Torino, il Lego si fa arte alla Promotrice

Milioni di mattoncini Lego, uniti insieme dal genio di Nathan Sawaya, diventano arte nella mostra itinerante “The Art of the Brick"

Milioni di mattoncini Lego, uniti insieme dal genio di Nathan Sawaya, diventano arte nella mostra itinerante “The Art of the Brick”. Protagonisti indiscussi dell’esposizione di arte contemporanea che ha fatto tappa a Torino, i piccoli giocattoli con i quali, almeno una volta nella vita, abbiamo giocato quasi tutti. A ospitare le istallazioni è la Promotrice delle Belle Arti, dove i visitatori potranno osservare le opere dell’artista americano fino al 24 febbraio.

Oltre a riconoscere a Sawaya l’originale intuito di trasferire i Lego nel mondo dell’arte, la sua peculiarità risiede probabilmente anche nella sua reinterpretazione delle opere mainstream. Dalla Gioconda di Leonardo, all’Urlo di Munch, al Bacio di Klimt, l’autore non dimentica mai di inserire all’interno di ogni riproduzione il proprio estro. E se la Gioconda si trasforma in un mosaico che offre un’immagine sfocata del notissimo volto, quasi una foto, il Bacio del pittore austriaco diventa tridimensionale e i due amanti, usciti dalla bidimensionalità del dipinto, sono vicini allo spettatore che può contemplarne la vivacità dei colori e le forme.

La Sfinge, la Venere di Milo, il David di Michelangelo, il busto di Nefertiti, sono alcune delle opere che Sawaya reinterpreta e ricostruisce con i mattoncini Lego, ma non manca una sezione del tutto originale, frutto della sua immaginazione artistica, dedicata alla condizione umana.

“Il mio soggetto preferito è la figura umana. Molte delle mie opere ricordano figure in transizione che rappresentano la metamorfosi che vivo nella mia vita personale – spiega l’autore -. Le mie opere nascono dalle mie paure e dai miei traguardi, come artista, come ragazzo e come uomo”.

Tra tutte, emerge l’opera Yellow, per la prima volta in una mostra italiana, che raffigura un uomo che si apre il petto per mostrarne il contenuto, milioni di mattoncini di plastica (ovviamente), simbolo delle passioni, dei sentimenti e delle fragilità umane.

Anche in questo caso non mancano i riferimenti alla storia dell’arte, connubio tra classicità e reinterpretazione che si fa evidente nell’opera My Boy che per la posa dei protagonisti sembra suggerire un’ispirazione dell’autore alla Pietà di Michelangelo.

Apprezzata o no, arte o intrattenimento, la mostra di Sawaya sa comunque offrire un ottimo spunto di apprendimento per i visitatori più giovani che attraverso le riproduzioni delle opere d’arte più note della nostra storia, troveranno probabilmente un modo per conoscere l’arte.