Quell'inchiesta segreta sul caso Majorana

L'imbarco per Palermo, una strana lettera e poi nulla. Lo scienziato è "Scomparso"

Ettore Majorana, il celebre fisico italiano scomparso nel 1938

«È scomparso la sera del 25 marzo. Ma secondo alcuni due giorni dopo, o anche più tardi».

Cesare Brandani si massaggiò la guancia. Quella mattina sentiva di essersi rasato male. «Come sarebbe? Sarà sparito da un certo momento in poi, no?».

Il funzionario picchiettò con la stilografica chiusa sui fogli che aveva davanti. «Ecco, c'è una zona grigia».

«Spiegatevi meglio».

«Intendo dire che il professor Majorana è partito dal porto di Napoli per Palermo la sera di venerdì 25 marzo, dopo aver annunciato per lettera che si sarebbe suicidato, presumibilmente gettandosi dalla nave. Così almeno è stato interpretato quanto ha lasciato scritto. Ma il giorno dopo ha scritto da Palermo spiegando che “il mare lo aveva rifiutato”, qualunque cosa intendesse dire, e preannunciando il suo ritorno a Napoli. Dove però nessuno lo ha mai visto. O meglio, sì».

«Sento che sta per venirmi il mal di testa» protestò Brandani. «Vi dispiacerebbe essere più chiaro?».

«In effetti» ammise il suo interlocutore, «questa vicenda offre parecchi lati oscuri. Per essere un po' più precisi, il professor Ettore Majorana, che credo conosciate di fama...».

«Certo che l'ho sentito nominare. È... era uno dei nostri fisici più illustri, benché molto giovane».

«A trentuno anni ha ottenuto la cattedra di Fisica Teorica “per meriti speciali” all'Università di Napoli. E dopo alcuni mesi d'insegnamento, durante i quali ha alloggiato all'albergo Bologna, d'improvviso è partito un venerdì sera per la Sicilia con un postale della Tirrenia. Il giorno dopo il direttore dell'Istituto di Fisica, professor Carrelli, ha ricevuto una lettera imbucata da Napoli il giorno prima, in cui il Majorana lo informava di aver preso una decisione “inevitabile” e gli chiedeva di ricordarlo, dopo la sua scomparsa, a tutti coloro che lo avevano conosciuto all'Istituto, dei quali avrebbe conservato un caro ricordo almeno fino alle undici di quella sera, “e possibilmente anche dopo”».

«A che ora partiva la nave?» chiese Brandani.

«Alle dieci e trenta di sera».

«Quindi, alle undici sarebbe stata appena fuori dal golfo di Napoli».

«Proprio così. Secondo voi, come può essere interpretata una lettera del genere?».