La Praga ironica e ferita di Hrabal

N ato a Brno, in Moravia, cuore dell'impero austroungarico, quasi un secolo fa (il 28 marzo cade il centenario), Bohumil Hrabal fu uomo di cultura e scrittore eccentrico, poliedrico come il mondo da cui proveniva. Venuto al mondo dieci anni prima della morte del connazionale Franz Kafka, non poté sottrarsi all'influenza di quell'ingombrante figura, malgrado Kafka fosse figlio di un ancor più sfaccettato crocevia in cui si incontravano le culture ceca, tedesca ed ebraica.
Dopo aver svolto un'infinità di mestieri ed essersi laureato in legge (ennesima analogia con l'autore de Il processo) fu attratto presto dalla grande città, quella Praga che, appunto, era stata terreno fertile per le scorribande letterarie di intellettuali come Kafka ma anche Jaroslav Hasek. Hrabal scrisse i suoi libri in ceco, e i suoi tre romanzi ripubblicati nell'originale veste grafica con cui uscirono per e/o negli anni Ottanta (la cosiddetta Collana Praghese) contengono pure interessanti note del traduttore sulla difficoltà di affrontare le complessità linguistiche del testo, sempre in bilico tra un «divertente miscuglio di dialetto moravo, di ceco comune e di gergo militaresco austroungarico».
Basta aprire le prime pagine di Ho servito il re d'Inghilterra (1971), la storia dei destini altalenanti di un giovane e piccolo cameriere alle prime armi, per rendersi conto della complessità dello stile e del gusto della battuta. La scrittura, in larga parte nella forma assai mitteleuropea del cosiddetto flusso di coscienza o, forse, del racconto orale, vanta pagine su pagine senza segni di interpunzione. Ma la forza delle parole traspare fin dalle prime righe.
È del 1965 uno dei suoi romanzi più fortunati, Treni strettamente sorvegliati, commedia tragica di Milos, ferroviere in una piccola stazione durante l'occupazione tedesca, una sorta di Charlot boemo, un omaggio di Hrabal a uno dei suoi miti, Charlie Chaplin, come dichiara l'autore stesso nell'intervista pubblicata in calce al romanzo. Treni Strettamente sorvegliati ebbe una fortunata trasposizione cinematografica che gli valse l'Oscar come miglior film straniero nel 1968. Hrabal qui si stacca fortemente dalla poetica kafkiana, se non altro perché il sommo narratore ceco non ebbe modo di vivere né la dominazione nazista né il pugno di ferro stalinista. Hrabal, viceversa, fu testimone di un triste passaggio di consegne tra un totalitarismo e l'altro, fatta salva una effimera stagione di libertà. Terzo capitolo della Collezione Praghese nuovamente disponibile è il più lieve La cittadina dove il tempo si è fermato (1978).