Lo scaffale dei bambini scomparsi

Famiglie inquietanti, detective in lotta contro il tempo. Il rapimento dei ragazzini è diventato un genere

Gli americani li chiamano « child abduction thriller ». Sono film e romanzi altamente drammatici che parlano di rapimenti e scomparse di bambini. Storie che permettono di raccontare la cupa deriva dei nuclei familiari nella società contemporanea attraverso il racconto delle violenze che subiscono in prima persona bambini che vengono in vari modi sequestrati o fatti sparire. Questo tema è stato toccato in pellicole come Prisoners di Denis Villeneuve, Changeling di Clint Eastwood, Man on Fire di Tony Scott, Amabili resti di Peter Jackson, The Call di Brad Anderson.

Ma è soprattutto il recente noir Missing. New York (Einaudi) di Don Winslow che permette di analizzare nel dettaglio come si muovano gli inquirenti negli Stati Uniti quando scompare un minore. Per costruire la sua storia Winslow non soltanto ha realizzato una vera e propria inchiesta sulle metodologie di indagine e ritrovamento della polizia statunitense, ma ha anche potuto attingere al proprio personale background di ex investigatore privato. Protagonista delle vicende raccontate nel romanzo è il detective Frank Decker, specializzato nel ritrovamento di persone scomparse, un uomo che svolge il proprio compito come un'autentica missione: «alcuni scompaiono perché vogliono scomparire. Altri si perdono, Altri vengono rapiti. Molti sono morti, qualcuno è ancora vivo. Ma tutti loro hanno bisogno di qualcuno che vada a cercarli. E quello sono io, credo». Decker è un personaggio coraggioso, umano, libero da preconcetti. Sa che quando vengono rapiti dei bambini il suo intervento dev'essere immediato. Sa anche che ogni volta che gli tocca in sorte di recuperare un minore questo comporterà uno sconvolgimento della sua vita, una mutazione interiore che ha sempre accettato.

Quando Frank Decker risponde a un Codice 64 che la Centrale di Polizia invia alla sua auto per rintracciare la piccola afroamericana Hailey Marie Hansen sa benissimo che non si può stare in attesa, ma che «la prima reazione, in un caso di bambini scomparsi è di importanza cruciale. Anche se l'eventualità peggiore, il rapimento da parte di un estraneo, si verifica una volta su diecimila, bisogna sempre presumere il peggio finché non si può escluderla con certezza. Così anche se ti sbagli non c'è problema. Se invece ti sbagli nel modo inverso, rischi di ritrovarti con un bambino ucciso». Decker per ritrovare la povera Hailey Marie dovrà innanzitutto interrogare la madre e scoprire in quali rapporti la piccola era con il padre, «perché la grande maggioranza dei rapimenti di bambini sono commessi da genitori senza diritto di custodia». Poi il detective passerà a fare domande ai vicini per testare che non ci siano «testimoni inconsapevoli» che possano aiutarlo nella sua indagine, ovvero «qualcuno che ha visto qualcosa ma al momento non ne ha compreso il significato». Decker è cosciente che il tempo sarà fondamentale per la sua ricerca perché «quasi la metà dei bambini sequestrati viene ucciso entro un'ora dalla scomparsa». Ed è terribile per lui constatare che «in America vengono uccisi cinque minori al giorno. Una cifra cinque volte maggiore di quella che i primi venticinque Paesi industrializzati totalizzano tutti insieme... Le società più primitive proteggono i loro figli. Molti di questi omicidi sono dovuti a gang di adolescenti, ma molti altri no... \ tre minori in tenera età su quattro sono uccisi da un membro della famiglia».

Il quadro che prospetta Winslow fra le pagine di Missing. New York è raggelante e l'indagine da lui costruita non è certo consolatoria per i lettori. D'altra parte che quello dei bambini rapiti fosse davvero un tema scottante da raccontare attraverso gli stilemi del noir e del thriller lo aveva in precedenza dimostrato anche un maestro dell' hard boiled come Ross MacDonald, il quale nel 1953 pubblicò l'originale Hanno rapito un bimbo . Narratori successivi come Dennis Lehane ed Ed McBain, abituati a narrare il disagio sociale, hanno detto la loro su questo tema. Il primo ne La casa buia (1998) aveva analizzato, tramite le indagini di Angie Gennaro e Pat Kenzie, le vicissitudini della piccola Amanda McCready, rapita mentre si trova nella sua cameretta a causa delle attitudini criminali della madre, tossicodipendente e corriere della droga. McBain con Alice è in pericolo (2005) narra invece il dramma di una giovane madre vedova la quale, all'atto di riscuotere finalmente l'assicurazione sulla vita del marito morto, si vede rapire i bimbi piccoli.

Un altro maestro del noir come Michael Connelly in Il respiro del drago non ha risparmiato al suo detective Harry Bosch il dolore personale di dover recuperare la propria figlia tredicenne Maddie, sequestrata in una Hong Kong da incubo. Nicolò Ammanniti ha raccontato con grande senso della suspence i giorni di un bimbo sequestrato in Io non ho paura , portato al cinema da Gabriele Salvatores. E il tema del rapimento di minori è stato trattato in maniera incisiva anche nei più recenti Buio di Maurizio de Giovanni (Einaudi), Uccidi il padre di Sandrone Dazieri (Mondadori) e Tu sei il prossimo di Stefano Tura (Fazi). Storie che raccontano incubi quotidiani nei quali nessun lettore vorrebbe mai sprofondare.