Tutti contro il «populismo» Chi ha detto che è un insulto?

Da un trentennio è il nuovo "spettro" che ossessiona il mondo. Ma far coincidere questo fenomeno con l'antipolitica è un errore...

Se il populismo sia un'ideologia, uno stile politico, una mentalità, o le tre cose insieme, è difficile dire. Negli anni Sessanta, Isahia Berlin parlò in proposito di «complesso di Cenerentola», ovvero la difficoltà/frustrazione degli addetti ai lavori nel non riuscire a trovare nella pratica politica ciò che nella teoria politologica veniva di volta in volta configurato. Certo è che, da un trentennio a questa parte, esso ha preso il posto del comunismo quale «spettro» destinato a ossessionare il mondo. È uno degli effetti, il più vistoso, del disincanto verso le democrazie occidentali, e insieme il più virtuoso. La fine del Novecento ha portato con sé la fine delle passioni ideologiche proprie dei totalitarismi e ogni nostalgia paternalistico-autoritaria, facendo emergere una linea critica interna alla democrazia stessa nella quale è il popolo, appunto, la radice, il soggetto e il fine ultimo del modello democratico, la ragion d'essere che ne legittima la superiorità rispetto agli altri modelli politici. Ce lo siamo forse dimenticati, ma si governa, meglio, si dovrebbe governare, in nome del popolo, per il popolo, da parte del popolo.
Al populismo ha ultimamente dedicato un interessante dossier monografico, Cos'è il populismo, la rivista Diorama (n° 313, 3 euro; casella postale 1.292, 50122 Firenze), ed è curioso come un fenomeno di per sé trasversale, presente cioè a destra come a sinistra e ormai oggetto di una robusta produzione scientifica, faccia fatica a imporsi nel dibattito corrente delle idee, se non come insulto banale, metafora di pura e semplice demagogia, ennesima variante di quelle parole-talismano atte a dequalificare l'avversario. È come se, una volta legata strettamente la democrazia ai suoi meccanismi di delega e di rappresentanza, si preferisca vederla strangolata loro tramite, invece di valutare quanto e come le istanze di partecipazione diretta alla gestione del potere potrebbero farla meglio respirare.
Alla base di questa contraddizione c'è un combinato disposto che ha a che fare, da un lato, con il discredito della classe politica nella sua totalità, dall'altro con la sua distanza dalla propria fonte legittimante, l'elettorato, ovvero il popolo. È un problema che riguarda tutti gli attori politici presenti, ma che, nel campo delle idee, della formazione del consenso e delle mentalità, incide più profondamente a sinistra di quanto non faccia a destra, e vale la pena approfondire il perché. Abbandonate le speranze messianiche riposte nella classe operaia, i suoi intellettuali e le sue élites politiche si sono convertite all'economia di mercato e alla «marginalità» degli interessi da difendere. I «people» hanno insomma preso il posto del popolo, con tutto il loro corteo di «politicamente corretto», «diritti delle minoranze», «omoparentalità», arte d'avanguardia, «discorso sui generi», fobie corporali, sorveglianza/penalizzazione del comportamento altrui... Stabilito che il popolo «pensava male» lo si è per certi versi ripudiato, infliggendo a chi si sentiva minacciato dalla disoccupazione, l'insicurezza economica e sociale, la perdita di status e di identità, il moralismo proprio di una nuova classe globalizzata che essendo parte integrante del sistema agisce sulla base dei propri privilegi e non dei bisogni altrui. Il corollario finale di questo modo d'essere e di pensare è che, se non ci fosse il popolo, non ci sarebbe il populismo...
Il fatto è, come ben spiega il fascicolo di Diorama citando L'eloge du populisme di Vincent Coussédiere, «non vi è politica senza popolo, né popolo senza politica. Lo stare insieme populista è il reagire al posto vuoto della direzione politica. Corrisponde a quel momento della vita delle democrazie in cui il popolo si mette a malincuore a fare politica, perché dispera dell'atteggiamento dei governanti che non ne fanno più».
È anche per questo che associare il populismo all'antipolitica è fuorviante. Come nota Marco Tarchi, che di Diorama è il direttore, «per quanto i populisti siano spinti dall'impazienza e dal culto della semplificazione a diffidare della politica e a dipingerla come un luogo dove regnano pigrizia, corruzione e parassitismo, essi non rifuggono dal misurarsi con i concorrenti sul piano della conquista del consenso e delle leve del potere. Ogni volta che si cimenta sul piano della competizione istituzionalizzata con altri soggetti, a partire dalla partecipazione alle elezioni, la loro è un'azione squisitamente politica».
Certo, il populismo può anche incarnare una «corruzione ideologica della democrazia» - come nota ancora su Diorama Pierre-André Taguieff - ma «nel contempo esprime un'esigenza di democrazia partecipativa e di cittadinanza attiva che il sistema funzionale ben temperato della democrazia rappresentativa non è capace di soddisfare». Così, il populismo è l'ombra della democrazia, nel senso di proiezione e riaffermazione legittimante della volontà dei cittadini, ma è anche il fantasma che la accompagna e la ossessiona, stimolo e insieme minaccia... È molte cose, dunque, tranne che un insulto o un anatema.

Commenti
Ritratto di magicmirror

magicmirror

Mer, 31/07/2013 - 10:32

interessante, bello.

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dbell56

Mer, 31/07/2013 - 10:40

Certo che la democrazia che viene dal basso da molto più fastidio alla sinistra che non alla destra per un semplicissimo motivo; ovvero, che nel comunismo debba essere solo un'elite scelta tra i cd migliori del partito ad essere egemone e per la proprietà transitiva in tal guisa, essere egemone quella parte del popolo che essa rappresenta (la classe operaia, in questo caso). Mentre nel populismo è chiamato l'intero popolo alle "armi". In tal modo i suoi rappresentanti non rappresentano solo una parte come nel comunismo, ma tutti indistintamente. In effetti, a pensarci bene, il populismo è più a destra, perchè rappresenta le istanze del singolo, che a sinistra! Molto altro si potrebbe dire ma qui il discorso si farebbe molto complesso e quindi destinato ad essere sceverato in altre sedi.

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Geppa

Mer, 31/07/2013 - 14:46

Fare un raffronto tra lo stato sovietico e un populismo e' un sofisma, tipico di questo giornale. Iditoa e' addirittura confrontare la sinistra occidentale e italiana al comunismo assimilandone i principi e i valori. Voi non sapere di cosa parlate e giustiamente aprite bocca. Non c'e' bisogno disonestamente di fare un raffronto con un comunismo, solo per giustificare e santificare il populismo di destra ora e nel recente passato. Preso da se' il populismo e' un 'arma, un mezzo, con cui inebrii le masse ed e' potentissimo perche' e' una scorciatoia intellettuale. Popolo o masse semplici senza strumenti finiscono al guinzaglio di chi ha potere. Ne' una riprova la religione stessa, in cui vi si chiede di seguire p[ersone messe li' da altre persone in nome di cose e personaggi inesistenti. Ma ne e' pieno il mondo attuale. Date cultura, strumenti di lettura del mondo e capacita' critica al popolo e vedrete che fine fa la classe politica e quali fenomeni partorisce una nazione.

pepper

Mer, 31/07/2013 - 15:09

Mi permetto solo di segnalare il libro: IL CASTIGA COMUNISTI CHE HA CAMBIATO L'ITLIA", (Alessio Ambrosini Editore)nel quale vi è un capitolo tutto dedicato al populismo e come sia stato erroneamente citato come un movimento di destra e "berlusconiano". Quando invece fu proprio tutt'altro.

lupo solitario24

Mer, 31/07/2013 - 17:18

Geppa, conosco bene il comunismo est-europeo e balcanico e le posso assicurare che il discorso dell'articolo fila ed è interessante. però perchè tanto astio ed odio con chi la pensa diversamente?

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luigipiso

Mer, 31/07/2013 - 18:02

@Geppa Bravissimo Geppa, è una scorciatoia intellettuale, e per questo adottata da gentaglia che punta sul popolino, cercando in tutti i modi di non farlo crescere culturalmente. Complimenti per la sintesi.

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Mer, 31/07/2013 - 18:32

@Geppa Bravissimo Geppa, è una scorciatoia intellettuale, e per questo adottata da gentaglia che punta sul popolino, cercando in tutti i modi di non farlo crescere culturalmente. Complimenti per la sintesi.

Fracescodel

Mer, 31/07/2013 - 19:28

Il comunismo vero puo' esistere solo in forma di dittatura illuminata (se non lo fosse sarebbe tirannia dittatoriale), o attraverso una democrazia fatta di individui tutti, e dico tutti, informati, intelligenti, educati, civili, con un pensiero critico finissimo...probabilmente come auspicato da Marx, servirebbe anche un'industrializzazione tale da annullare le scarsita' economiche. In qualunque altro caso, non sarebbe Comunismo ma qualche cosa d'altro mascherato come scusa per il pubblico sotto il nome di comunismo. Oggi infatti, la sinistra e' l'antitesi del comunismo; la sinistra e' composta da politici asservienti a dei poteri cosi elitari e ristretti da essere una vera e propria plutocrazia oligarchica. Il miglior sistema possibile oggi sarebbe una semi-democrazia (la vera democrazia e' solo un'illusione se le classi basse non sono scevre dalle propagande politiche, non sono informate, e prive di senso critico), come abbiamo gia' avuto storicamente in Italia, composta da una classe media-borghese al comando. Una classe borghese-media espansa e' rappresentativa di una societa' molto civile dove la distribuzione di ricchezza permette ottima qualita' della vita diffusa; questo modello sarebbe unicamente virtuoso in quanto la classe media informata conosce bene i vantaggi del denaro che circola abbondante anche nelle tasche dei piu' poveri, come migliore coadiuvante di un'ottima economia per tutti. Oggi, la classe media viene distrutta sistematicamente; viene distrutta da una classe politica asserviente al potere bancario-corporativo. Pochi padroni che comandano tutto l'Occidente, che detengono il capitale, ed ora vogliono la sovranita'. Un colpo di stato in piena regola. Ed i politici di sinistra sono i primi ad essere traditori, rappresentanti di perse' privi di successo ed incapaci, di un potere bancario che gli permette un attimo di gloria storica, mentre l'Italia viene stuprata! Questo e' un ritorno a prima del medio evo, dove i Signori-Nobili vivevano sovrani al di sopra delle regole, con la plebe sottomessa; il nuovo modello economico del potere bancario, che difatto rimpiazza il Capitalismo (Capitalismo sociale, in Italia) si chiama Corporativismo, e prevede pochi giganti corporativi che comandano le varie industrie in forma di monopolio oligarchico, facendo piazza pulita di piccoli e medi imprenditori, piccole medie imprese, e lasciando spazio solo ad una plebe sottomessa, impiegata, schiavizzata....tenuta stupida con propagande pervasive, attraverso tutti i canali di informazione (media) che gia' appartengono all'Elite in questione!

alessandro sivori

Gio, 22/08/2013 - 15:18

Dal "populista sarà lei!" al "moriremo populisti", il pericolo incombe e i gendarmi del politicamente corretto sono allertati ; speriamo di non risentire urlare lo slogan più vergognoso del dopoguerra per cui uccidere un populista non è reato. Da da tempo un autentico anticonformista come il prof. Tarchi non si stanca di ricordare che è tempo di nuove sintesi , di abbandonare le categorie destra e sinistra e che comunismo e fascismo sono dottrine politiche del 900 che hanno fatto il loro tempo. Grazie Solinas per questo bellissimo articolo e per la libertà di pensiero che dimostra ancora una volta, segnalando una rivista che certamente non è certamente allineata con l'indirizzo del Giornale: facciamola finita con questa destre ... e pure con le sinistre.