Dal rigattiere di parole: Trabacca

Baracca, tenda, padiglione per alloggio e riparo nobile, soprattutto di comandanti e reparti armati in campo. Anche palco o struttura di assi di legno, soprattutto se poco stabile. Secondo il Gabrielli serva e ripararsi dalle intemperie o dal sole, per la Crusa “spezie di padiglione propriamente da guerra”. Viene comunemente fatta risalire a trabs, trabis, che significa trave, e quindi struttura di legno; qualcuno segnala anche l'arabo Tabaq, tettoia, tavolato. Il Dir si addentra nelle sfumature: trabacca è “la denominazione generica e piuttosto spregiativa data a una costruzione posticcia da riparo costruita in legno come una baracca”.

Della stessa famiglia un altro termine strettamente imparentato: trabaccolo, che è un piccolo veliero a due alberi da carico che esercitava il cabotaggio lungo tutto l'Adriatico e lo Ionio. Tipi più grandi furono impiegati nella seconda guerra mondiale come batterie galleggianti costiere. Per il Gabrielli è “da pesca o da trasporto”, il Dir sottolinea la sua “costruzione artigianale” e le “vele vistosamente colorate”; per il Panzini sono vele “polaccone”, cioè triangolari. Lo Zingarelli indica come sinonimo “bragozzo”. E' chiaro che trabacca e trabaccolo, pur con significati diversi, si richiamano alla costruzione in legno.

E ancora, sempre nell'area ispirata da trabs=trave, troviamo anche trabiccolo, a sua volta tutt'altra cosa. Riferiamo la definizione del Rigutini-Fanfani: “Arnese composto di alcune stecche di legno curvate in forma di cupola, a cui si appende un caldano, e vi si pongono panni a scaldare, asciugare o si mette nel letto per iscaldarlo”. Anche: “Macchina, e specialmente Veicolo, in mal assetto e mal sicuro”. Per il D'Alberti è una “Macchina stravagante, soprattutto di legno”.