Lo strano caso del molestatore telefonico che usa «Parole» di Mina per spaventare le sue vittime...

Chissà se quando lo sceneggiatore Diego De Silva ha dato vita al suo avvocato Vincenzo Malinconico in Non avevo capito niente, Mia suocera beve e Sono contrario alle emozioni (Einaudi) gli era già capitato di leggere Il passato davanti a noi (Guanda), la prima avventura letteraria del commissario Alberto Malinconico ideato nel 2006 da Bruno Arpaia. E chissà se l'ha letto prima di scrivere Patrocinio gratuito, il racconto con cui nella recente antologia Giochi criminali (Einaudi) Vincenzo Malinconico si trova alle prese con uno stalker che si serve della canzone Parole, parole di Mina per spaventare le sue vittime. Sicuramente i due Malinconico presentano alcune affinità noir e potrebbero persino essere parenti, nonché vivere un'avventura insieme. Diego De Silva confessa che la serie dell'avvocato Vincenzo Malinconico è nata «giocando con la prima persona. Prima di Malinconico, avevo scritto sempre in terza. L'uso dell'io mi apriva delle possibilità che mi intrigavano».
E il nome com'è arrivato?
«Mi piaceva il suono. Malinconico, del resto, è un cognome abbastanza diffuso in Campania.
Quali caratteristiche ha il suo eroe?
«Essenzialmente il senso del ridicolo e il suo costante sentirsi a disagio nei ruoli che di volta in volta la vita gli assegna».
Che approccio ha ai casi di cui si occupa?
«Inadeguato. Fa il meglio che gli riesce: il problema è che non riesce quasi mai».
Napoli come si mostra nei suoi romanzi?
«Napoli non è mai nominata direttamente. Però mi fa piacere che si senta».
Qual è la filosofia di vita di Vincenzo Malinconico?
«È un filosofo autodidatta, rigorosamente irrichiesto, che tiene un sacco di lezioni improvvisate per se stesso. La sa lunga, ma non sa fare quasi nulla. Tra i suoi pensieri più recenti: “Se non sai cogliere l'attimo, prenditi un po' di tempo”».
Due donne speciali come Sharon Stone e Raffaella Carrà hanno segnato la vita del suo protagonista...
«Sharon Stone è la dimostrazione di come si possa perdere la brocca per una diva, considerando che la vera diva è quella che quando guarda nella macchina da presa ti fa pensare: “Ehi, ma quand'è che abbiamo scopato, noi due?”. Raffaella Carrà invece è la vera popstar della tv italiana, quella che nelle sue canzoni parla esplicitamente di sesso disimpegnato senza mai dare scandalo e tenendosi sempre al di sopra di ogni polemica».
Quanto è ingombrante il frigorifero del suo eroe?
«Prima dell'arrivo di Alessandra Persiano (la sua prima convivente dopo il divorzio da sua moglie Ines) il frigorifero era semivuoto: scatolette di tonno aperte, olive, vini stappati, formaggi verdognoli ecc. Ma credo che oggi l'elettrodomestico più eloquente per un uomo separato sia il microonde».
Che cosa pensa del genere noir?
«Non prediligo le storie noir. Qualche volta ci sono incappato, ma non l'ho fatto apposta. Ma se sono scritte bene, mi piacciono».
Crede che esista un legame fra i due Malinconico, Vincenzo e Alberto?
«Avendo letto l'ultimo libro di Arpaia, che è anche un caro amico oltre che uno scrittore che stimo molto, mi sembra che ci sia una parentela emotiva».
Le piacerebbe che i due personaggi si incontrassero?
«Perché no. Sarebbe divertente».