Sorpresa, Matera capitale europea della cultura

Dai tempi del Matera in serie B che nella città dei Sassi non si vedevano caroselli di auto strombazzanti. Ma ieri per il capoluogo lucano c'era in palio qualcosa di più di un successo calcistico. Lo sognavano, ma ci credevano in pochi. E invece è accaduto: Matera capitale europea della cultura 2019, con 7 voti favorevoli su 13. Quando Steve Green (presidente della giuria che ha valutato le candidature) lo ha annunciato, il sindaco Salvatore Adduce ha rischiato l'infarto. Sul filo di lana, battute Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena.

Ma dopo l'ubriacatura dei festeggiamenti, è bene che da oggi si cominci a lavorare per evitare che, tra cinque anni, la neo «capitale della cultura» torni a essere una «provincia dell'impero». Perché questo - finora - è stata Matera, così come l'intera Basilicata: qui neppure la grande risorsa del petrolio è servita ad abbassare il tasso di disoccupazione dei giovani lucani. Una classe politica da sempre inadeguata ha perso tutte le (poche) opportunità che la storia ha offerto a questa terra: l'unica ad avere un doppio nome (Basilicata e Lucania) ma neppure lo straccio di un aeroporto. E, a dire il vero, a Matera non c'è neppure la stazione ferroviaria. Ma ciò non toglie che la scelta di questa città dalla bellezza struggente sia stata, alla fine, la più giusta. Una decisione giusta perché follemente rivoluzionaria. A patto però che ora si finisca di pensare di essere perennemente sul set del film The Passion o del pasoliniano Vangelo secondo Matteo e ci si rimbocchi le maniche. Possibilmente senza andare a caccia di santi in paradiso.

Matera e la Basilicata, questa volta, ce l'hanno fatta con le proprie forze. Ora dovranno continuare su questa strada, rigettando i padrinaggi politici che hanno segnato le pagine più buie di questa regione. Non a caso si è già scatenata la corsa a salire sul carro dei «vincitori»: «Matera vince una sfida serrata fatta di progetti, creatività, talenti che ha fatto onore all'Italia», ha subito twittato il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Gli fa eco il presidente del gruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza: «Una notizia bellissima di cui mi sento orgoglioso». Ma di speranze (con la «s» minuscola) si rischia di morire. Non una parola è arrivata dalla classe politica lucana su ciò che Matera dovrà fare per evitare che una gioia si trasformi in delusione.

Ma cosa vuol dire, in concreto, diventare «capitale europea della cultura»? Significa, tra l'altro, dover gestire 60 milioni di euro messi a disposizione dall'Europa per rappresentare al meglio le nostre eccellenze (innanzitutto arte e turismo). Prima di Matera, era stato il turno di Firenze (1986), Bologna (2000) e Genova (2004). Tutte accomunate da un gigantesco flop.