la polemica

A febbraio 2009, cadrà il centenario del Futurismo. La Francia ci «celebra» con la mostra «Il Futurismo a Parigi», curata da Didier Ottinger che il Centre Pompidou ha appena inaugurato. A fronte di un corpus di capolavori, la mostra il fianco proprio nel progetto scientifico. Come si fa a voler «rivalutare» un movimento che ha influenzato molte avanguardie del ’900, andando a riproporre la «limitatezza» di una piccola mostra che i futuristi fecero a Parigi nel 1912, in una galleria privata, la Bernheim Jeune? Si tratta di una scelta criticamente inconsistente, proprio perché del Futurismo mostra solo i primi tre anni di vita e lascia fuori, ad esempio, il meglio delle ricerche di Balla sulla velocità e sul dinamismo astratto, realizzate negli anni 1913-14-15.Quindi, se qualcuno voleva dare un’idea dimessa o parziale del Futurismo, questa mostra ne è il manifesto programmatico. Non bastasse, sono stati aggiunti un gruppo di opere cubiste e una scelta di futuristi russi, certo con l’intento di mostrare la trasversalità dell’avanguardia, ma con il risultato di annacquare ulteriormente la proposta futurista. Una mostra per il centenario del Futurismo dovrebbe presentare un progetto scientifico di respiro più vasto, e una lettura più profonda. Già i critici politicizzati italiani hanno ripetuto per decenni che il Futurismo era morto nel 1915/16, con la morte di Boccioni e Sant’Elia, e le «fughe» di Carrà e Severini: ma ora, andare addirittura a chiudere al 1912 è un’idea senza alcun fondamento storico.