A Perugia una mostra racconta i “Popoli in lotta”

Gli scatti del fotoreporter Fabio Polese saranno in esposizione in via Oberdan, dal 4 al 18 settembre 2015

Volontari dell'Esercito di liberazione Karen - © Fabio Polese

Ci sono i volti dei bambini, gli involontari protagonisti delle guerre. Ci sono gli uomini in armi che, nella jungla della Birmania Orientale, difendono la popolazione civile dai brutali attacchi dei militari governativi.

Ci sono i manifestanti che per più di quattro mesi sono scesi nelle strade di Bangkok per opporsi al governo. Ci sono giovani ragazzi a volto coperto che lanciano bottiglie incendiare nelle strade di Belfast. Ci sono i palestinesi costretti a scappare dalle loro terre per trovare rifugio in fatiscenti campi profughi libanesi.

C’è un mondo fatto di sofferenza, ma anche di orgoglio e di storie umane di grandissimo coraggio, nella mostra fotografica “Popoli in lotta” del reporter umbro Fabio Polese che si terrà dal 4 al 18 settembre 2015 - all’interno del programma di eventi culturali “Destate la notte” - nella ex Chiesa di S. Maria della Misericordia, in via Oberdan a Perugia.

L’occhio della macchina fotografica del giovane reporter, collaboratore de ilgiornale.it, ha immortalato le storie di guerriglieri e civili di diversi fronti caldi della terra. Dalla guerra più lunga al mondo del popolo Karen in Birmania, fino all’Irlanda del Nord che ancora oggi sogna un futuro di libertà. Dai campi profughi palestinesi in Libano dove la tensione tra le diverse fazioni è sempre alta, alle manifestazioni che in Thailandia hanno portato all’ennesimo colpo di stato nel maggio del 2014.

La mostra fotografica “Popoli in lotta” - che si avvale del patrocinio del Comune di Perugia - sarà aperta tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle ore 15.30 alle ore 19.30. L’inaugurazione si terrà venerdì 4 settembre alle ore 18.00.

Commenti

Maver

Gio, 03/09/2015 - 17:55

“Popoli in lotta”? Ottimo titolo, credevo che il termine fosse stato messo definitivamente in soffitta. Se di popoli si può ancora parlare (in ragione delle battaglie per la loro esistenza) ebbene, io rivendico che il sostantivo possa essere utilizzato anche dagl'italiani cui oggi è chiesto di spogliarsi della loro storia, dei loro costumi, della loro cultura, della loro identità per far posto all'altro. Eppure hanno (abbiamo) 2000 anni di storia alle spalle ed alti 700 e passa sotto l'egida di Roma Antica.