«Quella marcia riscoprì i veri valori degli Usa»

Il predicatore, per cambiare tutto, ha guardato alle radici dell'America

Antonio Donno è Professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionale all'Università di Lecce, oltre che membro del comitato scientifico di Nuova Storia Contemporanea, Clio e di altre riviste scientifiche. Essendo espertissimo della politica americana degli anni Cinquanta e Sessanta gli abbiamo chiesto di raccontarci di Martin Luther King (1929-1968) e del suo «I have a dream».

Professor Donno, inquadriamo la figura di Martin Luther King nella sua epoca.
«Il reverendo King è una delle personalità più importanti della storia americana del Novecento. Con lui per la prima volta una personalità di colore, un leader nero, assume un ruolo così eminente nella vita pubblica, e crea un cambiamento di mentalità duraturo».

Un rivoluzionario?
«Sì, un rivoluzionario nel senso pieno del termine, però attenzione non un eversore. King ha semplicemente lottato perché lo spirito liberale della costituzione americana venisse applicato in pieno. In questo senso la sua azione si inserisce in pieno nel solco tracciato dai padri costituenti».

Perché è così importante il suo «I have a dream» del 1963?
«Perché King scelse bene il momento contingente. L'amministrazione Kennedy aveva già in mente alcune importanti leggi di riforma che avrebbero tutelato la parità di diritti della popolazione di colore. La marcia del 28 agosto '63 a Washington, da un lato metteva sotto pressione il presidente ma, dall'altro, rafforzava la sua posizione. E il tutto fu coronato da un discorso di altissima retorica. Ovviamente dando al termine retorica la sua accezione migliore. Con la morte di Kennedy bisognò poi attendere l'amministrazione di Lyndon B. Johnson perché quei provvedimenti entrassero davvero in vigore, ma la svolta è stata segnata da quella marcia e quel discorso».

Nel 1968 King viene ucciso. Le sacche di resistenza alla parità dei diritti nel Sud erano molto forti.
«Indubbiamente l'opposizione contro l'eguaglianza dei neri erano fortissime. Sacche residuali probabilmente ne esistono anche adesso. Però con la sua scelta della non violenza King è riuscito a cambiare gli Usa in modo radicale, la sua vittoria è indubbia».

E qual è l'eredità che ci ha lasciato?
«È una eredità immensa. L'eguaglianza formale di tutti i cittadini dinanzi alla legge, perché era questo il nodo del contendere, ne è uscita rafforzata in modo sostanziale. In più il suo successo ha relegato all'angolo tutti quei movimenti neri eversivi, come le Pantere nere che avevano mire ben diverse. King ha contribuito a rafforzare le fondamenta liberali degli Usa».