Dal rigattiere di parole: "Infingardo"

Indolente, pigro, poltrone, tardo, lento, fannullone, svogliato, scansafatiche. Ma anche bugiardo, falso, mentitore

Indolente, pigro, poltrone, tardo, lento, fannullone, svogliato, scansafatiche. Ma anche bugiardo, falso, mentitore. E’ sostantivo e aggettivo e deriva dal latino in-fingere, che significa, appunto, fingere, simulare, far finta. La definizione più ricca di sfumature appartiene al Pianigiani: “Chi potendo fare una cosa finge di non potere o non sapere, per non farla; quindi passò al senso di pigro, lento nell’operare per avversione al lavoro”. Il suffisso –ardo, che denuncia l’influenza germanica, è chiaramente spregiativo.

Il Tommaseo dice: “Lento per mala volontà” e cita Dante: “L’infingardo è un pigro che s’infinge”. Uno dei significati proposti dal Cardinali Borrelli (1846) è anche “disoccupato”, ma è evidente che il senso qui non è quello odierno. “Chi è infingardo da giovane, stenta da vecchio” è l’esempio del Rigutini-Fanfani, con la sua vena di severo moralismo ottocentesco. La famiglia è ampia: infingardaggine, infingardaccio, infingardìa, infingardire (abbandonarsi all’inerzia), infingardello e infingardetto, definiti “dappocuccio” dal Panlessico, che cita anche l’esagerato infigardissimo. Lo stesso testo registra l’”infingardìa di pronuncia: difetto di pronuncia di qualche lettera, d’una parola o simile”. Per alcuni vocabolari, specie i più antichi, l’infingardo è anche un “quadrupede americano così detto perché si pretende che impieghi sei giorni per scendere da un albero di cui ha divorato tutte le foglie e salire sopra di un altro per fare altrettanto” (D’Alberti). Oggi lo si chiama comunemente armadillo.