Se le vittime di un mostro uccidono le proprie paure

Nel romanzo "Dopo" dell'esordiente Koethi Zan echeggiano le terribili vicende di molte donne segregate e violentate. E l'angoscia figlia di un'infanzia difficile

«Sono una mamma iperprotettiva», ha confidato durante un'intervista Koethi Zan. I fatti la giustificano. Ha avuto un'infanzia tormentata: i genitori si separarono quando lei aveva quattro anni, e il patrigno lo conobbe molto dopo, ai tempi dell'università. Ma ormai i sogni di bimba, sceneggiati senza la guida sicura di un papà, erano finiti nel dimenticatoio come una bambola rotta, il suo carattere s'era indurito ed era già matura al punto da non aspettarsi nulla di buono, dalla vita, se non dopo una dura lotta condotta in solitudine. A giustificare l'apprensione della scrittrice esordiente, originaria di un piccolo centro dell'Alabama, per il futuro delle due figlie di 10 e 7 anni sono anche le storie di altre ragazze diventate donne male e troppo in fretta. Per esempio delle austriache Elisabeth Fritzl e Natascha Kampusch, della belga Sabine Dardenne. E poi di Jaycee Dugard e soprattutto di Amanda Berry, Gina Dejesus e Michelle Knight. Nomi e cognomi che riemergono, portandosi dietro un fardello di angoscia e di umiliazioni, dalle pagine più o meno ingiallite dei giornali. Nomi e cognomi che parlano di segregazione e violenza, di «femminicidi» che qualcuno o qualcosa è riuscito a fermare poco prima dell'irreparabile, della morte, ma che nulla e nessuno potrà mai davvero «riparare».

In particolare, proprio l'inferno vissuto da Amanda, Gina e Michelle, a lungo vittime delle perversioni di Ariel Castro, «il mostro di Cleveland» arrestato il 6 maggio scorso e morto in carcere in ottobre, suicida o a seguito di un pericoloso giochetto auto-erotico, è molto simile a quello subito dalle tre protagoniste di The Never List, il libro di Koethi Zan che, uscito negli Stati Uniti in primavera e subito divenuto un best seller, esce oggi in Italia da Longanesi con il titolo Dopo (pagg. 368, euro 14,90, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani).

La voce narrante non basta, al lettore, per confidare fin da subito nel lieto fine, perché la fine non potrà mai essere lieta quando ci si trova di fronte a un'avventura simile. Lo conferma la prima notizia che apprendiamo: Jack Derber, colpevole di aver rovinato per sempre l'esistenza di Sarah, la Narratrice, di Tracy, di Christine e di chissà quante altre (quante altre poi lo sapremo...), sta per ottenere la libertà condizionata. Uscendo a fatica dal bozzolo dell'autoreclusione in cui tira a campare, Sarah, che ora si fa chiamare Caroline, nel vano tentativo di mettere fra parentesi i tre anni di prigionia e anche i successivi dieci di purgatorio seguiti alla rocambolesca fuga dal serraglio del suo carnefice, decide di impedire quell'ingiustizia e di capire finalmente quale sia stato il destino di Jennifer, la sua coetanea amica del cuore e compagna di studi con la quale era stata rapita a 18 anni.

L'agente McCordy che all'epoca si occupò delle indagini è l'unico esile filo cui Sarah-Caroline può aggrapparsi. E lo fa con riluttanza. Ha imparato a diffidare di tutti, persino delle sue due compagne di sventura che rintraccia e coinvolge nella missione. Scavare nel passato di Derber, dell'allora stimatissimo professor Derber, significa scoperchiare il verminaio di vizi inconfessabili che lui nascondeva dietro la facciata di uomo fascinoso. Significa anche scavare nel suo passato di adolescente adottato da una famiglia un po' stramba e diventato fratellastro di un altro tipo poi divenuto assai poco raccomandabile, un sedicente «pastore» di una Chiesa di provincia, una delle tante congreghe in cui il misticismo si confonde con la malattia mentale e gli istinti omicidi. Lì è la chiave che apre la porta sull'orrore. Lì è la traccia che ci fa tornare sul luogo dei delitti.

L'esordio letterario di Koethi Zan, la quale per oltre quindici anni ha lavorato negli uffici legali di case di produzione cinematografiche, teatrali e televisive, suona come sublimazione narrativa delle sue inquietudini. Non è, come spiega lei, «un thriller sulla ferocia degli uomini», bensì «un romanzo sul coraggio delle donne». Un coraggio che richiede anche l'estremo sacrificio di azzerare la propria vita e le proprie convinzioni. Facile prevedere il successo per la serie tv che ne verrà presto tratta dalla CBS. Altrettanto facile accogliere l'effetto pacificante di una fiction che lascia, in extremis, margini di fiducia nell'avvenire. Impossibile dire però se i demoni di Koethi-Sarah-Caroline verranno definitivamente scacciati.

Commenti

MIAO II

Gio, 02/01/2014 - 16:05

Si, ok, ma come è scritto? Ridatemi Massimiliano Parente, va'