Con Peter Handke in ogni bosco c'è un uomo da raccogliere

Il passatempo diventa passione e degenera in ossessione. Per il protagonista trovare significa creare, ma anche smarrire le coordinate della propria esistenza

Il meglio di sé Peter Handke lo dà quando si dedica alla saggistica. Ma alla saggistica per finta, camuffando con la parola Saggio , cioè Versuch nel suo tedesco musicale (del resto lui ha anche l'aspetto di un musicista: magro, slanciato, lunghi capelli e corto pizzetto argentati) gradevolissimi monologhi molto poetici, molto francesi (guardacaso vive in Francia da anni) nel senso della « école du regard », scuola dello sguardo in stile Robbe-Grillet, su questo o quel tema da inguaribile perdigiorno, da flâneur extralusso. In ordine cronologico, abbiamo avuto: Saggio sulla stanchezza , Saggio sul juke-box , Saggio sulla giornata riuscita , Saggio sul luogo tranquillo . In tutti questi libri, soprattutto nell'ultimo, uscito l'anno scorso in italiano, dedicato niente meno che alla dimensione pacificante, introspettiva, addirittura vagamente zen delle... toilette (della vecchia casa del nonno nell'infanzia, dell'università da studente, di un cimitero, di un tempio giapponese, tutti posti dove è piacevole «fare melina», come dice lui) emerge la cifra dell'autore austriaco: la fuga a ritroso, non soltanto nella memoria, ma anche nel riappropriarsi della sana, terapeutica, energizzante solitudine.

La nuova tappa di questo percorso è Saggio sul cercatore di funghi (Guanda, pagg. 174, euro 15, traduzione di Alessandra Iadicicco, dal 28 maggio in libreria). In un inciso, Handke si dice «da sempre convinto che chi si prodiga incessantemente nell'interesse della comunità, per non dire dell'umanità, sia al posto giusto soprattutto se dedito a una qualsiasi inezia, tipo attaccare bottoni, raccogliere rametti o anche solo poltrire nell'ozio, così da non recare alcun danno». Posizione che i superficiali potranno considerare di disimpegno ma che, al contrario, delinea alla perfezione il quotidiano impegno del vivere. Pascal diceva che «tutta l'infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in una camera». Per il protagonista di questo saggio-non saggio, «il mio amico d'infanzia fanatico dei funghi», e ovviamente anche per il Nostro, tutta l'infelicità degli uomini viene anche da non sapersene stare in pace in un bosco a cercare chiodini o finferli. Attenzione, stiamo parlando di Peter Handke, non di qualche nostrana penna rurale con pose da eremita che oggi va per la maggiore. E insomma qui andarsene a zonzo fra querce e ontani, nella natia Carinzia o nel nord della Francia, diventa un atto filosofico: l'affermazione del sé nella pazienza dell'attesa, l'atto creativo del portare alla luce: «pare che il libro sui funghi del mio amico dovesse arrivare non solo a vedere nei cercatori di funghi il modello per una nuova società possibile, bensì a dipingerli, ciascuno di loro preso singolarmente \ come gli ultimi avventurieri dell'umanità, se non addirittura come gli ultimi uomini». Vocazione sorta nella prima giovinezza, per l'amico la cerca dei piccoli Graal celati da foglie e aghi di pino con il tempo diventa un'ossessione che fa passare in secondo piano la professione di avvocato e persino la moglie che taglia la corda con il figlioletto. Il primo porcino gli si palesa in forma di rivelazione celestiale, accanto agli altri si sdraierà vestito di tutto punto, parlerà, si arrabbierà, pianificherà un nuovo impiego, li inseguirà in Alaska e in Africa... In una parola, diverrà un micologo jiadista, dunque impazzirà e, dopo essersi comprato un bosco apposito, sarà vittima di un rigetto: «Io un cacciatore? Ma niente affatto! Sono io a essere cacciato dai funghi!».

Inseguendo la propria realizzazione, l'ormai ex difensore dei criminali di guerra giunge alla nemesi dell'annichilimento. Dal quale lo salverà afferrandolo per i capelli il suo vecchio amico Peter. Come, non lo diciamo. Vi basti sapere che il Saggio sul cercatore di funghi , come quello sul luogo tranquillo , è il modo elegante con cui Handke ci consiglia di coltivare, sì, le nostre passioni, ma come fa lui nei suoi saggi-non saggi, senza esagerare. Non tutti i funghi sono mangerecci. Purtroppo ce ne sono anche di velenosi.