Schnitzler schiavo felice dei suoi sogni in libertà

Gli incontri con la madre, l'ossessione della morte e i rimproveri a Freud  negli appunti tra il 1875 e il 1931 dell'autore viennese

Sogni 1875-1931 di Arthur Schnitzler (Il Saggiatore, pagg. 473, euro 38) è il diario onirico dello scrittore viennese, nonché un prontuario per memorizzare i propri sogni, stimolandone la produzione, nella cornice di una psicologia dinamica che, con e contro Freud, pone al centro dell'indagine non più l'inconscio, bensì la coscienza intermedia (Mittelbewusstsein).

Il tema era stato affrontato nel racconto o romanzo breve Doppio sogno dello stesso autore. Schnitzler, il quale ammira e osteggia Freud, sonda una facoltà umana che la psicoanalisi avrebbe sottovalutato. Se ne veda un esempio in Eyes Wide Shut, lascito spirituale di Kubrick e trasposizione filmica del romanzo, con la fantasia del ballo, rito iniziatico per un Tom Cruise attonito, incline a sbrogliare il problema dell'identità tra i sessi. Anche se indefinibile, se ne può dire che tale funzione costituisca la più ampia zona della vita psichica e spirituale, dalla quale le idee e le rappresentazioni mentali o salgono costantemente alla coscienza o sprofondano nell'inconscio. Nel Diario di Schnitzler dipende da tale funzione l'apparizione della coscienza nel sogno, quando ci si chieda se si stia sognando o meno. Il sognatore si sente al sicuro, sa di non potersi muovere fisicamente e permette alla fantasia di volare in libertà - forse in altri mondi?

Freud non poté o non volle ammettere il carattere mistico di ciò che altre culture definirono «il sogno dentro al sogno» o il «sogno lucido», l'intrusione di una voce critica, che seguita a sognare. Deviando verso Jung, e contrastando Freud, lo scrittore è convinto che il sogno non sia un mascheramento. Lo si evince dalle sue ricostruzioni oniriche, dai commenti, talvolta scarni ma illuminanti, dai quali non solo lo psicoterapeuta prende ispirazione.

Schnitzler attinge a un materiale copioso, distribuito nell'arco di mezzo secolo; se ne intravede lo sviluppo interiore, la ripresa dei temi letterari che gli furono cari. Ai critici che lo accusano di monotonia è pronto a replicare: «Parlo sempre dello stesso, che altro c'è, tranne la vita e la morte?». In stato di dormiveglia, ipnagogico, la Madre, che è la sua e anche l'archetipo, lo solleva dai costanti pensieri di morte (29-3-1891). In altri sogni egli si vede nel sarcofago, assiste al suo funerale, e dormendo incontra i suoi cari scomparsi: una vera e propria ossessione per la morte, da cui ricaverà trame e sviluppi narrativi. La sua descrizione dei sogni cozza con la logica, è imbevuta di tutte le incertezze e metamorfosi oniriche, i personaggi si convertono l'uno nell'altro, come sottolinea Freud nell'Interpretazione dei sogni; il titolo tedesco dell'opera è più vicino a Schnitzler, dove Traumdeutung indica un accenno al mondo onirico, più che una spiegazione.

Schnitzler rimprovera Freud: misconoscere gli stati intermedi tra conscio e inconscio spinge a voler chiarire l'incodificabile, a illustrare tutto. Come si può delucidare il sogno dove lo scrittore si vede trasfigurato dalla morte (18-2-1892)? O la consapevolezza dell'ineluttabilità del decesso, che trapela in un altro alla fine dello stesso anno? Schnitzler si mette a nudo, pur sapendo che i suoi scritti saranno consegnati ai posteri e, più audace di Freud, che pure se lo permise, riferisce di sogni malvagi, sempre sogni dentro al sogno, malgrado l'ostinata voce della censura. O si abbandona a sogni premonitori, altri che rammentano eventi che durante il giorno ha trascurato, o che producono un dolore inenarrabile, «molto più forte di quello provato nella realtà». Schnitzler ci spinge a dubitare della differenza tra sonno e veglia, portandoci davanti alla domanda essenziale: «cos'è la realtà?», che s'impone a lui e a tutti noi che dormiamo.

La sua risposta è nota: «Il sogno diviene vita, la vita sogno» (22-1-1897). Il sogno può aiutarci a vivere, ma soprattutto a morire, a non separare di netto i due piani, ad accogliere la piccola morte, anticipazione del sonno finale. Schnitzler si compiace dei suoi incontri onirici con Goethe ed Eckermann. Vi appaga le proprie curiosità letterarie, e si accosta all'uomo primitivo che dormendo sospende il senso del tempo e dello spazio, come osservò Nietzsche. La Grande Vienna dell'inizio del Ventesimo secolo testimoniò uno spiccato interesse per il sogno. Il recupero della memoria di Schnitzler ci fornisce una visione onirica alternativa alle più diffuse psicologie dell'inconscio, Lacan incluso, una mitopoietica che potrebbe diffondersi, e caratterizzare anche il nostro secolo.