Quando l'Fbi spiava Gabriel García Márquez

L'agenzia federale americana spiò lo scrittore colombiano dal 1961 al 1985 per le sue attività filo cubane

Cent'anni di solitudine e 24 con l'Fbi. Può essere riassunta così la travagliata storia tra il premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez e gli Stati Uniti. Recentemente il Federal Bureau of Investigation ha desecreatato una serie di documenti finco a poco tempo fa classificati come top secret e il Washington Post ha deciso di andare a vedre quali segreti aveva l'agenzia federale. Tra questi si scopre che dal 1961 al 1985 l'Fbi spiava lo scrittore de L'amore ai tempi del colera.

Il braccio armato del Dipartimento della Giustizia Usa vagliava con cura tutti gli spostamenti e le frequentazioni del romanziere, scandagliando tutti i suoi viaggi tra Stati Uniti e America Latina. Il primo contatto tra l'Fbi e scrittore avvenne a New York nel '61. Márquez soggiornò per un mese nell'Hotel Websterm con la moglie e il figlio Rodirgo. In quel periodo collaborò con l'agenzia di stampa cubana Prensa Latina e proprio questo lavoro lo collocò nell'orbita di Cuba, passata da poco sotto il controllo di Fidel Castro.

Dai documenti non è chiaro per quale motivo venisse sorvegliato, ma si scopre che a dare l'ordine fu lo storico direttore Edgar J. Hoover che chiese personalmente di aprire il dossier sullo scrittore sudamericano. Il figlio Rodrigo, intervistato dal Post non si è mostrato sorpreso: "Non abbiamo mai sospettato di nient,e però considerando il fatto che un colombiano era a New York per lavorare in una agenzia di stampa cubana sarebbe stato strano se non fosse stato spiato".

Gabriel García Márquez non è stato il solo scrittore spiato. Nei vari documenti dell'Fbi compaiono anche i nomi di Hemingway e John Steinbeck, sorvegliati per simpatie socialiste.