Rivalutare Togliatti? No grazie

Una nuova biografia esalta l'autonomia del leader del Pci. Ma restò sempre un filosovietico

La recente biografia di Togliatti, scritta da un giovane storico, Gianluca Fiocco (Togliatti, il realismo della politica. Una biografia, Carocci editore), è un libro singolare, la cui lettura suscita, a dir poco, perplessità. A più di cinquant'anni dalla morte (1964) del leader comunista, e dopo il crollo per implosione dell'Urss, Fiocco ripropone infatti la figura del segretario del Pci a tutto tondo, definendolo «attuale ai nostri occhi, nel momento in cui l'Italia affronta una fase storica che sembra condannarla a una crescente marginalità».
In questo libro l'autore dà grande rilievo, naturalmente, alla cosiddetta svolta di Salerno, con la quale Togliatti, appena rientrato in Italia nel marzo 1944, sollecitò con forza la formazione di un governo di unità nazionale, in cui i comunisti avrebbero assunto le loro responsabilità, rinviando a un secondo tempo (una volta che il Paese fosse stato completamente liberato) la soluzione del problema istituzionale (monarchia o repubblica), attraverso il voto liberamente espresso dal popolo.

La svolta di Salerno (che Togliatti aveva concordato direttamente con Stalin in un colloquio avvenuto al Cremlino il 4 marzo) suscitò fortissime resistenze nel gruppo dirigente del Pci (e nella base comunista), ma Togliatti la impose con grande energia, e negli anni immediatamente successivi sviluppò una strategia politica assai diversa da quella seguita dai comunisti italiani in passato: una strategia basata su due concetti: «partito nuovo» e «democrazia progressiva». Partito nuovo significava che il Pci non doveva più essere, come in passato, un partito che si limitava a svolgere un ruolo di opposizione e di critica. Era stata questa, in sostanza, disse Togliatti, «la posizione di una associazione di propagandisti di un regime diverso e migliore». Ora il Pci doveva abbandonare questa sterile posizione, e doveva assumere responsabilità anche a livello governativo, accanto alle altre forze «conseguentemente democratiche». Esso doveva indicare soluzioni concrete e possibili in ogni momento, e avviare a soluzione i grandi problemi della società italiana. Togliatti proclamò senza esitazioni: «Oggi non si pone agli operai italiani il problema di fare ciò che è stato fatto in Russia». Il Pci doveva battersi piuttosto per una «riforma industriale» (nazionalizzazione dei grandi complessi monopolistici) e per una riforma agraria. Bisognava altresì difendere la piccola borghesia operosa dell'industria e del commercio contro l'egoismo dei grandi gruppi economici. Queste riforme potevano e dovevano essere realizzate col «metodo democratico», cioè «lasciando che prevalesse la volontà della maggioranza del popolo», e «rispettando, ben inteso, tutti i diritti di critica di chi non è d'accordo».

Dunque, Togliatti sceglieva la strada (sono ancora sue parole) di «una repubblica organizzata sulla base di un sistema parlamentare rappresentativo», in cui tutte le riforme fossero realizzate col metodo democratico.
Senonché la linea politica di Togliatti non aveva, per la grande opinione pubblica, nessuna credibilità politica. Infatti il leader del Pci e il suo gruppo dirigente facevano ogni giorno (attraverso i loro discorsi e la loro stampa) una esaltazione delirante dell'Unione Sovietica, di Stalin, del mondo comunista, dove era stato abolito «lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo», dove era stata spazzata via la miseria, dove a tutti era stata data la possibilità di esprimere il meglio di sé, dove, insomma, era stata costruita una civiltà interamente nuova e superiore. E quando, nel 1948, i comunisti si impadronirono del potere in Cecoslovacchia con un colpo di stato, Togliatti e i dirigenti comunisti applaudirono. Come credere, allora, alla scelta democratica del Pci?

Del resto, anche dopo il XX Congresso del partito comunista sovietico, e dopo il rapporto segreto che vi tenne Krusciov (1956), in cui veniva denunciato il terrore instaurato da Stalin nell'Urss, Togliatti non rinunciò alla sua esaltazione del regime sovietico. Infatti, in una famosa intervista alla rivista Nuovi argomenti egli parlò sì di fenomeni di «degenerazione» nel sistema sovietico, ma aggiunse subito che «questa sovrapposizione era stata parziale ed aveva probabilmente avuto le più gravi manifestazioni alla sommità degli organi direttivi dello Stato e del partito», sicché non si poteva assolutamente dire che ne fosse conseguita «la distruzione di quei fondamentali lineamenti della società sovietica, da cui derivava il suo carattere democratico e socialista, e che rendevano questa società superiore, per la sua qualità, alle moderne società capitalistiche». Infinitamente superiore!

Del resto, l'Unione Sovietica rimase sempre per Togliatti la stessa polare: così egli approvò toto corde lo schiacciamento della rivoluzione popolare ungherese effettuato dai carri armati sovietici (1956), e non ebbe alcuna esitazione ad approvare anche la messa a morte (1958) di Imre Nagy (che, primo ministro per pochi giorni, aveva riconosciuto la legittimità della rivolta popolare), voluta dai sovietici e da Kadar. («Nagy disse il leader del Pci in una trasmissione televisiva nel 1961 è stato condannato perché contro il suo paese aveva commesso dei delitti». Testuale!).
Quanto alla libertà di discussione all'interno del Pci togliattiano, basti ricordare il caso dei deputati comunisti Aldo Cucchi e Valdo Magnani, che espressero (nel 1951) alcune critiche alla linea generale del loro partito, che essi consideravano troppo condizionata dall'Unione Sovietica. Cucchi e Magnani furono subito espulsi dal Pci, poiché il primo mostrava «la figura spregevole del traditore, dell'uomo senza princìpi e senza carattere, del falso, del provocatore agente del nemico», e il secondo era «un volgare e spregevole strumento nelle mani delle forze reazionarie, appositamente infiltratosi nelle file del nostro partito». In una intervista a L'Unità, Togliatti aggiunse che «anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due o tre pidocchi». Questa era la democrazia praticata dal leader del Pci!

Commenti

claudioarmc

Gio, 03/01/2019 - 09:20

Solo in Italia si può pensare di celebrare un personaggio così

VittorioMar

Gio, 03/01/2019 - 09:52

...ma non fu' anche COMPLICE di TITO e della ATROCITA' ISTRIANE ??... e delle PULIZIE "FACILI" DEL DOPO GUERRA ?....FU' ANTI ITALIANO ??

Ritratto di bandog

bandog

Gio, 03/01/2019 - 10:11

Rivalutare togliatti? Bhè usando le sue foto come target nei Poligoni di Tiro,non sarebbe male!!

roberto.morici

Gio, 03/01/2019 - 10:16

A prposito dei Processi sovietic: "Per noi comunisti la questione la delle prove è una questione che non si pone è, anzi, una questione stupida. Chiedere le prove vuole dire sostenere che ogni singolo atto dei Soviet debba essere sottoposto al controllo del pubblico. E' evidente che ad richiesta di questo genere non possono essere favorevoli che i nemici del regime dei Sovietici e della dittatura proletaria". Togliatti, il "miserabile mandolinista".

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Memphis35

Gio, 03/01/2019 - 10:18

Il prototipo dei nemici del proprio paese. Di cui disprezzava, praticamente, tutto. Degno compagno della Sfinge supponente e scostante che presiedette, per anni, la Camera dei deputati.

mozzafiato

Gio, 03/01/2019 - 10:54

Questo "giovane autore", senza aver ovviamente letto un solo rigo del suo libro, evidentemente e' il furbacchione di turno che intende rivalutare un personaggio satanico della storia italiana (e mondiale) approfittando della conoscenza quasi nulla che il popolo italiano ha di qual personaggio e delle porcherie infernali che ha compiuto negli anni del suo fulgore. Basta citarne soltanto una: LA SUA ATTIVA PARTECIPAZIONE ALLE STRAGI DI STATO COMPIUTE DA STALIN NEGLI ANNI 30/40 ! In proposito leggere la "biografia vera" di togliatti scritta da Giorgio Bocca BASATA ESCLUSIVAMENTE SULLA DOCUMENTAZIONE UFFICIALE DELL' EPOCA E SUCCESSIVA ! La morale e'che non c'e' affatto necessita' di nuove pubblicazioni sull'argomento togliatti, specie di quelle che tendono in qualche modo, a riabilitarlo ! Non si puo' riabilitare il complice di un assassino...per non aggiungere altro !

bac42

Gio, 03/01/2019 - 11:41

Bisognerebbe anche ricordare quello che (non)fece il cittadino sovietico Mario Ercoli,al secolo Palmiro Togliatti, in favore dei prigionieri italiani in Russia. Di 70.000 militari dell'ARMIR prigionieri di Stalin,l'80 % non fecero ritorno in Patria,mentre Ercoli stava a guardare.

Ritratto di niki 75

niki 75

Gio, 03/01/2019 - 11:51

Personaggio bieco e ,decisamente, filorusso fino al midollo, tanto da sentirsi più concittadino di Stalin che Italiano. Credo ci sia ben poco da rivalutare in un simile soggetto.

ammazzalupi

Gio, 03/01/2019 - 12:06

Questa lurida persona sta bene dove sta: all' INFERNO! E io spero che, assieme a lui, ci stiano anche i suoi familiari che tanto fecero per mettere al mondo ed allevare un animale di tale portata.

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Gio, 03/01/2019 - 12:16

Uno che ha sempre disprezzato l'Italia, aiutando il "nemico" suo amico ad affossarci. Di seguaci balordi ne abbiano ereditati tanti qui da noi. Difatti facciamo fatica a venirne fuori.

gpetricich

Gio, 03/01/2019 - 12:17

Che Dio lo stramaledica da vivo e da morto, insieme con l'altro infame Pertini. Giorgio Petricich, da Fiume.

Ritratto di giovinap

giovinap

Gio, 03/01/2019 - 14:14

l'esclamazione de il migliore(dei peggiori) era rivolta al mondo intero e visto che in quell'epoca tutti sapevano che l'italia si trova in provincia di napoli, non poté dare un riferimento internazionale ne con genova, dove era nato,ne con roma ne tantomeno con altri paesotti italiani dell'epoca, insomma si dovette appropriare del mandolinista per non dire italiano!

ammazzalupi

Gio, 03/01/2019 - 21:47

@ gpetricich: condivido il o pensiero al 100%. Buona vita a lei.

Bingo1

Ven, 04/01/2019 - 09:47

Cari connazionali, perché maltrattate tanto la lingua italiana? Togliatti fu personaggio discutibilissimo, machiavellico come pochi altri nella nostra storia recente, ma scriveva con acribia e una certa eleganza. È inutile evocare grossolanamente la patria se poi si sproloquia in un italiano da stranieri come in molti commenti qui accanto.

michele lascaro

Ven, 04/01/2019 - 11:28

Repellente e schifoso soggetto, che ha mandato a morte addirittura quelli della sua congrega.