Shakespeare al top in avarizia Francis Drake corsaro gentile

Non sono mica tutti come François Villon, il quale si accomiatò dal mondo cedendo volentieri alle braccia, forti ma volubili, della Storia un piccolo Lascito e un grande Testamento: tutta roba di carta, poeticamente eccelsa ma praticamente nulla, niente soldi né opere di bene, soltanto una manciata di sassolini tolti dalle scarpe sommati alla propria visione del mondo, a futura memoria. Più facile, al contrario, è trovare qualcuno che la pensa come Woody Allen, anche se non ha il coraggio di dirlo a chiare lettere: «Siccome credo nella reincarnazione, lascio tutto a me stesso». Il previdente cineasta avrà anche, come si dice in gergo, «il braccino corto», ma almeno lo ammette fra il serio e il faceto. Insomma: è onestamente egoista.
Si può essere grandi in vita e meno grandi... dopo. Oppure viceversa. Impossibile, in entrambi i casi, smentirsi del tutto nel momento di decidere quanto e a chi destinare delle proprie sostanze. Le ultime volontà sono spesso il primo indizio per capire con chi si ha (o meglio, si aveva) a che fare.
Di solito, alla bisogna provvedono i biografi, che hanno il fiuto per gli affari altrui e lo mettono in azione interpellando i diretti interessati alle fortune, cioè gli eredi, e quei privilegiati dei notai, che si arricchiscono tempestando di imprescindibili e costosi timbri e bolli il patrimonio dei clienti. Ma dove non arrivano i biografi arriva, anche se in ritardo di qualche secolo, il sito ancestry.com. Che si è dato il compito, socialmente utile, di risalire per li rami degli alberi genealogici. Ma va anche a curiosare nelle segrete (mica poi tanto) stanze dei personaggi celebri per mettere sulla pubblica piazza della Rete i loro ultimi desideri. Nell'agosto del 2010 spiattellò la bellezza di sei milioni di testamenti di cittadini britannici deceduti fra il 1861 e il 1941.
C'era un Karl Marx povero (pardon, proletario) in canna: alla figlia Eleanor passò 250 sterline, decisamente insufficienti per fare un salto di... classe. Curiosamente, la stessa cifra che rimase ai posteri dopo la dipartita di Oscar Wilde: uno solo dei suoi magnifici aforismi vale molto di più. E c'erano, per contro, i ricchi Charles Dickens e Arthur Conan Doyle i quali, grazie al clamoroso successo dei loro libri, di sterline ne lasciarono due bei malloppi: oggi sarebbero 8 e 3 milioni di euro, svalutazione più, svalutazione meno. Mentre un «tesoretto» più evoluto delle specie da lui studiate era quello di Charles Darwin: circa 15 milioni di euro.
E ora sotto la lente di questa sorta di Agenzia delle Entrate a posteriori finiscono due big del XVI secolo: William Shakespeare e Francis Drake. «Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita,/ o come per la terra le dolci piogge di primavera,/ e per amor tuo sostengo una lotta/ come l'avaro con le sue ricchezze», scriveva il Bardo in un sonetto. Il riferimento all'«avaro», e forse anche allo Shylock del Mercante di Venezia, farebbe ancor oggi fischiare le orecchie a sua moglie Anne: ebbe dal Bardo... un letto. Si sa che gli inglesi hanno un debole per il gossip, e non recedono nemmeno di fronte alla memoria delle loro glorie. Così apprendiamo, dalla «sezione» britannica di ancestry, che il contraltare del sublime drammaturgo fu un uomo poco avvezzo alla poesia e molto alla pratica: sir Francis Drake. Lo potremmo considerare una sorta di Robin Hood postumo, perché il corsaro e navigatore che assaltava i galeoni spagnoli per conto della regina Elisabetta I (della quale, vuole la leggenda, fu anche l'amante) lasciò ai poveri della sua città, Plymouth, 40 sterline, l'equivalente di 150mila sterline odierne. E fu la «missione» più generosa di uno abituato a solcare i mari dell'universo mondo come fossero i vicoli di Londra.
Dalla guerra alla politica il passo è breve. Ed ecco spuntare le ultime volontà di William Pitt «il Vecchio», primo ministro britannico dal 1766 al 1768. Lasciò 3500 sterline al figlio omonimo, William Pitt «il Giovane», ma solo la metà all'altro figlio James. Il che suonò come un'investitura quando William junior nel 1783 divenne, a soli 24 anni, il più giovane primo ministro britannico. E le signore? Nell'elenco delle rivelazioni spicca Jane Austen, l'autrice di Orgoglio e pregiudizio. L'orgoglio femminile, sommato al pregiudizio nei confronti degli uomini, la portarono a privilegiare l'adorata sorella Cassandra (800 sterline) al fratello Henry (50 sterline).
Georg Friedrich Händel entra nel novero in quanto morto a Londra nel 1759. Le angeliche melodie le concesse a tutti, ma per sé investì 600 sterline (oggi 90 mila pound) destinate al proprio monumento nell'abbazia di Westminster. Del resto, era un tedesco...