Tutti i segreti di Maria José, la regina che odiava il Duce

Bella, intelligente e determinata. La moglie di Umberto di Savoia contattò i più importanti esponenti dell'opposizione al fascismo. Sognava un golpe

Il piccolo laboratorio di restauro dei bronzi antichi di Sofia Jaccarino, dama di corte e amica stretta di Maria José di Savoia, due stanze, arredate sommariamente in un edificio affacciato sul Foro Romano, diventò il luogo ideale per i conciliaboli segreti e le trame intessute dalla futura ultima regina d'Italia per contribuire al rovesciamento della dittatura e per cercare di favorire l'uscita dal conflitto. Lì, preferibilmente, ma anche in un mezzanino che si era fatta allestire al Quirinale e nell'abitazione di Sofia, la Principessa, lontana da occhi e orecchie indiscrete, incontrò esponenti dell'antifascismo e personalità invise al regime. Dapprima furono uomini del vecchio mondo liberale - da Ivanoe Bonomi a Vittorio Emanuele Orlando, da Luigi Einaudi a Alberto Bergamini - e delle gerarchie militari, da Pietro Badoglio a Vittorio Ambrosio, ma anche prelati dall'allora monsignor Montini a monsignor Pietro Barbieri. Per non dire degli intellettuali, da Paolo Monelli a Massimo Bontempelli, da Ugo Ojetti a Pietro Paolo Trompeo fino a Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, che ribattezzò il laboratorio «Il rifugio della favola» e che, in occasione della prima visita, scrisse, sull'album dei visitatori, un sonetto su La fine del filosofo dove si legge: «Oggi, quelo che conta so' li muscoli:/ co' la raggione nun se fa un bajocco...».

Il rapporto fra Sofia, figlia della più cara confidente della regina Elena, e Maria José aveva avuto inizio dopo il matrimonio di Umberto di Savoia con la figlia dei sovrani del Belgio, nel 1930. Il principe ereditario aveva pensato alla Jaccarino come alla persona più adatta per essere vicina alla moglie giunta in Italia. Le due, accomunate dalla passione per la letteratura e l'archeologia, divennero inseparabili. Attraverso la Jaccarino, ostile al regime, la principessa ebbe la possibilità di frequentare aristocratici e uomini di cultura in odor di fronda. Un esempio solo: grazie all'archeologo Vittorio Spinazzola, amico della Jaccarino, incontrò Benedetto Croce. Per sfuggire ai controlli cui era sottoposto il filosofo, fu organizzato un appuntamento a Pompei: Croce accompagnò l'archeologo portando sotto il braccio un rotolo di disegni come se ne fosse un aiutante e in una saletta del museo attese la principessa con l'amica. Mentre lo Spinazzola intratteneva la Jaccarino in un'altra sala, i due si parlarono e Croce le rivelò i sentimenti degli italiani sul fascismo e le accennò alla necessità di un intervento del sovrano. Avrebbe poi ricordato Croce: «avendomi (la principessa ndr) domandato che si pensasse della monarchia, io non le tacqui l'intera verità, ma tuttavia le dissi che non credevo che lo spirito monarchico fosse spento in Italia, esso covava sotto la cenere e sarebbe divampato se il re avesse fatto qualche gesto risoluto».
I diari inediti e le carte di Sofia Jaccarino, che in vita fu assai riservata, sono stati utilizzati da Luciano Regolo per la stesura di un bel libro dal titolo Così combattevamo il Duce (Kogoi, Roma, pagg. 276, euro 16) che chiarisce l'impegno antifascista dell'ultima regina d'Italia. Il volume, gustosissimo per taglio e scrittura, è importante perché rivela particolari inediti. Da esso si ricava la conferma che, già nel 1938, Maria José, insieme al marito, a Badoglio e a Graziani, fu protagonista di un tentativo di colpo di Stato che avrebbe dovuto portare all'arresto di Mussolini, all'abdicazione di Vittorio Emanuele III, alla rinunzia al trono di Umberto e alla costituzione di un governo guidato da un antifascista milanese, Carlo Aphel, legale di fiducia degli Agnelli. Il progetto rientrò poi perché il successo di Mussolini alla Conferenza di Monaco lo aveva reso improponibile.

Da quel momento iniziarono gli anni del maggiore impegno cospirativo di Maria José aiutata e affiancata dalla Jaccarino e da altre signore della nobiltà a cominciare dalla contessa Giuliana Benzoni, nipote di Ferdinando Martini. Si sussurrò, all'epoca, in ambienti della corte, di «congiura delle dame». Non si trattava di velleitarismo da salotto, ma di vera e propria attività politico-cospirativa che coinvolgeva personalità di vario orientamento. Azionisti come Francesco Flora e Carlo Antoni, come pure lo scrittore comunista Elio Vittorini entrarono nella rete dei suoi contatti. In particolare Antoni, di idee repubblicane, divenne una specie di consigliere politico. All'interno del libro di Regolo è riprodotto un suo memoriale inedito, che narra il suo rapporto con la principessa, che egli trovò «molto aperta e franca». Dal memoriale emerge che Antoni teneva informato dei suoi colloqui uno dei capi del Partito d'azione, Federico Comandini, il quale a sua volta ne riferiva a Ugo La Malfa. Sempre dal memoriale si ha notizia di un passo compito dai comunisti nel 1943, attraverso il latinista Concetto Marchesi, per offrire collaborazione col re «purché questi facesse il colpo di Stato». Ecco quanto scrive Antoni: «il 26 maggio, dettai alla Principessa, che era raggiante, la proposta dei comunisti che ella incaricò di trasmettere. I comunisti si impegnavano a una leale collaborazione fino a che la crisi del Paese fosse completamente superata e chiedevano di partecipare al governo con un solo loro rappresentante». Antoni parlò anche a Maria José della «necessità che il Re, compiuto il colpo di Stato, si ritirasse» e, di fronte alle obiezioni di lei, ammise che un'abdicazione immediata sarebbe stata per il re «una troppo amara confessione delle proprie colpe» e suggerì la luogotenenza (poi fatta propria da Enrico De Nicola). In quello stesso periodo circolarono voci negli ambienti diplomatici alleati sull'ipotesi di una reggenza di Maria José secondo lo schema dell'abortito progetto di golpe del 1938.

Nelle ultime e convulse fasi della vita del regime l'attività della principessa divenne sempre più intensa e, con l'appoggio del Vaticano e di uomini del mondo cattolico come Guido Gonella, si indirizzò non solo verso il golpe ma anche verso la ricerca di una via di uscita dal conflitto, ormai perduto, che evitasse la resa incondizionata. Il piccolo laboratorio di Sofia Jaccarino e la sua abitazione furono l'epicentro dell'attività che Maria José, sempre d'accordo con Umberto (è questa una delle rivelazioni del libro di Regolo), cercò di portare avanti caparbiamente scontrandosi con le resistenze e la diffidenza di Vittorio Emanuele III e di ambienti della corte.

Commenti

Roberto Casnati

Dom, 15/06/2014 - 12:15

Per me la maledetta belga era e rimane una delle più importanti idiote della storia recente e remota: roba da Giunness dei primati!

Roberto Casnati

Dom, 15/06/2014 - 12:20

Per me la maledetta belga era e rimane una delle più importanti idiote della storia recente e remota: roba da Giunness dei primati!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 15/06/2014 - 20:43

Ma tutto quest'attivismo che risultati concreti diede? Evidentemente la principessa si annoiava e voleva provare il brivido del pericolo.

macchiapam

Dom, 15/06/2014 - 21:00

Maria Josè era una Coburgo: un membro cioè di una stirpe che aveva dato teste coronate a tutta l'Europa, e non poteva perciò non averne assorbito la cultura, discutibile finchè si vuole ma certamente più raffinata di quella, rozza e militaresca, di casa Savoia. Onore a lei.

Ritratto di Soldato di Lucera

Soldato di Lucera

Dom, 15/06/2014 - 21:52

Squallida figura....è a dirla tutta, anche il taglio dell'articolo, mi fa un po' cagare. Si parla di questa stronza traditrice, come di una benemerita del nostro paese....straniera, accasata nella straniera casa savoia, in Italia senza alcun reale titolo di italianità(come tutta la merdosa stirpe savoia) alla prova dei fatti? Il re tappo è scappato di notte l'8 settembre, per nascondersi tra le fila del nemico! Il citato badoglio, amichetto della stronza belga, è passato alla storia come vile cagasotto e traditore( pure lui scappato di notte col merdosissimo re tappo e nano malefico)! È poi chi c'era? einaudi? croce? la malfa? Tutti "padri della repubblica ".....bella merda! Guardiamo oggi dove siamo con ottant'anni di prese in culo! In nome di cosa? Dell' antifascismo??!? Se c'è qualcosa che funziona ancora oggi l'ha fatto il duce e il tanto vituperato fascismo! Personalmente la figura del duce non l'ho mai vista adeguata al problema dei movimenti traditori antifascisti....troppo buono, troppo tollerante, troppo in buona fede.....un facilone! Questa feccia è rimasta libera di cospirare e ordire trame a danno del nostro paese, sino all'epilogo ben noto. Non serviva un maestro di scuola, serviva un generale col pugno di ferro! Altro che confino sulle isolette del mediterraneo! Servivano metodi alla Videla e allora non ci saremmo ritrovati con figuri tipo un partigiano come presidente...l'orrendo pertini il mandante bombarolo di via rasella.....e tutta la allegra banda dei presidenti farabutti sino all'ultimo squallido comunista! Scrofa! Maledetto il giorno che ti sei attaccata alle vene del nostro paese!

Ritratto di giubra63

giubra63

Dom, 15/06/2014 - 22:26

x Roberto Casnati: cosa c'é di idiota nel tentativo di scongiurare una guerra che avrebbe portato lutti e distruzione? Se Mussolini non fosse entrato in guerra, l'Italia non avrebbe avuto le immane sofferenze, non ci sarebbe stato un partito comunista cosi forte da impedire, fino al 1993, la naturale alternanza al governo, e quindi la corruzione politica sia nella maggiornaza che nell'opposizione. W l'Italia, Avanti Savoia!

gpetricich

Dom, 15/06/2014 - 23:17

Ma non sarebbe finalmente ora di smetterla con la favola che Mussolini fosse un feroce dittatore e che fosse necessario un colpo di stato per liberarsi di lui? E' bastato un voto del consiglio dei ministri (ordine del giorno Grandi) per far cadere Mussolini. Si provi a pensare che cosa sarebbe successo se ci fosse stato un voto contrario ai vari dittatori, quelli veri, tipo Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot, Castro, ecc. Tutti i votanti sarebbero stati massacrati sul posto.

Mario Mauro

Dom, 15/06/2014 - 23:34

Scusi, professor Perfetti, cosa avrebbe raccontato Croce sui sentimenti degli italiani? Le sue parole sono ambigue ma è più facile che chi legge capisca che gli italiani erano antifascisti. Sono abbastanza vecchio da aver vissuto durante il fascismo e rammento bene che il 99% degli italiani era più o meno entusiasticamente fascista. Anche se in gran parte lo era con le caratteristiche così bene rappresentate da Alberto Sordi. Non voglio dir male della principessa belga che non ha mai molto amato la patria del marito, come, del resto, figlio e nipote, oltretutto non certo campioni di dignità regale..