La splendida rinascita della Galleria Sabauda

da Torino

Era cominciato tutto da «Testa di ferro», al secolo Emanuele Filiberto. Nel 1563 aveva voluto Torino come nuovo capoluogo al posto di Chambéry, incardinando così il suo ducato e poi il regno dei Savoia alle sorti della penisola. Sognava una capitale dell'arte e aveva sguinzagliato per l'Europa un manipolo fidato di consiglieri-specialisti grazie al quale comprare dipinti e oggetti che la abbellissero. Poi era stata la volta del principe Eugenio, il più grande condottiero militare a cavallo fra XVII e XVIII secolo, il «terrore dei Turchi» e il più grande mecenate del suo tempo. Infine Carlo Alberto, il re liberale e risorgimentale che nel 1832 aveva riunito a palazzo Madama, e aperto al pubblico, ciò che i suoi predecessori avevano collezionato. Dopo l'Unità, la raccolta era stata spostata all'Accademia delle Scienze e lì, fra spazi angusti e penalizzanti, aveva finito per languire.

Adesso, il restauro, la ricostruzione e l'apertura della Nuova Galleria Sabauda nell'inedita sede della Manica Nuova di Palazzo Reale, offre al visitatore il formidabile colpo d'occhio d'insieme di un migliaio fra quadri, sculture, arredi e mobili di ciò che i Savoia acquistarono nei secoli su un'area calpestabile di 9mila mq su quattro piani nobiliari

Inaugurata nei giorni scorsi la Nuova Galleria Sabauda ha visto per la costruzione della Manica Nuova dieci anni di lavoro. L'architetto Marco Albini, che ha curato l'allestimento, ha puntato su vere e proprie tavole che scendono dal soffitto conferendo un senso di respiro alle tante opere esposte. Fondamentale è poi la scansione, non più per nuclei collezionistici dinastici, come in passato, ma per cronologia, accostando le testimonianze di aree diverse, in modo da sottolineare la vocazione del Piemonte come «terra di confine» e crocevia d'Europa. Così, il Tre-Quattrocento di Daddi, di Nardo e Bellini dialoga con i coevi Memling e Van Eick, il Sei-Settecento del Borgognone, del Guercino e di Tiepolo, con Mengs e Van Dick... E ancora: Beato Angelico e Veronese, Bronzino e Mantegna, Tintoretto e Guido Reni...

Da segnalare il laboratorio di restauro a vista del terzo piano e la collezione di Riccardo Gualino, imprenditore-meceante biellese ispirato nelle sue scelte dal grande Lionello Venturi. E alla fine della visita, ci si sente tutti un po' sabaudi.