Sherlok Holmes incontra Scrooge e Fu Manchu

Se tradurre è tradire per troppo amore del tradotto, riscrivere è tradire al quadrato per troppo amore del riscritto. Ma il «troppo» non stroppia più di tanto, in letteratura, plagi ovviamente esclusi. Loren D. Estleman, 62 anni, da Ann Arbor nel Michigan, è un riscrittore con i controfiocchi perché, oltre ai libri firmati Amos Walker e Page Murdock e a quelli della serie di fiction western, da profondo conoscitore del Canone holmesiano, all'inquilino del 221B di Baker Street in Londra ha già dedicato due romanzi: Sherlock Holmes contro Dracula e Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes . Gli mancava la forma breve, quella del racconto. E siccome nel Canone i racconti battono i romanzi 59 a 4, ha provveduto alla bisogna.

Così The perils of Sherlock Holmes (2012) esce ora anche in Italia, edito da Gargoyle Books come i due precedenti omaggi al re dei detective ( I pericoli di Sherlock Holmes , pagg. 304, euro 16). Approvato dall'associazione che tutela il patrimonio letterario di sir Arthur Conan Doyle, il volume comprende gli incontri ravvicinati del genio della deduzione con personaggi storici e non (Wyatt Earp, Doc Holliday, sir Richard Francis Burton, il Fu Manchu di Sax Rohmer e l'Ebenezer Scrooge di Dickens). Ci sono poi una breve commedia che bonariamente mette alla berlina il sommo indagatore e tre saggi in puro spirito holmesiano. «Di solito - dice Estleman - quando uno scrittore spiega il suo interesse per Sherlock Holmes comincia parlando di com'è stato il suo primo incontro con lui. Io non potrei farlo, poiché non riesco a ricordare un momento della mia vita in cui in qualche modo non lo conoscessi già». Secondo lui la creatura di Conan Doyle appartiene alla ristretta cerchia di personaggi che per antonomasia definiscono un topos , un modo di essere. Gli altri sono Frankenstein, Jeckyll e Hyde. Anch'essi hanno un nome, ma, quanto alla vita, una sola decisamente non gli basta.