Dal rigattiere di parole: "Leva"

Ma che cosa c’entra il significato meccanico della parola leva con quello militare? Lo strumento che permette facilmente di sollevare pesi sproporzionati e l’arruolamento dei soldati – così lontani tra loro - hanno forse la stessa matrice linguistica?

Ma che cosa c’entra il significato meccanico della parola leva con quello militare? Lo strumento che permette facilmente di sollevare pesi sproporzionati e l’arruolamento dei soldati – così lontani tra loro - hanno forse la stessa matrice linguistica?

Stando a tutti i dizionari, antichi e moderni, la radice, sì, è comune, ed è il verbo latino levare, che a sua volta deriva da levis, lieve, leggero. Ma se questa origine ha un legame intuitivo con la sottrazione di sforzo generata dall’azione di un elemento mobile su uno fisso (il fulcro), appare un po’ misterioso come la si possa applicare anche alla selezione e al reclutamento dei cittadini chiamati a prestare il servizio militare obbligatorio. Molti compilatori addirittura separano, nelle pagine dei loro dizionari, il “levare” inteso come alleggerire, alzare, dal “levare” inteso come arruolare; facendo quindi apparire come diversi verbi che in realtà sono uno soltanto. Piuttosto, il significato di “arruolare” si dev’essere aggiunto in epoca tarda: infatti nei dizionari latini non si trova traccia di questo concetto. E’ il Pianigiani a gettare uno spiraglio di chiarezza: “Levar soldati” significa “arruolarli, che è quanto dire Levare o togliere uomini dal luogo dove sono per condurli a guerreggiare”. Si accetti o no questa spiegazione, che comunque appare verosimile, va precisato che è proprio l’unica a disposizione.

Quanto alla leva nel suo significato scientifico, la descrizione più immediata è quella del Dir: “Macchina semplice che rende più leggeri (lievi) gli oggetti, usata per rimuovere, sollevare, scalzare, spostare. E’ costituita da un elemento mobile (tavola, asta, sbarra) che fa perno su un punto fisso (fulcro)”. Un’immagine così antica e così visibilmente piena di simbologie, non poteva non dare origine a un’ampia famiglia di significati più o meno metaforici. Citiamo Archimede per tutti: “Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”.

Restando in campo fisico, è curioso l’elenco che il Cardinali-Borrelli, a metà Ottocento, fa delle “leve di primo genere, quelle il cui appoggio è collocato fra la potenza e la resistenza, e son di più frequente uso: i bracci delle bilance, la stadera, i piè di capra, che si adoperano per alzare gravi pesi o sforzare gli usci, le ruote dentate, gli argani, i verricelli, le ruote a gradini ec. sono macchine di tal fatta; le forbici, gli smoccolatoi, le pinzette, le tanaglie sono composte di due leve di questo genere, unite con un asse comune” .