Presentato a Roma il libro di Paolo Verdeschi, tennis e "ordinaria circolarità"

"Un set A/9 con tie break. Storie di ordinaria... circolarità" (Cicorivolta edizioni), con la prefazione di Nicola Pietrangeli, è l'esordio di un architetto che ha scoperto la penna

«É il primo libro, ma non sarà l'ultimo», minaccia scherzosamente Paolo Verdeschi nella controcopertina.
Il fatto è che questo estroso architetto malato per il tennis e ironico osservatore dell'umanità varia, proprio non si aspettava che questo suo esordio, «Un set A/9 con tie break. Storie di ordinaria...circolarità» (Cicorivolta edizioni), suscitasse tanta simpatia e ilarità nei primi lettori.

Poi ha avuto parecchi incoraggiamenti, ha testato la buona accoglienza di una larga platea di amici, conoscenti e sconosciuti, che hanno partecipato alla presentazione fatta a Roma nel suo circolo, il Canottieri Roma, e un po' si è montato la testa. Già sta pensando al secondo libro, magari un giallo.
I dieci racconti, introdotti dalla prefazione di Nicola Pietrangeli, in realtà garantiscono molte risate e qualche riflessione profonda.

Fanno un po' tenerezza e un po' rabbia gli uomini protagonisti del libro, per la loro elementarità soprattutto. Il loro mondo gira attorno al sesso. In tutte le modulazioni possibili, ma sempre e soltanto il sesso.
La partita di tennis della vita di questi campioni si misura sui successi a letto, sulla capacità di rimorchiare la Donna ( con la D maiuscola) o di gestire le situazioni più complicate nei tradizionali triangoli tra mogli e amanti.
Il circolo, così, diventa più che la casa il confessionale, in cui entrano molte volte inconsapevolmente per raccontare le avventure, vantare i successi, piangere i fallimenti.

Si parla molto di più, tra questi soci armati di racchetta e carichi di complessi e problemi, di «amor grosso» che di «amor fino», come dice uno dei personaggi del primo racconto, senza far distinzioni tra sale e sentimento.
Nell'ozio del circolo, tra una sudata e l'altra sui campi di terra rossa, Gabriel nasconde la sua omosessualità facendosi pagare dall'amico Fernando per offrire alla moglie, troppo esigente a letto, prestazioni sessuali che non darà mai.
E Fernando non si rende conto di essere un trastullo nelle mani della stessa consorte che, ben sapendo della sua relazione extraconiugale, gode proprio del suo terrore di schioppare nel surmenage, per uso eccessivo di Viagra.
Come non simpatizzare per uomini così, vittime delle donne eppure tronfi dell'illusione di esserne grandi predatori?
Uno dei racconti meglio riusciti si intitola Ashram e descrive lo spogliatoio del circolo come un luogo di meditazione dove la mente è nuda come il corpo e lo sport più diffuso è impicciarsi degli affari degli altri, ascoltando le conversazioni dei vicini di panca. A volte, tanta mancanza di riservatezza è altamente pericolosa, come scopriremo nel libro, per le inconsapevoli rivelazioni che possono fulminare l'ultimo venuto.
L'ambiente ricorda anche un Hammam, il bagno turco dove la nudità esalta la solidarietà tra maschi , scioglie da freni inibitori e si esprime nel pettegolezzo liberatorio.
In questa storia, il conte Lucifero e il ginecologo Fingherini, il notaio Still Parker e il dispensatore di armadietti e asciugamani Armando, rappresentano un divertente spaccato di tipi maschili, il cui valore sempre si misura sul rapporto con la donna, che sia relazionale, sessuale o sentimentale.

Nel racconto «L'ultimo baluardo» e anche in quello che chiude il libro Verdeschi tratta anche del quarto tipo di sesso: quello dei transgender come li chiamano adesso, che non sono gay, nè maschi, nè femmine, ma un'altra categoria ancora.
Scopriamo quale può essere l'atteggiamento verso di loro e anche l'imprevista attrazione, che può nascere in un uomo tradizionalmente abituato a farsi passare per Casanova, cacciatore di donne, per nascondere quanto in realtà sia sfigato.
Insomma, che dire di questi uomini se non che rappresentano la fragilità maschile, quella che tanto attrae una donna, inevitabilmente influenzata dal suo istinto protettivo?
Attorno ad un libro così, che certo trae spunto da reali frequentatori di circoli, si sia scatenato il gioco del «chi riconosce chi». Che l'autore abbia attinto a piene mani dal materiale umano del giocatori di tennis che frequenta o ha frequentato, è negato con il classico avviso e confermato nella sostanza. Attenzione: Verdeschi si dimostra fine osservatore. Pericoloso, per questa sua dote.
Uno dei personaggi che incuriosisce molto chi legge è l'imprenditore impaccato di soldi, che volgarmente esibisce. Si chiama Otto Ciappelletto Vani e dà la classica «sola» romana all'ingenuo architetto da lui ostinatamente definito geometra.
Il racconto si chiama «Doppio» e nelle Malebolgie del libro, tra i tanti manager e pollicultori, nobili e professionisti, cacciatori e professori, questo sembra il personaggio più autobiografico. Una vittima, più che di Otto della tonda e volgare moglie Baby Lonia, che sembra incarnare il peggio dell'universo femminile. Quante ne avrà incontrate nella sua vita l'autore? viene da chiedersi.

Una parola sui nomi: l'autore si è divertito molto ad inventarli e contengono più allusioni e calembour degli stessi racconti. Hanno significati trasparenti, come quello del grasso avvocato Gastone Veri Falsetti, che per le sue voglie viene preso in giro dalla tintora Chantal e più reconditi, come quello di Marcantonio Cacace, che da faccendiere mantenuto e fancazzista si trasforma, dopo essere stato scaricato dalla ricca moglie, in ballerino da lap dance eppure diventa meno squallido e più libero di prima. O ancora il nome di Gualzo Mirandola, che di cose ne deve ricordare tante per conciliare le sue due mogli e riuscire ad uscire furbescamente dalle più rischiose circostanze.
Ci sono i soprannomi, che sono tutto un programma. Rievocano un episodio, un tic, un difetto:Il maestrino e La stellina, Il professore e Gigolot, Il Dottore e Metanolo e, come abbiamo detto, c'è sempre un Sola.
Verdeschi fa citazioni dotte delle sculture di Apollo e Dafne di Bernini e dei mulini a vento di Don Chisciotte , che spesso diventano esilaranti, come quella di Lord Chesterfield che al figlio descrive il sesso così: «La posizione è ridicola, il piacere effimero, la fatica tanta». Per l'interlocutore ignorante è l'occasione di chiedere: «Chesterfield chi? Parlavi di quello dei divani?».

C'è molto divertimento in questo piccolo teatro dell'assurdo. Nel libro il tennis c'entra, ma solo come metafora della vita. Perchè offre l'occasione per «palleggi catartici» in cui si può non pensare a nulla, i doppi sono il modo per misurarsi con gli altri Maschi o per circuire l'ultima donna arrivata, e succede che la maestra Irina serva al suo avversario qualche «ace pulito nell'animo».
Il macht finale, con tie break, Carmine lo gioca con le tre nonne che lo tirano su, rimanndo intrappolato nella triade per il resto della vita. Finchè non scopre la grande verità: «Le donne sono il futuro degli uomini». Anche se da un sesso si deve passare all'altro e da Carmine si diventa Carmelina Fresca Ricotta.