Lo stalinista Togliatti che non disse mai: "Compagni, ci siamo sbagliati"

Il segretario del Pci appoggiò l’eliminazione politica e fisica di molti comunisti dissidenti. Non per paura di Mosca ma per "coerenza" ideologica

Molti anni fa, in un libro diventato famoso (Togliatti 1937, Rizzoli 1964) Renato Mieli si chiedeva perché anche i comunisti italiani - dopo le rivelazioni di Kruscev sui crimini di Stalin - non sentissero la necessità di «stabilire la verità sulla fine di quei dirigenti comunisti europei che scomparvero nell'Unione Sovietica durante quel periodo». Commentava Mieli: «Il silenzio dei comunisti europei su questo doloroso passato è veramente sconcertante». Ma, scomparso Togliatti, l'ultimo dei grandi superstiti del Comintern e anche l'unico che avrebbe potuto parlare e rifiutò di farlo, la verità resta sepolta sotto la pesante coltre delle complicità e dell'omertà. «Il tempo - scriveva allora Mieli - cancellerà le tracce e gli uomini dimenticheranno ciò che è stato. È questo che si vuole? Un delitto perfetto insomma».

Palmiro Togliatti era, nel 1937, col bulgaro Dimitrov, il finlandese Kuusinen e il sovietico Manuilski, uno dei membri della segreteria del Comintern. Furono loro ad avallare lo sterminio di tutti i dirigenti del partito comunista polacco (con l'eccezione di Gomulka) a opera della polizia staliniana con una sentenza di condanna politica. Quali fossero le ragioni che potevano aver indotto Stalin a liberarsi del partito comunista polacco appare evidente dal particolare momento in cui si svolsero quegli avvenimenti. Mosca stava per accordarsi con Hitler attraverso il Patto del 1939 che avrebbe portato alla spartizione della Polonia e allo scoppio della guerra. Il Pc polacco rappresentava un ostacolo a tale spartizione e perciò Stalin lo eliminò per spianarsi la strada all'eliminazione della stessa Polonia come Stato indipendente. A spiegare l'atteggiamento dei dirigenti del Comintern c'è invece una sola ragione, e cioè, come scrive Mieli, «la loro fedeltà al comunismo e quindi la loro totale sottomissione al tiranno e la conseguente loro impotenza ad opporsi».

Ma avrebbero potuto Togliatti e i suoi compagni opporsi a Stalin? Lo stesso Mieli riconosce che «c'era poco da scegliere in quelle condizioni: o si collaborava con il regime o si finiva in galera. Togliatti, come tanti altri, è riuscito a sopravvivere appunto perché non ha scelto la galera». Il clima di terrore instaurato da Stalin in Urss e all'interno del movimento comunista internazionale non è sufficiente, però, a giustificare la remissività e persino la complicità di cui si resero responsabili gli uomini come il segretario del Pci. Alle radici più profonde dei loro comportamenti c'era una ragione sostanziale: che essi erano intimamente stalinisti e che in quel momento essere comunisti e militare nella Terza internazionale equivaleva a essere dalla parte di Stalin e condividerne i metodi.

Togliatti non solo approvò ed esaltò, a titolo personale e a nome del suo stesso partito, gli eccidi di Zinoviev e di Kamenev, di Bukharin e di Rykov, del maresciallo Tukacevski e degli altri ufficiali dell'Armata rossa, ma adottò del sanguinario dittatore al servizio del quale si era messo e aveva messo il suo partito anche e soprattutto l'ideologia. Mieli ce ne fornisce intelligentemente un esempio, riferendo dell'atteggiamento tenuto dal segretario del Pci sulla questione polacca anche dopo le rivelazioni di Kruscev al XX congresso del Pcus. Togliatti, da quel momento, non sostenne più, come in precedenza, che la lotta di frazione all'interno del Pc polacco fosse una prova sufficiente a dimostrare che il partito era stato infiltrato dalla polizia di Pilsudski. Ma non smise, solo per questo, di affermare che all'epoca in cui si erano svolti i fatti ciò poteva essere ritenuto verosimile, cioè che il frazionismo bastava da solo a rendere responsabili i dirigenti di quel partito delle colpe di cui li si accusava ingiustamente. «Questo - concludeva Mieli - è esattamente il pensiero di Stalin che fu all'origine del periodo del terrore».

In altre parole il segretario del Pci, pur riconoscendo di essere stato indotto in errore dalla falsa teoria staliniana sull'inasprimento della lotta di classe e dalle prove fornite dalla polizia sovietica, non ammise mai di essere stato egli stesso uno degli artefici della condanna politica del Pc polacco che giustificò l'annientamento fisico dei suoi dirigenti. E soprattutto non riconobbe mai di non aver neppure cercato di appurare se le accuse a loro carico fossero false, in base all'assunzione che le motivazioni di Stalin erano «in sé» sufficienti a giustificare il comportamento di un buon comunista in quella circostanza. «Che questa scelta fosse coerente con l'ideologia originaria - scriveva Mieli - è ovvio. Ma come si coniuga al presente, tenendo conto della pretesa del Pci di essere considerato come democratico? Come può un partito sedicente democratico riconoscersi in un passato che è una negazione brutale della democrazia?» \.

Scriveva Mieli che, per i comunisti, «non si tratta di processare questo o quel dirigente di altri tempi, bensì di condannare il sistema che essi tentarono di instaurare, in ossequio a una ideologia totalitaria, che non sembra del tutto scomparsa nelle loro file». In altre parole, il Pci avrebbe dovuto riprendere il grido disperato a suo tempo inascoltato di una delle vittime italiane del terrore staliniano, Emilio Guarnaschelli: «Compagni, ci siamo sbagliati». Ma poteva un'organizzazione di massa, un grande partito come il partito comunista proclamare formalmente il fallimento degli ideali per i quali è nato e si è battuto nel corso di tutta la sua esistenza? Personalmente ne dubito. Del resto, è proprio questa la ragione per la quale le generose sollecitazioni di Mieli al Pci affinché facesse luce sul proprio passato sono cadute nel vuoto: perché ciò che per lui era un imperativo morale, per il Pci era un impedimento politico. I comunisti italiani sono sempre stati inchiodati alla loro storia come a una croce, perché è la parola stessa «comunismo» che la storia ha condannato senza appello. Il fatto poi che molti di loro, presi individualmente, lo sapessero non significa che tale consapevolezza dovesse tradursi in comportamenti politici concreti a livello di coscienza collettiva, cioè di partito. È a quest'ultimo che ieri furono immolate tante vittime innocenti e oggi è sacrificata la ricerca della verità sulla loro tragica sorte.

Come membro autorevole del Comintern, Togliatti ne divenne uno dei massimi dirigenti, contribuendo all'eliminazione, politica ma anche fisica, di molti comunisti la cui sola colpa era di non condividere, nei confronti dei propri Paesi, i brutali metodi di Stalin. Ciò non di meno fu, in questo caso, ortodossamente machiavelliano, un grande realista sia escludendo, con la «svolta di Salerno» e l'adesione alla democrazia parlamentare e monarchica ormai nell'orbita degli Usa - che sarebbero intervenuti militarmente in caso di pericolo rivoluzionario - sia in occasione dell'attentato subito, quando raccomandò ai compagni di «non perdere la testa» e di non abbandonarsi a tentativi rivoluzionari, un'avventura impraticabile che avrebbe portato il Partito comunista, del quale era segretario pur non essendo mai stato eletto da un Congresso, alla rovina.

Commenti

giovauriem

Mer, 14/05/2014 - 09:16

perché napolitano l'ha detto? i comunisti sono tutti uguali,quelli di ieri e di oggi e di domani

Massimo Bocci

Mer, 14/05/2014 - 11:18

Quando si dice un MANDAMENTO!!!! repubblica 47???? A GEGIME DI LADRI, ANTI ITALIANI, FONDATA SU TASSATIVI ORDINI!! STRANIERI ( Bolscevichi - Papalini) e AVVALATA DA TRADITORI ANTI ITALIANI di MAFIA COMUNISTA - CATTO!!! Basta constatare i FATTI la STORIA dei personaggi che ne sono stati gli ideatori del MANDAMENTO COMUNISTA.....coop!!!! PROVE PROVATE!!!!! Che oggi con una continuità mai venuta meno e mai rinnegata COOP, pretendono di essere il nuovo, che come i Rom che si tramandano le professioni, STORICHE CONSOLIDATE!!!! tra padre e figli, senza mai rinnegare e specialmente PRATICARE PROFESSIONALITA' CHE GLI CONSENTANO DA DECINE DI DECENNI DI VIVERE DA NABABBI ALLE SPALE ALTRUI!!!! Portando avanti le tradizioni di FAMIGHIA!!!, Di chi sono e chi sono sempre stati, e sempre SARANNO ma perfezionando COOP, i processi di processo di immunità COSTITUZIONALE!!!

Ritratto di danutaki

danutaki

Mer, 14/05/2014 - 12:17

Nel corso del XVI Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, tenutosi a Mosca nel 1930, dalla pag. 185 del resoconto stenografico emerge questa dichiarazione di Palmiro Togliatti: "È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano"...Ogni altro commento sul "Migliore" è superfluo !!

emulmen

Mer, 14/05/2014 - 12:40

Consideriamo poi che Togliatti non fece mai nulla per far tornare in Italia i soldati dell'ARMIR anzi scrisse bello chiaro che era meglio eliminarne un bel pò per scatenare la rivoluzione in Italia contro il fascismo. E grazie a questa vigliaccheria tornarono in italia poche migliaia dei 300 mila uomini dell'ARMIR... Non disse mai nulla neanche durante la rivolta ungherese del '56 quando quel mostro sanguinario di Stalin non c'era più e quindi Togliatti dimostrò il suo viscerale comunismo , la sua avversione totale ad ogni forma di democrazia.

Ritratto di oneiros

oneiros

Mer, 14/05/2014 - 13:08

Togliatti ha scritto: "Stalin è il più competente e autorevole dei marxisti" Rinascita, 1952). "Noi facciamo uno sbaglio... quando parliamo della Russia. Ci lasciamo alle volte abbagliare dagli aspetti immediati del progresso economico e sociale e ad essi ci fermiamo. Sono progressi enormi, che hanno trasformato una società e ora incominciano a trasformare anche gli aspetti delle cose naturali. Non esiste un regime che abbia fatto e sia capace di fare altrettanto. Vorrei dire, però, che anche se il progresso materiale fosse stato minore, o rivelasse lacune, decisiva è stata ed è la trasformazione dell'uomo. Quel dirigente la organizzazione della produzione, dello Stato, del partito, che ti accoglie alla frontiera, nella sede cittadina, nel reparto di fabbrica, nella redazione, nella clinica, nella scuola, sui campi, che, anche se vecchio d'anni, è giovanile, sicuro di sé, sereno, pieno di slancio, padrone del suo lavoro fino all'ultimo particolare locale e fino alla nozione esatta del posto che quel particolare ha nel quadro della vita nazionale, attento ai bisogni e all'animo degli uomini che lo circondano, spronato da uno spirito critico sempre sveglio e persino esasperato, disinteressato personalmente ma non privo di vita personale libera e molteplice - questo è un nuovo uomo ed è la vera sostanziale conquista del regime comunista" (Rinascita, 1951). "Purtroppo quando si parte da Freud si può andare a finire molto lontano, in una casa Merlin o in un manicomio"(Unità, 9 giugno 1950). "A sentire Gide, di fronte al problema dei rapporti fra i partiti e le classi.... vien voglia di invitarlo ad occuparsi di pederastia, dov'è specialista..." (Unità,9 giugno 1950). Qui mi fermo perché non ho più spazio.

Ritratto di navigatore

navigatore

Mer, 14/05/2014 - 13:11

moneta non olet, il denaro non puzza e non ha partito, correva l'anno 70 quando ilnipote un certo Vittorio TOgliatti, si vantava , in una cerchia ristretta di amici, che grazier al nome dello zio ewra in grado senza molti problem di importare diamanti dall' Unione Sovietica ( contrabbando legalizzato dal partito )

Klotz1960

Mer, 14/05/2014 - 13:20

Un individuo assolutmente spregevole.

Civitella51

Mer, 14/05/2014 - 13:29

Non lo ripetero piu', Berlinguer santo, Togliatti tredicesimo apostolo, il resto della cricca tutti beati e per di piu' seduti, quasi tutti, alla sinistra del padre! Come potevano sbagliare?

agosvac

Mer, 14/05/2014 - 13:30

Ma siamo poi tanto sicuri che la malvagia ideologia di togliatti sia finita con la sua morte? In fondo in quel tragico periodo i sovietici gli avversari li mettevano a morte direttamente con le loro stesse mani, oggi invece per eliminare gli avversari gli ultimi seguaci di togliatti si servono di altre armi più sofisticate, tra cui la più sofisticata e mortale è la parte più "rossa" della magistratura.

Ritratto di danutaki

danutaki

Mer, 14/05/2014 - 14:00

@ emulmen ....mi permetto correggerla...Per i leader del Pcus Togliatti era un pari grado. Per i capi del Partito magiaro era di grado superiore: Gerö era stato ai suoi ordini in Spagna. Togliatti, insieme con Mao e Tito, ebbe un ruolo decisivo nell' imporre il bagno di sangue in Ungheria e fu responsabile dell'esecuzione di Nagy. Domandò di pubblicizzarla solo dopo le elezioni Italiane e fu obbedito.

Ettore41

Mer, 14/05/2014 - 14:07

Piu' che un grande realista lo definirei un grande vigliacco: fa il forte quando sa di vincere, si appecorona quando sa che gli americani avrebbero bastonato lui ed I suoi compagni comunisti italiani. Cari sinistri fate schifo ed anche se avete cambiato nome avete, come successori ed eredi del piu' grande imbroglio della storia, le mani lorde di sangue di 120 milioni di individui. E pensare che a questo traditore della Patria e' dedicata la piu' grande e lunga arteria di Roma. I comunisti fanno cancellare Mussolini da cittadino onorario di alcune citta'; che ci fosse a Roma qualcuno della destra che propone di togliere dalla toponomastica il nome di questo furfante. Conigli.

meloni.bruno@ya...

Mer, 14/05/2014 - 14:10

Togliatti ve lo raccomando!Quando Mussolini gli disse che solo luiavrebbe potuto salvare Gramsci detenuto in priggione!Togliatti se ne guardò bene di farlo uscire perchè l'obbiettivo suo era quello di essere il solo capo comunista così lo lascio morire in galera,poi tutti gli altri suoi oppositori comunisti è la storia che lo ha documentato abbastanza.

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mer, 14/05/2014 - 14:33

sinistronzi, continuate a negare, negare, negare! qualcosa resterà :-)

meloni.bruno@ya...

Mer, 14/05/2014 - 15:56

Ci sono troppe vie e piazze a lui dedicate (IL PEGGIORE!) ingiustamente,in quanto assasino e rinnegato dei propri concittadini Italiani!Molti Italiani si aspetterebbero che politici di destra de noantri, cacciassero gli atributi per rivendicare un referendum per far togliere quelle schifezze.

emulmen

Mer, 14/05/2014 - 16:37

meloni.bruno - e la strage di Porzus? provocata dalla folle e delirante idea di Togliatti di "consigliare" ai partigiani friulani di unirsi al IX corpus sloveno: emntre naturalmente i garibaldini non esitarono a farlo per i partigiani non comunisti quello significava chiaramente che Togliatti regalava a Tito il friuli e forse parte del Veneto. E poichè non ci stavano (sembrava addirittura che quelli della Osoppo, democristiani e liberali) avessero preso contatti con la X-MAS per una tregua ed insieme scacciare gli jugoslavi dal friuli e per queste ragioni una ventina di partigiani furono massacrati dai garibaldini di Mario Toffanin, che a fine guerra naturalmente fu fatto scappare nella ex-jugoslavia dopo una condanna all'ergastolo...e figuriamoci se "il migliroe" era estraneo a tutti questi fatti...ecco chi era Togliatti!!!!

meloni.bruno@ya...

Mer, 14/05/2014 - 18:09

emulmen. Le brigate Garibaldi alla fine del 1944 avevano accettato dietro esplicito ordine di Togliatti segretario del pci di obbedire agli ordini dell'esercito popolare di liberazionedella Jugoslavia,nell'ottica di consegnare la piccola area Slavia Veneta al confine con la Slovenia al nuovo stato che sarebbe stato formato da Tito dopo la guerra.Le brigate Osoppo,invece,erano formalmente contrarie a un'alleanza simile:la contrapposizione tra cattolici,liberali monarchici e comunisti era molto decisa e portò rapidamente a una spaccatura insanabile. In questa atmosfera,il 7 febraio 1945 un gruppo di partiggiani comunisti dei gap (gruppi di azione patriottica)formato da un centinaio di persone,fece il massacro da lei descritto solo che Toffanin non rientrò più in Italia,restando in Slovenia dove è deceduto.Ho voluto fare un piccolo riassuntino altrimenti sarei dovuto andare oltre con la storia!Cordialmente.