Dal rigattiere di parole: "Penetrare"

Qualcuno potrebbe chiedersi, non senza un pizzico di malizia, se penetrare derivi da pene. Il suono è vicino e il significato può sembrare allusivo

Qualcuno potrebbe chiedersi, non senza un pizzico di malizia, se penetrare derivi da pene. Il suono è vicino e il significato può sembrare allusivo. Penetrare per lo Zingarelli è “spingersi dentro, specialmente a fatica, aprendosi varco o utilizzando minime aperture”; per il Devoto Oli è “entrare più o meno in profondità all’interno di un corpo materiale compatto, con una certa difficoltà e resistenza”. Significa anche introdursi, infilarsi, “passare addentro alle parti interiori” (Tommaseo), “trapassar per ogni dove” (Cardinali Borrelli).

Ebbene, no. La derivazione è molto più nobile; il verbo latino penetrare viene fatto risalire all’avverbio penitus, che significa nell’intimo, mentre penus, penoris si riferisce a provvista di cibo e, per estensione, alla parte interna della casa. Le stesse radici hanno generato il nome dei Penati, quelle divinità pagane che presso i romani proteggevano la casa e la famiglia; e all’interno delle mura domestiche venivano conservate le loro immagini. Penetrare si usa, in modo figurato, anche per indicare profonda comprensione di pensiero. Un secolo fa, riferisce il Panzini, Penati era sinonimo di famiglia, e “trasportare i Penati” voleva dire “mutar di casa, portar seco le proprie cose”, cioè traslocare.