Scola e «il mistero nuziale» L'amore vive della differenza tra l'uomo e la donna

di Javier Mª Prades*

Molto opportuna. Il libro di Angelo Scola sull'amore umano - Il mistero nuziale. Uomo-donna, matrimonio-famiglia, Marcianum Press - esce poco prima della celebrazione del Sinodo di ottobre che tratterà il tema della famiglia. I lavori dell'assemblea ecclesiale si svolgeranno in un contesto sociale e culturale molto condizionato, per esempio, dai gender studies, oggi così diffusi, e che, per questo, ci obbligano dare una risposta alla domanda: chi vuole essere l'uomo del terzo millennio?
È un terreno delicato. Il cardinale insiste sulla necessità di riconoscere l'altro, perfino quando afferma qualcosa che può essere visto come contrario a quello che pensiamo. E anche rispetto al caso del gender sarà necessario ascoltare, per crescere - insieme - nel riconoscimento della verità. Tale impostazione culturale, infatti, probabilmente è diventata l'espressione del desiderio di superare la discriminazione della donna, alla quale venivano assegnati dei ruoli per così dire convenzionali, che potevano mortificare la fisionomia, la piena libertà e la dignità delle donne. Scola si colloca in questa posizione di ascolto e ci mette in guardia rispetto al grave rischio dei giorni nostri di tentare di superare questa difficoltà culturale, operando una scelta alla lunga controproducente, come quella di annullare il carattere insuperabile e imprescindibile della differenza sessuale.
Scola parla da anni del «mistero nuziale», che è la dimensione di ogni forma di amore, e comincia con il riconoscere la «differenza». Dato che l'uomo e la donna vivono nel corpo, si tratta conseguentemente di una «differenza sessuale», che li apre a una «relazione» reciproca nell'amore, anch'esso situato nel corpo e che, come per ogni essere vivente, tende alla procreazione, alla «fecondità». Il mistero nuziale di cui parla Scola si manifesta nell'intreccio intrinseco di questi tre elementi: differenza sessuale, relazione e fecondità. Rispetto a questo non è decisivo che oggi la tecnica possa separare de facto questi tre elementi. Davanti a questa possibilità, per nulla utopica, si cercherà piuttosto di rivendicare il fatto che la tecnologia non può pretendere di diventare un «imperativo tecnologico», per quanto la mentalità dominante lo diffonda.
Da un punto di vista culturale può essere più importante imparare a distinguere correttamente due termini che possono sembrare sinonimi ma che comportano conseguenze discordanti: «diversità» e «differenza». Cosa implica questo processo nel caso della differenza sessuale? L'uomo situato nella differenza sessuale come maschio trova l'altro modo dell'essere umano nella femmina, a sua volta situata nella differenza sessuale con la sua prospettiva femminile. Per questo l'uomo si trova sempre «spostato» quando incontra davanti a sé la donna, come succede nell'innamoramento, e viceversa. La differenza sessuale è costitutiva dell'io, e per tanto non può essere un fattore di discriminazione, come il volto di ognuno non è un fattore di discriminazione rispetto a nessuno.
Al contrario, le «diversità» possono essere fonte di discriminazione e si devono superare. Ad esempio, possiamo osservare la cultura plurale attuale, nella quale si considera che non esistono le razze, ma le etnie, e per questo oggi prevale l'idea che tutti apparteniamo all'unico genere umano. Ecco perché ella lotta contro il razzismo possiamo incontrare tutti, ben disposti per superare una diversità discriminatoria.
* rettore Università ecclesiastica San Damaso, Madrid