i territori in cui hanno sempre abitato?». Vorremmo rispondere che è male informato, ma sappiamo invece che mente sapendo di mentire. Da dove sono scappati allora 350mila profughi? Nelle città costiere, da Fiume a Pola, da Zara a Capodistria, gli italiani erano addirittura maggioranza, ci sono gli atti ufficiali (che l’autore si guarda bene dal citare). E poi, dare del bugiardo a un capo dello Stato, per di più ex comunista…
Ma nella sua corsa a stravolgere i fatti Pahor non risparmia neppure Ciampi. «La volontà di contare tra le vittime delle foibe tutti i prelevati nel 1945 e addirittura di aumentarne il numero, come fece il presidente Ciampi nel 2002, che definì gli infoibamenti un Olocausto mi sembra un modo non accettabile di ricostruire la storia. In più, legare questa tragedia alla sorte degli esuli istriani non serve a fare chiarezza sui fatti». E poi si lancia a sostenere le tesi negazioniste. «Si cerca di tenere sempre alto il ricordo delle foibe, la tragica e disgraziata conclusione della Seconda guerra mondiale a Trieste, quando fu prelevato un numero non ancora certo di persone dall’esercito jugoslavo che aveva liberato Trieste nella primavera del '45 (…). Alcuni sostengono si tratti di cinquemila prigionieri, altri quattromila, mentre gli ultimi dati storicamente accertati parlano di tremilacinquecento persone, di cui solo una parte fu gettata nelle caverne carsiche». Secondo Pahor, che abbraccia le tesi della storica negazionista Alessandra Kersevan, furono poche centinaia. «Poiché molti dei fermati, dopo un interrogatorio che aveva accertato la loro estraneità alle accuse, furono rilasciati». Anche qui viene allo scoperto il furbetto, che circoscrive la tragedia delle foibe e delle stragi a Trieste. Nel 1945, solo nel capoluogo giuliano e a Gorizia, i desaparecidos sono 5.700 (la lista completa dei nomi è contenuta nel volume Genocidio, curato dallo studioso Marco Pirina). Ma i massacri di italiani cominciano già dopo l’8 settembre 1943, quando con lo sbandamento del nostro esercito, i partigiani di Tito conquistano gran parte degli ex territori italiani in Istria e Dalmazia: le vittime sono tra 10 e 15mila.
L’autore poi cita il libro Borovnica ’45, in cui il campo di concentramento vicino a Lubiana sembra l’ufficio di un tribunale in cui i deportati, «se venivano riconosciuti incolpevoli erano lasciati in libertà». La verità è ben diversa, come dimostra un rapporto del 5 ottobre 1945 dei Servizi Speciali del Ministero della Marina italiana, che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti. Il vitto era composto da due mestoli di acqua calda con bucce di patata; bastonate, torture, fucilazioni per motivi futili sono la normalità quotidiana. «Il 15 maggio 1945, due italiani lombardi, per essersi allontanati circa 200 metri dal campo, furono richiamati e subito martorizzati col seguente sistema: presi i due e avvicinati gomito a gomito, li legarono con un filo di ferro fissato per i lobi delle orecchie precedentemente bucato a mezzo di un filo arroventato. Dopo averli in questo senso assicurati, li caricavano di calci e pugni, fino a che i due si strapparono le orecchie. Come se ciò non bastasse a pagare il fallo, furono adoperati quali bersagli per allenare il comandante e le drugarize (partigiane titine ndr), colpirono i due con molti colpi di pistola, lasciandoli freddi sul posto...»: è una delle testimonianze sulle violenze nel lager. Su tremila internati, solo un migliaio sono tornati in Italia.
Tutto questo non incrina le certezze del nostro Pahor che, dopo aver espresso una sorta di ribrezzo per il Giorno del Ricordo, invita tutti a dare una ripassata alla storia, alla sua storia naturalmente. «Dimentichiamo, ricostruiamo una nuova vita comune, ma solo dopo aver spiegato come è andata la storia dal 1918 al 1945». In poche parole: i criminali siamo noi italiani.
Commenti

giantilo

Ven, 09/03/2012 - 08:53

questo non è riuscito a cascare dentro una foiba.

Tergestinus

Ven, 09/03/2012 - 09:23

E' il solito ritornello che gli sloveni ripetono ormai da quasi settant'anni, e che i politici italiani hanno supinamente e acriticamente fatto proprio (a partire da Fini e Violante durante il loro incontro al teatro Verdi di Trieste nel 1998). Per loro tutti i guai s'iniziano nel 1918, prima si conviveva e si andava tutti d'accordo, tra un giro di valzer e una lode all'imperatore e alla sua bella cosorte bavarese, per strada la gente si scappellava dicendo "Guten Tag!" e riceveva un gioviale "Buon giorno!" o un dolce "Dober dan!" in risposta, e tutti erano contenti. Ma per favore! Andassero una volta a leggere i giornali di Trieste del periodo 1870-1918, troverebbero una realtà ben diversa. I conflitti etnici tra italiani e slavi erano la realtà quotidiana. Ma per loro tutto questo non esiste, i cattivi sono solo e soltanto gl'italiani.

allwats63

Ven, 09/03/2012 - 09:42

che vuoi commentare.....mostri...................

Nadia Vouch

Ven, 09/03/2012 - 09:52

I morti non possono controbattere. E di morti i titini e molti altri soggetti che agirono solo per vendette personali, ne causarono a migliaia. Quante migliaia? Tante o poche potrebbe fare forse la differenza? Tuttavia, rimasero, ed ancora restano i vivi, che devono ricordare. Molte di queste persone hanno in se stesse dolori così profondi, così immensi, da essere state ed essere piagate per tutto il resto della loro vita. Ignorare le silenziose grida di queste vittime, o addirittura accusarle di essere colpevoli, non è accettabile. Anzi, direi che è disumano. Proprio come gli infoibatori.

claudiocodecasa

Ven, 09/03/2012 - 10:03

un buffone comunista, come tutti loro negano l'evidenza, lo faranno senatore a vita

Albi

Ven, 09/03/2012 - 10:39

Gli sloveni esistono solo in quanto, per cinquant'anni, una dissennata politica romana li ha sempre favoriti a scapito degli italiani nella speranza di recuperarne i voti. Per cui, ancora oggi, c'è gente che manda i figli alla scuola slovena fidando nel fatto che un domani avranno molte piu agevolazioni, regali e contributi degli italiani. Se un bellissimo giorno cessassero tutte le agevolazioni "etniche" a scapito degli italiani, nel giro di un paio d'anni gli sloveni (o s'ciavi come si dice a Ts) si troverebbero solo nei musei o a pascolare le pecore in Carso.

moggista percaso

Ven, 09/03/2012 - 11:26

perchè quello vuol negare l'evidenza dei fatti? forse perchè non dorme la notte, se i fantasmi degli infoibati non lo fanno dormire?

Ritratto di KATYN1943

KATYN1943

Ven, 09/03/2012 - 11:31

Non avevo mai avuto sentore che Pahor fosse un titino!!! Non c'è più posto per lui nella mia biblioteca. Via lui e i suoi "maledetti libri", alla stregua del Mein Kampf!!!

jelena

Ven, 09/03/2012 - 11:48

le foibe non le rineghiamo nemeno noi jugoslavi, tutto fu fatto purche mai più gli fascisti, nazisti e gli ustasca, potesero acolterarare, ucidere, sventrare coloro che o erano civili o erano gli combatenti contro questo orore a tre teste, mussolini ripopolo quelle terre con i burini di ogni parte d'italia, promise che il mare jadransko sarà la piscina per i devertimenti italiani, sapiamo come è finità, de gasperi servo dei amerikani, tito servito e riverito, a proposito ci mancano al appello 800 kriminali di guera italini, regolarmente protocolati alle nazioni unite, non se ne fece nulla perchè si dovete persino finire in freta con la norinbergha, perchè staljin e tito stavano palpitando, ziti e vedete almeno di onorare , ricordare quelle poche ma sempre tantissime vitime della brutalita nazifascista in italia, gli avete dimenticati, e loro aguzini fatti scapare, da kapler fino alla bufonata di questo che sta roma delle fosse ardeatine, a lavori forzati devestare

Ninanina

Ven, 09/03/2012 - 13:24

Pensare che in Friuli questo qua viene celebrato con tutti gli onori. A noi friulano dovrebbero anche prenderci a sberle, primi fra tutti gli italiani i quali certo non brillano per orgoglio, tanto siamo accondiscendenti e disposti a chinare il capo. "Sotans" questo siamo, anzi io no, spero di no, mi darò da fare per tutta la vita che mi resta per essere diversa.

cabass

Ven, 09/03/2012 - 15:05

Prima che madre natura faccia il suo corso e ponga fine (si spera comunque al più presto) all'inutile e molesta vita di questo s'ciavo, mi auguro che chi di dovere provveda a revocargli la cittadinanza italiana. Parafrasando i cori contro il buon Balotelli, "NON CI SONO S'CIAVI ITALIANI"!!!

Ritratto di semovente

semovente

Ven, 09/03/2012 - 15:15

Lo scrittore in questione approfitti della situazione e scriva, sul quaderno per la prima elementare, per trecento volte la frase: SONO UN CRETINO!. Mi raccomando, in bella scrittura! Altrimenti dovrà riscivere la frase per altre trecento volte.

Nadia Vouch

Ven, 09/03/2012 - 19:38

Mi permetto di fare una precisazione. Poiché leggo molti commenti nei quali viene usato il termine "s'ciavo" va chiarito che tale termine è usato in modo offensivo in Trieste e dintorni. Va chiarito che io stessa ho origini anche slovene. Va chiarito che personaggi come Pahor altro non fanno che alimentare odio tra popoli, in questo caso danneggiando persino gli stessi sloveni. Ciò detto, per il resto dei miei pensieri io non sono certamente dalla parte di Pahor, ho sempre difeso l'Italia e gli italiani, mio suocero venne infoibato, e non accetto che parte del mio sangue venga insistentemente definito "s'ciavo". Grazie.

Ritratto di abj14

abj14

Ven, 09/03/2012 - 19:54

Ripeto mio delle 16:29 non ancora pubblicato alle 19:27 (sperando in bene) : - - - #9 jelena (512) 09.03.12 11:48 scrive: "le foibe non le rineghiamo nemeno noi jugoslavi … mussolini ripopolo quelle terre con i burini di ogni parte d'italia, promise che il mare jadransko sarà la piscina per i devertimenti italiani …" - - - 1) "noi jugoslavi" VOI siete ancora jugo-slavi ? E come si chiama il vs attuale presidente ? – 2) "burini di ogni parte d'italia" ( "i" d'Italia va in maiuscolo, molto maiuscolo); burini può dirlo a chi vuole tra i suoi parenti, amici ed affini. – 3) Mussolini; me lo immagino proprio mentre dice con il tono solenne a lui proprio : "faremo di questo mare JADRANSKO …" roba da scompisciarsi. Oltretutto, non ricordo bene se siano stati i Romani o la Repubblica di Venezia che abbia brevettato il nome JADRANSKO (More). – 4) Le consiglio di frequentare meno osmize (trad. bettole) e provi anche a diminuire i calici di Terrano e/o Pelinkova***269;. – (3° invio)

Ritratto di abj14

abj14

Ven, 09/03/2012 - 20:16

#13 Nadia Vouch (847) il 09.03.12 19:38 scrive: "… Va chiarito che io stessa ho origini anche slovene. … ho sempre difeso l'Italia e gli italiani, mio suocero venne infoibato, e non accetto che parte del mio sangue venga insistentemente definito "s'ciavo". Grazie" - - - Gent. Sig.a Nadia, la capisco perfettamente e mi scuso io per certi modi di apostrofare d'altri, anche se, tanto per sdrammatizzare un po', bisogna dire che non sempre il termine "s'ciavo" viene necessariamente utilizzato in senso dispregiativo, ma per designare nell'uso comune la regione di provenienza. Prova ne è che a Venezia, la Riva degli Schiavoni, è così denominata perché lì attraccavano i mercantili provenienti dalla Dalmazia/Istria (Slavonia o Schiavonia che dir si voglia) da cui la dizione in dialetto veneto/triestino. Ben-bon-indifferente + viva là e po' bon; ha tutta la mia comprensione e la prego di accettare i più sinceri e cordiali saluti (… ancorché di destra).

Nadia Vouch

Ven, 09/03/2012 - 21:04

Per #15 abj14. Si immagini solo per un istante la mia situazione: origini parte slovene, parte italiane, con relative storie complesse familiari di pertinenza. Ho una Persona infoibata in famiglia, aveva 26 anni ed era un uomo splendido. Ho un cognome stato per molti anni "ingombrante", perché solo a causa del mio cognome sono stata, dispiace ma così fu, discriminata molte volte. Come se non bastasse, ho idee di centro destra, più a destra che di centro. Ma, posso dire ed esserne fiera, sono nata in un territorio dove molti popoli si sono da sempre incontrati ed anche uniti. Un luogo dove, chi sa capire, può far coincidere gli opposti. Io stessa ho delle meravigliose conoscenze tra gli sloveni, così come tra gli italiani, così come tra altre etnie. Ecco perché personaggi come Pahor mi sono e saranno sempre estranei. Le ricambio, con stima, il saluto.

Ritratto di abj14

abj14

Sab, 10/03/2012 - 11:17

Gentile Sig.a Nadia, ringrazio per sue parole che confermano l'idea formatasi leggendo qua e là i suoi commenti. Anche se non nei vari dettagli, mi ero comunque già fatto una certa opinione che mi conferma come talvolta ci si lascia prendere dalle circostanze comportandoci come un essere umano normale non dovrebbe. Non c'entra se di destra (quale io ritengo d'essere) o di sinistra (che non sono), c'entra se uno ragiona e se è capace di cogliere l'essenziale al di là di preconcetti. Allo stesso tempo, l'imbecillità e la faziosità non le sopporto proprio. Ben-bon, non voglio tediare i vari lettori con le ns "fisime" per cui mi fermo qui. Se ha piacere, mi contatti al +225 66 57 02 58 magari con un sms. Grazie. - (2° invio)

Nadia Vouch

Dom, 11/03/2012 - 11:53

Per #17 abj14. Accetto le Sue scuse. La ringrazio, ma non si attenda messaggi telefonici. Saluti.

Ritratto di abj14

abj14

Dom, 11/03/2012 - 12:38

#18 Nadia Vouch – Ringrazio per avermi risposto; buona domenica.

nicnasokram

Lun, 19/03/2012 - 10:38

Non avete la piu' pallida idea di chi sia Pahor e di che cosa parli vero? Ne il giornalista che ha scritto l'articolo ne i commentatori che lo prendono per buono...notevole!

kaio17

Mar, 20/03/2012 - 15:42

Uno scrittore che denunciò le vittime della violenza comunista e fascista e per questo fu censurato nella Jugoslavia di Tito e gli fu impedito di recarsi in quello stato, nell'articolo del vostro giornale diventa un comunista (atipico?!) e quindi esposto alla riprovazione dei vostri lettori. Io non credo che il giornalista Pelliccetti sia ignorante. Si sarà guardato wikipedia per sapere chi è Boris Pahor prima di scrivere questo pezzo, io credo. E quindi è semplicemente in malafede. Una volgare disinformazione, nella quale dei lettori ancora più disinformati cascano come pere cotte.