Un (povero) nobile inglese vittima dei sindacati yankee

diTracy ebbe l'impressione che le nobili teorie e gli alti propositi che nutriva rischiassero di rivelarsi deludenti e vacui. Si chiese se, in realtà, non avesse commesso un errore nell'aver gettato al vento la propria ricchezza e nell'aver preso su di sé la croce dell'altrui sfortuna. Ma non aveva intenzione di concedere nulla a considerazioni simili; respinse questi pensieri e decise di proseguire con determinazione lungo il percorso che si era tracciato.
Estratti dal suo diario:
Ormai ho trascorso diversi giorni in questo bizzarro alveare. Non so bene come cavarmela con costoro. Hanno pregi e virtù, ma hanno alcune altre qualità, e dei comportamenti con i quali è difficile avere a che fare. Non riesco a divertirmi con loro. Da quando mi son fatto vedere con un cappello diverso, ho notato un cambiamento. Il rispetto che mi portavano prima, all'improvviso è cessato del tutto, e le persone sono diventate amichevoli - direi di più - hanno assunto un tono di familiarità, ma io non sono abituato alla familiarità, e ho scoperto che non riesco ad adattarmici così rapidamente. A volte la loro familiarità equivale alla sfacciataggine. Suppongo che non possa essere altrimenti; senza dubbio mi ci abituerò, ma non è affatto un percorso piacevole. Ho esaudito il desiderio che mi era più caro, sono un uomo tra gli uomini, in condizioni di parità con Tom, Dick e Harry, e tuttavia non è esattamente proprio quello che pensavo sarebbe stato. Mi... Mi manca casa. Mi sento obbligato ad ammettere che ho nostalgia di casa. Un'altra cosa - e si tratta di una confessione - sono riluttante a dirlo, ma lo farò: la cosa che mi manca di più e nel modo più intenso è proprio il rispetto, la deferenza, con la quale sono sempre stato trattato in Inghilterra, e sembra proprio che non ne possa fare a meno. Posso stare benissimo senza il lusso, la ricchezza e il tipo di società cui sono stato abituato, ma mi manca il rispetto e penso di non riuscire a rassegnarmi alla sua mancanza. Qui c'è rispetto, c'è deferenza, ma non nei miei confronti, quanto nei confronti di due altri individui. Uno è un uomo corpulento di mezza età, un idraulico in pensione. Si compiacciono tutti di prestargli attenzione. È sempre in grande pompa, pieno di sé e scarso in grammatica, e siede al tavolo come un signor Oracolo, e quando apre bocca non si sente volare una mosca. L'altro è un poliziotto che presta servizio nell'edificio del Campidoglio. Rappresenta il governo. La deferenza riservata a questi due individui non è poi così diversa da quella che, in Inghilterra, si riserva a un conte, sebbene si esprima in un modo diverso. Cortesia poca, ma qui la deferenza è tutto.
Sì, e anche l'ossequio.
È come se in una repubblica in cui tutti sono liberi e uguali la prosperità e la posizione determinassero il rango.

I giorni scivolavano via, sempre più tristi. Perché i tentativi che Barrow faceva per trovare lavoro per Tracy si rivelavano inutili. La prima domanda che ponevano sempre era: “A quale sindacato appartieni?”
Tracy era costretto a rispondere di non essere iscritto a nessun sindacato.
«Bene, bene... Allora mi è impossibile darti un lavoro. I miei operai non rimarrebbero con me se assumessi un “crumiro” o un “topo”», o frasi del genere.
Infine a Tracy venne in mente un'idea felice e disse:
«Ma sì, è ovvio, quello che devo fare è iscrivermi a un sindacato».
«Sì», rispose Barrow, «è proprio quello che dovete fare, se vi riesce».
«Se mi riesce? È così difficile?»
«Beh, sì», rispose Barrow, «a volte è difficile... anzi, è molto difficile. Ma potete provare. È ovvio che sia meglio farlo».
E fu così che Tracy tentò, senza però riuscirci. L'iscrizione gli fu rifiutata con una buona dose di solleciti suggerimenti... gli fu consigliato di tornarsene a casa, laggiù a casa sua, e non di restare lì con la pretesa di togliere il pane di bocca alla gente per bene. Tracy iniziò a rendersi conto che la situazione era disperata, e il pensiero lo raggelava fino al midollo, tanto da dirsi: “Quindi qui esiste un'aristocrazia di posizione, e un'aristocrazia di prosperità, e a quanto pare c'è anche l'aristocrazia di coloro che stanno dentro rispetto a coloro che stanno fuori, e io sono tra chi sta fuori. Per cui qui i ranghi aumentano ogni giorno. È chiaro come qui esistano caste di ogni genere e quella a cui appartengo è quella dei senza casta”. \

Prima ancora di andare a dormire, Tracy scrisse al padre una lettera che, era convinto, avrebbe senz'altro ricevuto un trattamento migliore rispetto al telegramma che già gli aveva inviato, perché in ogni modo conteneva delle buone notizie; e cioè che aveva sperimentato l'eguaglianza e il dover lavorare per mantenersi; che si era cimentato in un'impresa in merito alla quale non vedeva una sola ragione al mondo di provare vergogna, e quanto alla questione relativa al guadagnarsi da vivere aveva dimostrato d'essere in grado di farlo; ma che, nel complesso, era giunto alla conclusione di non poter riformare il mondo da solo e senza alcun aiuto, e che era disposto a ritirarsi dalla lotta con il meritato grado d'onore che si era conquistato, e che era anche disposto a tornare a casa e riprendere la propria posizione di cui essere pienamente soddisfatto e nei confronti della quale, in futuro, provare gratitudine, lasciando ad altri giovani, bisognosi di correggere e modificare i propri astratti convincimenti grazie all'esperienza, di cimentarsi in ulteriori esperimenti di un genere così missionario, l'unico metodo logico e sicuro per riuscire a convincere una fantasia malata a ritornare sulla retta strada. Poi affrontò il tema del matrimonio con la figlia del Pretendente americano con una buona dose di cautela e in modo molto coscienzioso. Si profuse in elogi e in apprezzamenti nei confronti della ragazza, argomento sul quale, però, non si soffermò troppo né enfatizzò eccessivamente. Quello che invece mise in rilievo fu il fatto che, finalmente, si presentava la felice possibilità di riconciliare gli York e i Lancaster, e d'innestare su uno stesso stelo le rose in guerra tra loro, e porre fine per sempre a una palese ingiustizia che durava ormai da troppo tempo.