Riaffiorano dagli scavi al Circo Massimo i resti dell'arco di Tito

Un altro arco di Tito (39 d.C- 81 d.C.) oltre a quello posto sulle pendici del Palatino. Più antico e altrettanto imponente (quello del Palatino fu completato entro l'anno 90 d.C. quando Tito era già morto per volontà del Senato). I resti sono stati ritrovati a Roma nei pressi del Circo Massimo dagli archeologi della Sovrintendenza capitolina.

Nei lavori di scavo e restauro dell'emiciclo del Circo, che era il più grande ippodromo della città, sono stati ritrovati alcuni grandi frammenti architettonici in marmo lunense relativi alla zona dell'attico e alla trabeazione dell'Arco. Apparterrebbero all'Arco che gli storici romani ci dicono venne costruito nell'81 d.C. e pensato come un passaggio monumentale integrato nelle strutture del Circo. Gli studi sono appena iniziati. Le indagini, ancora in corso, sono risultate molto complesse perché come spiegano gli archeologi «lo scavo è realizzato al di sotto della falda di acqua che ricopre gran parte delle strutture archeologiche». È stato riscoperto il pavimento antico in lastre di travertino e sono stati messi in luce tre plinti (basamenti) frontali e parte del plinto della quarta colonna. Il potente strato di riporto che copriva parte delle strutture antiche ha permesso anche la conservazione di alcune strutture murarie tardoantiche o altomedievali.

In attesa delle nuove risorse necessarie per l'eliminazione delle infiltrazioni d'acqua, per la ricostruzione con la tecnica dell'anastilosi dell'arco (tecnica di restauro con la quale si rimettono insieme, elemento per elemento, i pezzi originali di una costruzione distrutta), nonché per evitare rischi di danneggiamento, tra pochi giorni l'area del ritrovamento sarà reinterrata. Intanto a partire dalle prime misurazioni l'ampiezza dell'Arco è stata calcolata in circa 17 metri, per una profondità di 15, mentre le colonne dovevano sviluppare un'altezza di più di 10 metri. Un monumento che doveva impressionare non poco, per magnificenza e ricchezza di decorazioni, i visitatori che entravano in Roma dalla Via Appia attraverso la vicina Porta Capena.

È attualmente in fase di realizzazione, in collaborazione con il Dipartimento Architettura dell'Università di Roma Tre, la ricostruzione virtuale del monumento (ne vedete un abbozzo nella foto sopra). Dedicato a Tito proprio nell'anno della sua morte, nell'81, per celebrare la sua vittoria sui Giudei e la distruzione di Gerusalemme, doveva essere per i romani un simbolo importante e rassicurante. La sfida della Prima guerra giudaica (dal 66 d.C. sino al 70 d.C. con strascichi successivi) era stata lunga e complessa. Vespasiano e suo figlio Tito avevano costruito lì la loro fortuna militare e politica ottenendo vittorie strepitose, e riportando la pace nell'Impero dopo il travagliato periodo neroniano e l'anno dei quattro imperatori. Il monumento celebrava tutto questo: tre fornici (arcate) intercomunicanti, con una platea ed una scalinata sulla fronte verso il circo. La fronte monumentale da 4 colonne libere e 4 lesene retrostanti aderenti ai piloni. Era sormontato, sull'attico, da una grandiosa quadriga bronzea. L'Arco assumeva un ruolo particolarmente importante nel corso delle processioni trionfali che celebravano le vittorie.