La storia di un ragazzino-ciclope alle prese con la vita e l'amore

Una storia a tratti cruda, fatta di ragazzi e ragazze tredicenni, ambientata  nella periferia di una non specificata città del nord Italia. A quattro anni dall’ultimo, "Il donatore", Oriel Pozzoli torna in libreria col nuovo romanzo "L’infinito sono io" (La Vita Felice, pagg. 222, euro 16,50). 

"Il titolo – dice l’autrice, 44enne, monzese - è il dono di una giovane amica". Il protagonista, Filippo Traversi, ha 13 anni.  È nato con un occhio semichiuso: qualcuno, per questo, lo chiama ciclope, ma sottovoce, perché la  sua fidanzata è bella e lui è un tipo che non ha paura di nessuno. "A un certo punto – continua Pozzoli - la corsa di Filippo sulla sua bicicletta s’interrompe. Allora ci sono le voci degli amici, che continuano a raccontare, riempiendo di storie il suo silenzio. Parlano del mestiere di vivere sulla linea d’ombra, da vecchi bambini, innamorati delle loro compagne. Le ragazze hanno le mollette tra i capelli e corpi improvvisamente insidiosi, che emozionano e intimoriscono."

Intorno ci sono il quartiere, la scuola, l’accampamento degli zingari, l’ospedale che sembra un paese. La metropolitana per andare in discoteca il sabato pomeriggio. Ci sono padri che giocano alla guerra travestiti da soldati, figli che devastano alberghi in rovina e organizzano pedinamenti dei fratelli maggiori. Ci sono lutti veri, e prove di dolore, epidemie di febbre e mali dell’anima. Tagli procurati di nascosto sulle braccia. 

Il tempo del racconto si dilata e si approfondisce nelle pagine in cui alla vicenda di Filippo s’intrecciano i casi degli altri personaggi. Alcuni si rivolgono direttamente a lui, gli parlano con urgenza, anche se non può rispondere, e forse neanche sentire. "Tutti sono animati dal bisogno di dimostrare che valgono qualcosa, – afferma Pozzoli. - I ragazzi osservano gli adulti con occhi puliti. Curiosi e spaventati, spiano le loro debolezze, con la severità che viene dalla loro trasparenza. Gli adulti sanno che non c’è niente che conservi la sua prima bellezza. Perciò guardano i loro figli con invidia e sensi di colpa". 

Una storia "matura", nonostante il mondo sia quello della preadolescenza, quello in cui in ragazzi cambiano pelle di giorno in giorno e diventano altri, passando attraverso riti di iniziazione e turbolenze. "Un lavoro – conclude l’autrice – che mi è costato una bella fatica emotiva, prima che di scrittura, per questo libro concepito quasi come un romanzo di racconti, in cui ogni capitolo è un episodio compiuto. Ho sentito come necessaria la delicatezza: nel linguaggio, prima di tutto, e poi nello sguardo, nel punto di vista".