Perché siamo tutti sudditi della burocrazia assoluta

La vera casta onnipotente non è quella dei politici, ma quella dei funzionari. Che resistono a ogni stagione politica. Fin dai tempi della rivoluzione francese

Sarebbe ora di fare una vera rivoluzione, di dar retta ai veri rivoluzionari. Ad esempio Robespierre, che nel progetto di dichiarazione dei diritti proposto alla Convenzione scrisse: «In ogni Stato la legge deve soprattutto difendere la libertà pubblica e individuale contro l'abuso dell'autorità di coloro che governano. Ogni istituzione che non consideri il popolo come buono e il magistrato come corruttibile è difettosa». Gli fece eco Saint-Just: «Il ministero è un mondo di carta... gli uffici hanno preso il posto della monarchia». Rincarò la dose Karl Marx: «La burocrazia è, secondo la sua essenza, lo Stato come formalismo, essa lo è anche secondo il suo scopo».

Insomma, una vera rivoluzione andava fatta, e va ancor più urgentemente fatta oggi, contro la burocrazia governativa che, come intuirono gli affossatori del regime feudale, tende a prendere il posto del sovrano assoluto. Esiste un nome ben preciso, stranamente trascurato dai vocabolari ma non da acuti pensatori politici, per definire questa invadenza dei poteri pubblici: funzionarismo. Ed è il nome che Teodoro Klitsche de la Grange (fra gli storici fondatori del trimestrale di cultura politica Behemoth) ha scelto per il suo pamphlet in uscita per Liberilibri. Dunque la rivoluzione andrebbe fatta contro questo potere burocratico che fu il peccato originale delle democrazie borghesi e poi nerbo dei totalitarismi novecenteschi, riuscendo però a sopravvivere alla loro caduta, soprattutto in Italia, patria d'elezione del «mondo visto dalla scrivania».

Il termine «funzionarismo» nei primi decenni del secolo scorso, ci ricorda Klitsche de la Grange, comparve nelle opere di un giurista come Antonio Salandra, di un economista come Giustino Fortunato e di un altro rivoluzionario come Antonio Gramsci. Per Salandra «funzionarismo denotava la situazione dell'ordinamento dello Stato moderno per cui s'incrementava la funzione amministrativa e, correlativamente, il personale addetto; ciò era provato dai dati quantitativi costituiti dall'aumento delle spese» (ovvero del carico fiscale sulle spalle del cittadino). Per Fortunato si trattava di «proliferazione d'impieghi pubblici di dubbia (o inesistente) utilità». Gramsci coglieva acutamente la contraddizione insita nello Stato liberale che prometteva autonomia alla società civile ma la soffocava con «l'espansione dei poteri burocratici». Punto centrale, questo: gli interessi di coloro che vivono non per la politica ma di politica non sempre combaciano con l'interesse generale del Paese, con la vita reale dei cittadini. La vera casta non sarebbe tanto quella dei politici eletti democraticamente, ovvero sottoposti, più o meno, al controllo della pubblica opinione, responsabili delle loro scelte di fronte all'elettorato ed eventualmente non rieleggibili ma pensionabili. Sono gli oscuri funzionari pubblici, la fauna ministeriale, gli inamovibili impiegati statali, protetti e garantiti dalle leggi e da stipendi sicuri, i veri potenti.

I governi vanno e vengono, loro rimangono e fanno funzionare la macchina statale, macchina che «adopera tutta l'energia consumata per far muovere i propri ingranaggi e cioè a rendimento zero. Quanto più si avvicina al rendimento suddetto, tanto più è apprezzato dai burocrati (ovviamente il contrario è per gli utenti)». Insomma, l'efficienza auspicata dell'amministrazione «è quella della macchina che non rende nulla» eccetto la propria conservazione e il proprio reddito. I funzionari rappresentano la vera élite che si autonomizza rispetto al corpo sociale, in loro troviamo, per citare Gaetano Mosca, la «naturale tendenza che hanno coloro che stanno a capo della gerarchia sociale ad abusare dei loro poteri». Tendenza rafforzata dal sapere specializzato (quello, per intenderci, dei tecnici invocati per ovviare all'incapacità dei politici), dai salti di carriera automatici, dalla selezione per cooptazione, dal «normativismo» («ideologia giuridica dei ceti dei funzionari e degli operatori giuridici, la negazione che il rapporto giuridico sia rapporto tra uomini, ma piuttosto tra uomo e norma»).

Allora la vera rivoluzione va fatta contro il funzionarismo, e va fatta riducendo lo Stato al minimo, decentrando il più possibile (come consigliava Gianfranco Miglio, non a caso citato abbondantemente da Klitsche de la Grange), puntando sull'organizzazione comunitaria e non sulla statalizzazione. In sintesi, il pensiero autonomista e libertario può riuscire dove fallirono i rivoluzionari dei secoli passati.

Commenti

gimmi73

Ven, 03/01/2014 - 10:07

Eccellente articolo,che tra l'altro mi trova completamente in sintonia.Ho sempre infatti pensato che qualsiasi cosa possa decidere un governo(indipendentemente da chi lo presieda)sono poi i funzionari che a vario titolo si interfacciano che ne decretano o meno il successo.Ad ulteriore conferma di ciò che si asserisce nel testo sopracitato,basta guardare in uffici statali,regionali provinciali ecc ecc.Cambiano le giunte ma non tutto l'apparato al seguito.

smithjosef

Ven, 03/01/2014 - 10:09

I funzionari dello stato, dopo la legge Bassanini, sono diventati il pericolo pubblico n° 1 per il popolo. Sono i più corrotti, delinquenti, incoscienti e malvagi. La cosa più grave è che non pagano mai perché interpretano le leggi in combutta con i magistrati dei tribunali amministrativi! Italia paese da quarto mondo!

nem0

Ven, 03/01/2014 - 10:41

Su questo argomento vedi anche: La teoria della scelta pubblica (Public Choice) è una teoria economica elaborata negli Stati Uniti negli anni sessanta e sviluppata negli anni settanta, principalmente ad opera di James M. Buchanan che nel 1986 per questi studi vinse il Premio Nobel per l'economia. Il rapporto incestuoso tra burocrazia e politica ha peggiorato oltremisura la patologia mortale per la sinergia di questi due parassitismi. La democrazia è una sciocchezza se non c'è conoscenza. Per questo in italia è premiante la furbizia ignorante ed i migliori se ne "devono" andare.

FRAGO

Ven, 03/01/2014 - 10:51

Pienamente d'accordo. I burocrati, o BOIARDI DI STATO, sono il vero male, non sono sottoposti, come i magistrati, che a se stessi. Non si spiegherebbe se no che per un concorso di usciere in una P.A. ci sono migliaia di candidati, tra cui molti laureati, e per lo stesso posto privato poche decine.

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liberopensiero77

Ven, 03/01/2014 - 11:36

L'articolo è troppo teorico, e mi sembra che tenga poco conto del fatto che la categoria dei funzionari ("casta" corporativa non più di tante altre del nostro disgraziato Paese ...) ha scarsi poteri autonomi, sottoposta com'è alle leggi, ai contratti collettivi (sanciti dai sindacati e dal Governo-ARAN) e al principio di gerarchia rispetto ai superiori. In buona sostanza, al vertice della piramide di comando ci sono i politici, poi viene la dirigenza, infine ci sono i funzionari. Se si vuole cambiare il "sistema" bisogna anzitutto cambiare le leggi, pertanto la responsabilità principale appartiene ai politici che appunto approvano le leggi. Al secondo livello c'è poi la dirigenza che, dovendo applicare le leggi (e spesso esercitando delle resistenze) ha pure le sue responsabilità. Al terzo livello troviamo poi i funzionari, che spesso però sono solo dei meri esecutori della normativa esistente. Non voglio fare la difesa d'ufficio della categoria, però attenzione, assurdo scaricare tutte le inefficienze della pubblica amministrazione sui funzionari, sarebbe come dire che se uno arriva molto tardi ad un appuntamento la colpa è dell'automobile perchè è di piccola cilindrata ...

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rosario.francalanza

Ven, 03/01/2014 - 12:04

Vedo sempre con grande tristezza le immagini della partenza di Re Umberto II, dopo il referendum del 1946. Vedere i mesti saluti del re che deve lasciare il Quirinale dopo la vittoria della Repubblica a tutta quella pletora di domestici e funzionari che rimangono, praticamente, a casa sua, mentre lui, unico 'colpevole' deve 'sbaraccare', mi produce, ogni volta, un moto di rabbia. E mi disgusta vedere, oggi, enormemente moltiplicata, la stessa pletora di domestici e funzionari, magari in buona parte discendenti di quelli che salutarono il re, presidiare con aria importante, in guanti bianchi e collarino, un palazzo che, a tutti gli effetti, è una reggia abitata e/o frequentata da dipendenti per diritto di nascita, scribacchini e reggicoda che ci concedono, una volta l'anno, di vedere messi bene in fila (ma io non ci sono mai andato!). Forse aveva ragione Federico Zeri quando diceva che sarebbe stato meglio se gli alleati avessero bombardato Roma risparmiandone un 5%: che sarebbe stato spaventosamente prezioso per il turismo e che non avremmo certo lasciato a quattro portaborse!

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 03/01/2014 - 12:06

@liberopensiero77: che dire? Da 'funzionario' mi costringe a darLe ragione!

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VALTERZETA

Ven, 03/01/2014 - 13:38

E' straordinaria la sintonia di questo articolo con i miei convincimenti riguardo al sottobosco dei funzionari che non funzionano e dei responsabili irresponsabili che sono il vero cancro dello Stato che fanno di tutto per opporsi al normale svolgimento del lavoro altrui;è come essere costretti a tirare un carretto con l'aggiunta di una zavorra tanto pesante quanto inutile e pericolosa fino a farci schiantare.Di questi individui ne ho la totale disistima e disprezzo.

mikimik

Ven, 03/01/2014 - 14:55

Smithjoseph: ok. Non ho ancora letto gli altri commenti ma (consiglio alla redazione) purtroppo per tutti noi, i Sigg. Dirigenti e i titolari di Alte Professionalità sono coperti da polizze assicurative stipulate dalla P.A (Leggi Enti Locali etc.) I cui costi sono a carico dei cittadini!!!!! . Capisci a meeee?

mikimik

Ven, 03/01/2014 - 15:14

Liberopensiero: ma si rende conto che i dirigenti pubblici hanno le stesse prerogative dei dirigenti privati (d.lgs.165/2001), ma con la differenza che il privato deve dar conto al suo 'padrone', il pubblico a chi?

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Ven, 03/01/2014 - 15:15

A onor del vero, bisognerebbe osservare che spesso negli uffici della p.a. sono proprio i funzionari pubblici gli unici che tirano la carretta, barcamenandosi fra mille difficoltà giuridiche e organizzative, sopperendo anche alle carenze dei sottoposti e svolgendo spesso compiti impropri pur di accontentare le richieste degli utenti, mentre i dirigenti sono buoni spesso solo ad assegnare le pratiche, e poi "spariscono" per riunioni, viaggi, convegni e quant'altro. E' evidente, per esempio, il caso delle conferenze di servizi, dove il responsabile del procedimento deve fare i salti mortali per cercare, in un quadro giuridico complicato e con competenze disseminate fra troppe amministrazioni, di mettere i vari uffici d'accordo per arrivare infine a dare l'agognata autorizzazione a realizzare il progetto presentato dal privato. E a volte neanche ci si riesce per l'opposizione, a volte eccessivamente cavillosa, di qualche ufficio. Tuttavia pensare che la responsabilità di questo andazzo inefficiente sia dell'impiegato che, appunto, cerca di sopperire alle carenze giuridiche ed organizzative, oltre che ingeneroso, costituisce un'operazione di mistificazione della realtà.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Ven, 03/01/2014 - 15:45

mikimik, a parte che l'articolo in questione getta la croce addosso ai funzionari e non ai dirigenti, questi ultimi comunque rispondono del loro operato sia rispetto al livello superiore (dirigenza di prima fascia o, per questi ultimi, direttamente rispetto ai politici) che rispetto ai terzi per vari tipi di responsabilità, che può essere penale, contabile, civile e amministrativa. Evito di richiamare tutta una serie di norme che riguardano le suddette responsabilità perchè sarebbe stucchevole, del resto si scrivono interi libri sull'argomento. Che sul tema "responsabilità" dei dirigenti, e per es., dei magistrati, si possa fare di più, è pacifico: per esempio si potrebbe introdurre una normativa che attribuisca la responsabilità esclusivamente a livello individuale, e non in solido con lo Stato com'è adesso. Per fare questo però bisogna cambiare le leggi in vigore, e indovini chi è che può cambiare le leggi? I funzionari?

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magicmirror

Ven, 03/01/2014 - 15:56

aggiungo che i politici dovrebbere controllare la macchina burocratica e non ne sono capaci. decimazione, ripetuta se necessario, come dice kodorkovsy e le cose vanno a posto in un attimo.

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odoiporos

Ven, 03/01/2014 - 17:09

per liberopensiero77 per funzionari si deve intendere in senso lato tutti quelli che occupano posizioni decisionali e di responsabilità nel pubblico per cui anche i dirigenti e anche ci metterei i semplici impiegati che assurgono a capetti di qualche ufficio per incompetenza del suo preposto funzionario o semplicemente per smania del potere. Anche io sono un funzionario dello stato e veramente mi vergogno di vivere in una organizzazione fallimentari che non risponde al cittadino e che sa di poter fare un cazzo tanto nessuno gli fa niente. Quel fare un cazzo non si manifesta semplicemente nel non fare ma nel far vedere che si fa ma in realtà non si fa altro che versare l'acqua da un bicchiere ad un altro! I funzionari hanno molto spesso le mani legate, si adattano alla situazione se non vogliono essere a loro volta mangiati da chi sta sopra. Non basta rappresentare i problemi perché si viene visti come polemici. si chiede una soluzione al problema ma molto spesso quella soluzione è di competenza di chi sta sopra il quale essendo incapace dice a chi prospetta il problema che è un incapace sol perché non gli risolve i problemi che dovrebbero essere risolti da lui. Mi innervosisco molto quando i miei dipendenti semplicemente dicono di andare a "lavorare". Dovrebbero togliersi quella parola dalla bocca e sostiutuirla con servire perchè il loro non è un lavoro come lo è quello del fabbro o dell'operaio o della cassiera ma un SERVIZIO dal verbo servire ossia accudire e qualcun'altro che nel lorto caso è il CITTADINO!

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 03/01/2014 - 17:19

#liberopensiero77: il Suo post delle 15.15 mi ha fatto fare un balzo sulla sedia! Ma Lei ha degli informatori nel mio ufficio? Se le dicessi i salti mortali a cui sono costretti i miei colleghi ed io per sopperire alle carenze congenite e per venire incontro all'utenza! Non posso, per ovvi motivi, scendere nei particolari, ma se mi fossi scelto un altro nick! Devo dire che le dirigenze con cui ho avuto a che fare sono state presenti ed efficaci; però è vero che vi è uno 'Stato-cuscinetto' di dipendenti che devono fare i salti mortali e prendersi delle faticose responsabilità. E su questi 'volontari' si regge l'apparato burocratico italiano e quel po' di positivo che riesce a proporre!

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Ven, 03/01/2014 - 17:49

odoiporos, Lei vuole intendere per "funzionari" tutti gli impiegati pubblici che occupano "posizioni decisionali e di responsabilità", ma questo cosa significa dal momento che negli ultimi anni si è assistito sempre più a una deformalizzazione degli incarichi, per cui spesso i funzionari svolgono i loro compiti senza dei veri incarichi e semplicemente con l'assegnazione delle pratiche? In realtà Lei sa bene che le responsabilità sono molto differenziate, in particolare fra dirigenza (responsabile, per es. dell'organizzazione degli uffici), semplici funzionari e, ancora più sotto, impiegati che rispondono di semplici mansioni di supporto. D'accordissimo che bisogna intendere il lavoro come un servizio da rendere ai cittadini, ma Lei si rende conto benissimo che si gioca troppo spesso allo scaricabarile e che esiste una deresponsabilizzazione diffusa. Personalmente sarei favorevole a ridurre al minimo l'impatto della contrattazione collettiva sul pubblico impiego, e ad applicare a tutti (dirigenti, quadri e altri) il contratto individuale, in maniera che tutti vengano richiamati alle loro responsabilità, e sia anche più trasparente il calcolo della produttività del singolo, anche a fini retributivi. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma sarebbe una riforma da fare, insieme alle altre ...

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odoiporos

Ven, 03/01/2014 - 20:32

Sono d'accordo sul discorso della deresponsabilizzazione diffusa che secondo me è il vero male della società. Questo deriva da molti fattori tra cui appunto una presenza abnorme dello stato nella vita privata del cittadino. Se l'organizzazione amministrativa fosse meno presente e molto più semplice nelle procedure (deburocratizzazione) quando ha a che fare col cittadino allora si potrebbe studiare un sistema di responsabilità poteri e competenze molto più chiaro e semplice. Sa la cosa che mi fa più imbestialire nel mio lavoro è l'aqvere delle responsabilità senza di contro avere un potere parificato alle stesse. Dall'altra parte ci sono quelli che hanno poteri e non rispondono mai delle loro azioni in primis i politici. L'amministrazione ha sostiutuito i suoi alti vertici con un sistema politico di deresponsabilizzazione dove chi sta veramente in alto e con poteri enormi non risponde delle sue azioni così come i politici. Questo è il frutto di un patto scellerato tra la politica e l'amministrazione che ha visto quest'ultima ottenere prebende e benefici inenarrabili in cambio di fedeltà assoluta e sottomissione acritica alle decisioni politiche. Spazzando via questo sistema e riducendo all'osso la presenza dello stato nella vita del cittadino si dovrebbe attutuire tantissimo questo fenomeno che verrebbe meno per mancanza d'ossigeno. Io lo riassumo sempre con il motto "affamare la bestia" che rende molto bene l'idea! Non credo nel discorso che fa lei della produttività perchè ripeto il pubblico dipendente non deve produrre niente ma deve dare un servizio. Non produce tot divani al giorno o tot sedie ma offre un servizio in un certo lasso orario. non è nel numero delle pratiche che macina ma nella qualità nella ferdeltà e nel rispetto degli ordini che vengono dati che si deve misurare il suo rendimento Quando tutti i dipendenti pubblici capiranno che sono solo una piccola rottellina dell'ingranaggio e non i salvatori della patria allora le cose incominceranno a cambiare. Ma la soluzione è in un cambio culturale, di organizzazione e di visione dello stato in un secolo che tra internet e tecnologia non può più tollerare che il pubblico viaggi a una velocità da 1800 mentre il mondo si sposta con un click!

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Dom, 05/01/2014 - 10:01

Egregio odoiporos, vedo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda SU MOLTE COSE, però con una importante differenza su come intendere la riforma del pubblico impiego. Per Lei conta solo il servizio da rendere ai cittadini e la qualità del servizio (OK su questi 2 aspetti), poi però non vuole considerare l'aspetto quantitativo della prestazione lavorativo, su cui si concentra invece la riforma Brunetta (l. n. 15 del 2009, mai applicata, su cui si era astenuta anche la sinistra ...). Perchè non considerare anche l'aspetto quantitativo? Perfino la Costituzione italiana riconosce che la retribuzuione del lavoratore dev'essere proporzianata ALLA QUANTITA' E ALLA QUALITA' DEL SUO LAVORO! Se non si considera la produttività del lavoro anche sotto questo aspetto, si arriva alle storture attualmente esistenti nella p.a., per cui non solo alcuni impiegati, ma interi uffici hanno uno scarsissimo carico di lavoro, tale da non giustificare non solo i relativi posti di lavoro, ma anche l'esistenza stessa di molti uffici. Gli impiegati devono avere dei carichi di lavoro (lo dice anche la Corte dei Conti) tali da giustificare l'erogazione dello stipendio, altrimenti si fa solo parassitismo, magari giustificato da qualche piccola disposizione che attribuisce qualche competenza, e magari anche da fedeltà e rispetto degli ordini (come fa lei), ma se un funzionario ha un carico di lavoro di una pratica all'anno (tipo Privince), significa che c'è qualcosa da rivedere nell'organizzazione della p.a. Coi migliori saluti.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Dom, 05/01/2014 - 12:08

Vorrei poi aggiungere che, se si deve ridurre la presenza dello Stato nella società in un'ottica liberale, non si può prescindere dall'aspetto quantitativo della prestazione lavorativa, anzi, essa diventa fondamentale. L'accorpamento di amministrazioni (per es. Comuni, Ministeri) può avvenire proprio sulla base del fatto che funzionari che prima avevano uno scarso carico di lavoro per via di competenze limitate, possono svolgere poi maggiori competenze, con un aumento del carico di lavoro, grazie anche ad un migliore utilizzo dell'informatica e la soppressione di duplicazioni inutili di competenze e di procedure amministrative, tutto secondo i più moderni criteri di scienza dell'amministrazione e di economia aziendale applicata alla p.a., che appunto considera un servizio al pubblico non diversamente da quello che avviene nel privato. All'interno degli uffici, una delle ragioni per cui si è portati a fare a "scaricabarile" sul lavoro deriva proprio dal fatto che non viene retribuito il carico di lavoro, cioè tutti guadagnano allo stesso modo in base al profilo professionale attribuito, senza un collegamento con la prestazione lavorativa, come invece avviene nel privato. Ecco pertanto il VERO mutamento culturale: introdurre dei sani criteri di privatizzazione nel pubblico impiego, che vadano ad aggiungersi (e non a sostituire) quelli tradizionali basati sulla fedeltà, sullo spirito di corpo e sulla disciplina.

Ritratto di odoiporos

odoiporos

Lun, 06/01/2014 - 20:51

caro liberopensiero77 sono d'accordo su tutta la linea con quanto da lei detto. Il mio era un discorso da fare a monte, prima certamente di andare a rivedere anche i carichi di lavoro di tipo quantitativo che come lei giustamente dice sono assolutamente necessari. Il dire che il pubblico dipendente non si giudica in base a quanto produce non vuol dire che non gli deve essere dato un carico di lavoro maggiore. Questo è un effetto naturale della riduzione del pubblico in generale. Se oggi per fare un documento ci vogliono 3 persone (uno che batte la lettera uno che fa le fotocopie ed uno che la archivia) con la riduzione degli organicvi si arriverebbe che il capoufficio sarà costretto a dare questi compiti ad una persona sola. Sarebbe in pratica una conseguenza della riduzione dei pubblici dipendenti Ma il discorso da me fatto in precedenza era solo per soffermarsi sopratutto sull aspetto etico della funzione del servizio offerto dalla PA Un cambio culturale, di atteggiamento dal quale non si può prescindere per una riorganizzazione in senso economicistico del lavoro dei pubblici dipendenti. Grande attenzione deve essere messa sul discorso responsabilità e sull'indipendenza della PA dalla politica in particolar modo le nomine dei più alti dirigenti non potranno dipendere a doppio filo da scelte politiche ma da competenza , numeri ed anche indipendenza dalla politica. Mi va benissimo il discorso che per fare una cosa oggi ci vogliono 3 dipendeti mentre giustamente se ne deve prevedere solo uno aumentandogli il carico di lavoro. Molto poi potrebbe essere fatto eliminando i contratti collettivi dal pubblico impiego e prevedere uno sTATUTO DEL SERVIZIO PUBBLICO dove conceentrare la maggior parte delle norme regolatrici del rapporto pubblico ivi comprese ore di lavoro, ferie, malattie etc etc in modo da controbilanciare i privilegi di essere un pubblico dipendente con gli oneri ad esso connessi. In pratica bisogna sancire che il pubblico dipendente ha la fortuna di avere uno stipendio fisso che mai verrà meno ed un trattamento di privilegiato in molti altri campi. Di contro garantirgli, se fedele, irreprensibile e onesto un trattamento giusto e coerente. So che tutto questo è utopia ma si fa tanto per parlare perchè cose del genere non le vedo fattibili a breve o medio periodo e nemmeno a lungo ad essere sincero.