Lo spietato conte Antonini L'agente dell'Ovra che usò anche Soldati

Attorno al 1937, quell'enorme pitone che fu la Polizia politica di Arturo Bocchini, dopo lo smantellamento quasi completo del Partito comunista e delle altre forze antifasciste trasmigrate nel lunatico accampamento dei fuorusciti in Francia, aveva già completamente avvolto tutta quanta la cultura italiana. Ormai non vi era quasi più neppure bisogno di repressione: bastava il sistema dei sussidi individuali e dei sovvenzionamenti «a pioggia», a tenere a bada quel po' di malumore che covava sotto la cenere.
A quel tempo, cioè nel 1937-38, l'unica organizzazione che preoccupava il regime era Giustizia e Libertà, espressione di quel «gramsciazionismo» di matrice torinese e giacobina, che fu il capostipite del liberal-comunismo all'italiana.
Sotto la copertura di agente letterario, la Polizia politica siringò, dentro il sistema linfatico di Giustizia e Libertà, con i suoi intellettuali à la page, un proprio fiduciario diretto: il conte veneziano Giacomo Antonini. Questi, figura affascinante e un po' torbida di scrittore decadente ammiratore di Mussolini, commise un'autentica strage: incastrò, a Parigi, i fratelli Rosselli, spiò a Londra don Sturzo, e inguaiò una serie di personaggi, i vari Giacomo Debenedetti, Mario Bonfantini, Nicola Chiaromonte, i fratelli Carocci e l'ambiente della rivista Solaria, che ruotavano, sia pure in modo clandestino e criptico, attorno al milieu politico-letterario di gielle.
In questa serrata impresa spionistica volta a snidare tutta l'area di fiancheggiamento dei rosselliani, un ruolo di qualche importanza dovette per forza di cosa avere lo scrittore Mario Soldati, intimo amico di Antonini, e suo sodale, come dimostra la corrispondenza intercorsa tra i due, che si conserva all'Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze. Un epistolario che s'interrompe soltanto alla morte di Antonini, avvenuta in Inghilterra nel 1983.
Per cominciare, il presunto antifascismo di Soldati, tanto sbandierato dai suoi biografi, andrebbe alquanto ridimensionato, in quanto lo scrittore, oltre che cineasta super-sovvenzionato dal regime, e collaboratore di testate littorie, chiese a più riprese la tessera del partito-Stato, per accelerare la propria carriera.
Ma Soldati, nella sua simbiosi con Antonini, fu anche al centro di intrecci pericolosi. Come quello - che emerge per la prima volta da lettere inedite come quella che pubblichiamo a parte - che lo vide inconsapevole portatore di acqua al mulino dell'amico Giacomo, a tutto danno del poeta Noventa.
Giacomo Noventa, alias Ca' Zorzi, era stato fin dall'epoca dell'università, amico di Soldati e lo aveva introdotto nell'ambiente gobettiano torinese. A metà degli anni Trenta, forse un po' prima, Soldati è però un'altra persona. È vero, viene sorvegliato come pericoloso antifascista, ma il suo amico Antonini chiude un occhio nei suoi riguardi, forse perché l'esordiente letterato piemontese si è trasformato in una sorta di reclutatore di vigilati speciali, se non di informatore involontario. È attorno a Soldati, infatti, che sembra formarsi un circolo di intellettuali intemperanti che sputano veleno contro l'imborghesimento del fascismo. Tra questi, vi è anche il giovane Elio Vittorini, che ad Antonini chiede favori personali, offrendosi di arruolarlo nella schiera degli autori Bompiani.
La lettera di Soldati del marzo del 1935, che pubblichiamo in questa pagina, è molto significativa, ed inquietante, perché indirizzata, cumulativamente, ai due Giacomo: Antonini e Noventa. Cioè: al carnefice, il conte, e alla sua vittima, Ca' Zorzi.
Se molto resta da documentare, a proposito dell'attività spionistica di questo angelo sterminatore, resta però il fatto che, grazie alle informative di Antonini, Noventa venne arrestato, nel novembre del 1939.
Il Fondo Antonini del Vieusseux trabocca di epistolari con centinaia di corrispondenti. Nessuno tra questi, nel dopoguerra, dopo la pubblicazione degli elenchi dei fiduciari della Polizia politica e relativo scandalo, troncherà i rapporti con «Giacomino», divenuto, in Francia, l'agente letterario di molti scrittori, come Moravia, Alvaro e lo stesso Vittorini. Soldati gli scrisse la sua ultima lettera, da Tellaro, il 28 febbraio 1981. Da parte di Moravia, si raggiunse il massimo del cinismo: benché cugino dei fratelli Rosselli, lo scrittore romano incaricò Antonini di rappresentarlo, sulla piazza letteraria d'Oltralpe. Nel 1951, Moravia pubblicò il romanzo Il conformista: chi scrive ha riconosciuto, nei tratti del protagonista - un agente dell'Ovra che si reca in Francia per collaborare all'uccisione dei Rosselli -, proprio Antonini.