La spendig review? Per gli scrittori è una licenza poetica

"Nuovi Argomenti" interpella gli autori sul loro rapporto con il denaro Quasi tutti svicolano. Solo Simona Vinci dà qualche numero interessante

La notizia è arrivata qualche giorno fa, con il passaparola: la storica rivista Nuovi Argomenti stava per infrangere l'ultimo tabù. Gli scrittori italiani si sarebbero sottoposti al più temuto degli outing: avrebbero parlato del loro rapporto con il denaro. Il titolo del numero non lasciava dubbi: Spending Review. Artefice dell'operazione il romanziere e traduttore Francesco Pacifico, uno dei redattori della rivista fondata da Carocci e Moravia e attualmente diretta da Dacia Maraini. Grazie a lui si sarebbe sollevato il velo di ipocrisia che copre i redditi degli scrittori, gente che per una conferenza non guadagna soldi, prende un «gettone»; né intasca degli assegni o accumula delle royalties, ma riceve degli «emolumenti». Si sarebbe finalmente acceso un faro sul romantico conto in banca di De Carlo e della Mazzantini: era ora.

Adesso stringo il prezioso volume fra le mani. Nella nota introduttiva Pacifico osserva che «il denaro è stato raccontato per un paio di secoli in modo più spregiudicato del sesso», ma che da qualche tempo «non è più uno scandaloso attrattore». È una tesi paradossale - solo nelle ultime stagioni sono usciti almeno due romanzi di successo che pongono il denaro al centro della narrazione, La cospirazione delle colombe di Vincenzo Latronico e il romanzo con cui Walter Siti ha vinto lo Strega, Resistere non serve a niente - ma anche leggermente eccentrica, perché a Pacifico non interessa il caso degli scrittori che scrivono di soldi, bensì qualcosa di molto più scottante: «Ho chiesto a qualche autore che tiene famiglia, o paga un affitto, o ha un padre spiantato, di raccontare cos'è amministrare il denaro, quello guadagnato e quello ereditato, quello liquido e quello in mattone». E poi: «Mi incuriosiva vedere le scritture cimentarsi sull'equilibrio fra il denaro che non c'è e le risorse che ci tengono a galla». Cioè come facciano certi narratori a sopravvivere, visto che per scrivere spendono (in cibo, bollette e affitto) più di quanto non guadagnino in diritti d'autore.

Questioni sacrosante: peccato che una volta chiuso questo numero di Nuovi Argomenti venga in mente più che altro una storiella che si racconta sui greci. Pare che la metà dei greci, quando si ammala, non vada dal medico. Di quelli che ci vanno, la metà non si fanno prescrivere medicine. Di quelli che se le fanno prescrivere, la metà non le comprano. E la metà di quelli che le comprano, poi non le assumono. Sospetto infatti che molti scrittori probabilmente sollecitati da Pacifico - quelli noti, di successo e pubblicati da grandi case editrici - gli abbiano risposto picche; e constato che di quelli che hanno accettato, la metà non ha spiegato quale sia il suo rapporto con il denaro. Di quelli che l'hanno fatto, poi, solo un paio l'ha fatto direttamente, senza mettersi a parlare d'altro (o d'altri).

E chi sarebbero gli ipotetici scrittori che avrebbero rifiutato di trasmettere le carte del commercialista a Pacifico? Semplice, basta aprire la rivista e scorrere l'elenco dei sei direttori e dei quindici redattori. Non serviva nemmeno il classico giro di telefonate, bastava trasformare una riunione di redazione in un'intervista collettiva e la morbosa curiosità del pubblico sarebbe stata soddisfatta. Come uno zelante funzionario di Equitalia, Pacifico avrà certamente chiesto al direttore responsabile Dacia Maraini quando prenda di anticipo; a Raffaele La Capria di cosa viva cinquant'anni dopo aver scritto il suo unico romanzo di successo; ad Arnaldo Colasanti, Giorgio van Straten e Furio Colombo quanto siano cospicui i loro depositi. Senza dimenticare di imporre la massima sincerità bancaria a Mario Desiati, Alessandro Piperno ed Emanuele Trevi. Terminando con una spettacolare apoteosi della trasparenza: la pubblicazione anastatica dell'ultimo estratto conto di Roberto Saviano, anche lui redattore di Nuovi Argomenti.

Ma i sogni muoiono all'alba, in Italia anche a notte fonda e qualcuno si vanta di non sognare mai. Solo un terzo della rivista è dedicata alla spending review sbandierata nel titolo, quasi uno specchietto per le allodole. Il resto del volume, 222 pagine, contiene un «diario», delle «scritture» e infine delle «riflessioni» in cui del tema del denaro non c'è traccia. Coraggio, ancora uno sforzo per leggere la lista di chi è tanto povero o tanto reticente da aver risposto all'inchiesta di Pacifico: Cristiano de Majo, Gianluigi Ricuperati, Paola Soriga, Daniele Manusia, Arnaldo Greco, Simona Vinci, Antonio Pascale. Ma l'unica che ha messo nero su bianco un'autentica, dolorosa confessione finanziaria è Simona Vinci: onore al merito. Gli altri divagano. A volte lo fanno bene: per esempio il racconto Héritage di Daniele Manusia annuncia l'arrivo di un abilissimo scrittore. Ma divagano.

Forse a stabilire l'atmosfera omertosa del volume sono le pagine di Gianluigi Ricuperati, che narrano l'incontro dell'autore con l'imprenditore Salvatore Ligresti, attualmente agli arresti domiciliari. Ligresti, lui, non ha bisogno di svicolare. «Io sono seduto su ottomila miliardi di vecchie lire», dichiara senza mezzi termini allo scrittore. Abbiamo afferrato: gli unici a parlare di soldi sono i miliardari, e nemmeno i più raccomandabili. Intanto grazie a Nuovi Argomenti conosciamo le dimensioni del patrimonio di Ligresti; sapere su quanti miliardi sieda Baricco è un altro discorso: la spending review degli scrittori italiani resta ancora tutta da fare.