Il «segreto brutto» di Levi che obbliga a rifare i conti con la Resistenza

Il saggio "Partigia" di Luzzato destinato a diventare degli spartiacque nella storia di un Paese

Esistono libri, a volte a dispetto persino del valore letterario o storiografico, destinati a diventare degli spartiacque nella storia di un Paese. Crediamo che il saggio di Sergio Luzzatto Partigia, che esce oggi da Mondadori, sia uno di questi.

Fine di un'epoca? Di una storiografia ideologica? Riappacificazione fra «revisionismo» e «vulgata partigiana» sulla guerra civile? Un cerchio che si chiude? Forse sì.

Scritto da Sergio Luzzatto, storico dell'Università di Torino, autore Einaudi, firma e volto popolare sull'asse La7-Sole24ore e intellettuale di riferimento della Torino «azionista», Partigia (il titolo è il termine gergale con cui i piemontesi chiamavano i partigiani) racconta una storia molto particolare della Resistenza. Anzi è una storia molto particolare della Resistenza. Una lettura sorprendente della nostra guerra civile, che parte da una documentata e appassionata indagine su un «segreto brutto», un episodio terribile che ebbe fra i protagonisti lo scrittore Primo Levi - un figura mito dell'antifascismo - quando partecipò alle azioni partigiane, per poche settimane, nella Valle d'Aosta del 1943. E il segreto, che lo stesso Levi, morto suicida nel 1987, non rivelò mai apertamente, accennò soltanto indirettamente, è questo: il 9 dicembre 1943, al Col de Joux, sopra Saint-Vincent, due giovanissimi partigiani, Fulvio Oppezzo, di 18 anni, e Luciano Zabaldano, di 17, vengono fatti uscire dalla baita di Frumy, dov'è rifugiata la banda di Levi, e uccisi dai loro compagni partigiani con il «metodo sovietico»: mitragliati alle spalle, a freddo, senza parole, senza processo. La colpa dei due ragazzi? Avere rubato cibo o altre cose ai valligiani. Levi – che non sparò, ma che insieme ai capi decise l'esecuzione sommaria - sarà arrestato pochi giorni dopo in un rastrellamento dei nazifascisti, imbeccati da una spia, quindi portato a Fossoli e da lì ad Auschwitz verso una storia che conosciamo bene.

Su quell'altra storia, invece, cade prima il silenzio (Levi accenna cripticamente all'episodio nel Sistema periodico, del '75: «Eravamo stati costretti dalla nostra coscienza ad eseguire una condanna, e l'avevamo eseguita, ma ne eravamo usciti distrutti, destituiti, desiderosi che tutto finisse e di finire noi stessi»). Poi seguì l'ipocrisia (i due ragazzi nel dopoguerra vengono fatti passare per vittime dei fascisti, e diventano eroi partigiani). Quindi, a 70 anni di distanza dai fatti, prima con gli studi di storici locali e giornalisti, e ora con il saggio dell'accademico Luzzatto, arriva la giustizia della Storia, che ci restituisce la verità su quel massacro, e un'altra verità sulla Resistenza.

Infine, ieri, due articoli di Paolo Mieli e di Gad Lerner - a chiusura del cerchio - saldano l'ultimo anello di questa lunga catena di sangue, silenzi, tabù e polemiche. Mieli sul Corriere della sera sottolinea come Luzzatto, a lungo critico feroce verso la rilettura della «vulgata resistenziale» di Giampaolo Pansa, oggi mostri una sorprendente (e necessaria, e speriamo definitiva) riconciliazione con un modo diverso anche se scomodo di leggere la guerra civile. Mentre su Repubblica Lerner, che ne scrive come ammette lui stesso «con disagio» (così come per un comprensibile imbarazzo Einaudi ha preferito che il libro fosse pubblicato dai cugini della Mondadori), è costretto obtorto collo a confrontarsi, e con lui tutta la “vecchia” sinistra azionista, democratica e antifascista, con questa «discutibile revisione iconografica e sentimentale» - dolorosa ma indispensabile - della Resistenza, e dei suoi eroi. Come obbligano a fare tutti i libri spartiacque.

Commenti
Ritratto di bobirons

bobirons

Mer, 17/04/2013 - 09:34

La "rivelazione" ha la consistenza dell'acqua calda. Fatta, magari, per creare un'aureola di "onestà" verso il movimento partigiano responsabile di ben altri e molto più odiosi crimini, avulsi completamente dall'agone politico insurrezionale. Forse qualche storico, o qualche ultra settantenne, ricorderà Moranino, (http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/44/triangolomorte.htm) fatto passare per eroe partigiano, costretto a fuggire oltre cortina e poi fatto rientrare sotto la comoda copertura di un seggio in Senato. E poi dicono che questo è il consesso del meglio del meglio della Nazione !

michele lascaro

Mer, 17/04/2013 - 12:14

Non avrei mai immaginato che il "buon" Primo Levi, fosse in grado di decidere della vita di due uomini, compagni, tra l'altro!

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Ausonio

Mer, 17/04/2013 - 12:25

Levi prima di suicidarsi negò l'esistenza delle camere a gas

MMARTILA

Mer, 17/04/2013 - 12:58

Partigiani...uomini vili e spietati. Non riconosco loro nessun merito.

Altaj

Mer, 17/04/2013 - 13:54

La Resistenza che avrebbe liberato l' Italia dall' occupazione nazista, pare in realtà una storia di bande di soldati sbandati dopo l'8 settembre, rifugiatisi sui monti in attesa degli eserciti anglo-americani che loro sì, avrebbero liberato l' Italia. Le colonne partigiane, ingrossatesi a dismisura nel momento in cui gli alleati si trovavano a pochi Km dalle città, non hanno mai assaltato un treno di deportati o liberato anche un solo prigioniero dei nazisti. Eppure i nazisti erano pochissimi, a Genova per esempio erano 700 per una città di 650mila abitanti, un mio parente è stato arrestato il 10.1.44 e il treno che lo trasporterà a Dachau dove morì, rimase in stazione Principe per un giorno intero, guardato da 7 soldati tedeschi, e dei partigiani...... nemmeno l'ombra. Onoriamo la memoria di quei pochi che si opposero alla dittatura quando questa era nel pieno del suo potere, per il resto guardiamo alla realtà, per niente gloriosa, di chi agì per convenienza e con ben poco coraggio contro chi aveva già perso la guerra.

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Jampa

Mer, 17/04/2013 - 14:13

Forse sarebbe bene riesumare (sic) il mini-saggio 'ROSSO E NERO' di Renzo de Felice curato da Pasquale Chessa. C'è già tutto lì, senza bisogno di scomodare l'indigesto Lerner e l'appisolante Mieli. Grazie.

Ritratto di robertoguli

robertoguli

Mer, 17/04/2013 - 15:20

Carissimo Mascheroni, se uno storico affermato, si accorge solo ora di un episodio ben ricordato in tante occasioni, che studioso è? Distinti saluti. Roby

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depil

Mer, 17/04/2013 - 15:35

ANPI è peggio del nazifascismo

rokko

Mer, 17/04/2013 - 17:06

Ausonio, lei invece di gas deve averne fatto abbondantemente uso, specie di quello che esce da talune pipe della pace .. Ma si rende conto di quello che scrive ?

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mirosky

Mer, 17/04/2013 - 17:19

mmartilla e depil,se siete libere di scrivere le cazzate che scrivete è proprio grazie ai partigiani.

Ritratto di mirosky

mirosky

Mer, 17/04/2013 - 17:20

ausonio,si curi.

vince50

Mer, 17/04/2013 - 18:10

C'è chi è buono giusto e meritevole a prescindere,e non può essere messo in discussione.E c'è chi al contrario "deve" essere cattivo e spregevole perchè quelli buoni e giusti hanno deciso così.Se quella è stata una dittatura palese,quella successiva ha saputo mimetizzarsi molto bene.Ecco perchè non è possibile porvi fine.

Ritratto di TizianoDaMilano

TizianoDaMilano

Mer, 17/04/2013 - 18:39

@mirosky: Partigiani vuol dire "dalla parte di". I partigiani italiani erano dalla parte dell'unione sovietica e non è grazie a loro che che abbiamo questo straccio di democrazia.. è grazie a loro sei crive le cazzate che scrive.

venessia

Mer, 17/04/2013 - 18:54

MMartila non tutti i partigiani erano comunisti per favore non fare di tutta un'erba un fascio - le brigate garibaldi - i partigiani comunisti,- e dopo i comunisti della repubblica anpi in testa, sono i "KanKer della democrazia italiana"

tzilighelta

Mer, 17/04/2013 - 19:45

Quando si trattano argomenti come questi si corre sempre il rischio di uscire fuori dai binari, intanto l'episodio era noto, e poi, quando mai in guerra ci si comporta come prescrive il galateo, gli orrori non stanno mai da una sola parte, i liberatori spesso ne hanno combinato più degli invasori, gli Americani, i Garibaldini, persino gli apostoli, addirittura San Pietro ne ha combinato di cose che noi umani... ma la cosa più fastidiosa sono i commenti degli ignorantoni che ancora sognano la rivincita, loro, i neri, i nazi fascisti erano i giusti, gli altri tutti comunisti mangia bambini! Falso dire che i partigiani erano tutti comunisti, anzi, il grande Edgardo Sogno non lo era affatto!

pluto4

Mer, 17/04/2013 - 21:37

CARISSIMI dovreste abitare o essere nati qui in Emilia traModena e REggio Emilia per capire le cose ,qui si intitolano alcune sale comunali a dei condannati dalla Giustizia(e non dimenticare che Togliatti da Reggio Emilia ha chiesto la Grazia per TUTTI SIA ROSSI CHE NERI) perciò Gad Lerner facciauna capatina qui che c' è ancora qualcuno che sà, anche quella famosa CORRIERA.

Grisante

Mer, 17/04/2013 - 22:04

La realtà è una sola: Siamo stati liberati dagli alleati, ma non si può dire. Ma deve esserci un motivo se in Italia esistono molte basi americane. Sono forse ospiti

lg

Mer, 17/04/2013 - 22:56

Penso che ridare vigore al revisionismo sulla base di ciò che scrive Sergio Luzzato sia quantomeno azzardato. L'autore infatti in altre occasioni afferma che "... mi riesce più gradito riconoscere nella guerra partigiana la carta d'identità del paese in cui sono nato. E mi riesce necessario pensare all'Italia della Resistenza come al terreno dove gli italiani devono tracciare ora e sempre i confini non negoziabili della loro identità..." (Sergio Luzzato, "La crisi dell'antifascismo",Giulio Einaudi Editore pag.32-33). Con questo non si possono negare le azioni dei Partigiani, ma è necessario comunque dire "...una cosa semplicissima, ma di dirla forte e chiara: la guerra civile combattuta dal '43 al '45 non ha bisogno di interpretazioni bipartisan...Perchè certe guerre civili meritano di essere combattute. E perchè la moralità della Resistenza consistette anche nella determinazione degli antifascisti di rifondare l'Italia a costo di spargere sangue."(op.cit., pag29). E ancora:"... Le concrete circostanze della storia italiana e mondiale attestano oltre ogni margine di dubbio che il partigiano della Garibaldi combatteva dalla parte giusta, il ragazzo di salò dalla parte sbagliata... La vittoria del comunista della Garibaldi ha significato un'Italia libera, la vittoria del fascista avrebbe significato un'Italia schiava."(op.cit. pag 39-40). Posto che sarebbe opportuno chiedere all'autore di pronunciarsi in merito, le frasi citate, a meno di un ripensamento (che credo improbabile, visto il carattere definitivo delle stesse), sono la pietra tombale sopra ogni tentativo di far risorgere un revisionismo di cui non si sente il bisogno.

pepperconarse

Gio, 18/04/2013 - 04:01

Anpi associazione di furbastri mangiasoldi.Mieli e Lerner una revisione che sa di volpe.

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scappato

Gio, 18/04/2013 - 07:16

mirosky: la liberta' di espressione e' stata una cosa comune in tutti i Paesi liberati dagli Americani e Alleati. Mentre non esisteva dove e' arrivata l'URSS, che la maggioranza dei partigiani considerava il paradiso dei lavoratori. Fessi ieri e ancora piu' fessi oggi.

millycarlino

Gio, 18/04/2013 - 07:57

Siccome sto compiendo 83 anni io c'ero, io ho visto, io il 25 aprile ero per le strade di Genova. La resistenza ch'io riconosco è solo quella elettrica. Milly Carlino

Ritratto di marforio

marforio

Gio, 18/04/2013 - 08:22

Cose risapute , non ho mai sentito di un partigiano avente le mani non sporche di sangue.Dal dopoguerra ad oggi invece le hanno tutti pulite.

umberto nordio

Gio, 18/04/2013 - 08:25

Dopo 70 anni di menzogne, la verità comincia a venire a galla.

Ritratto di marforio

marforio

Gio, 18/04/2013 - 08:28

xmirowsky-Ci racconti cosa hanno fatto di bello questi sciacalli ignominosi e vigliacchi chiamati partigiani.Sono usciti a guerra finita , ricchi e sfondati come diceva la buonanima di Toto.Ma sa perche , tra furti e rapine ed assassinii nessuno gli ha rotto le palle , allora come oggi la magistratura con loro chiude gli occhi, bendati come la giustizia.

rokko

Gio, 18/04/2013 - 14:12

marforio, lei probabilmente aspira gli stessi fumi di Ausonio. Siete insieme ?