«Il tweet è medievale, torniamo a Dante»

Siamo in presenza di nuovi ideogrammi: ma non sappiamo ancora come decifrarli

Massimo Arcangeli, linguista, critico, scrittore e docente. La persona giusta per spiegare come sta cambiando il linguaggio a colpi di tweet.

Tempo e spazio, eterni problemi. Oggi pressanti...

«Quanto allo spazio, il linguaggio ne guadagna in termini di funzionalità e di concentrazione del pensiero. Brevità, sintesi, essenzialità».

Ma con Facebook la musica cambia.

«Sì. Maggior libertà espressiva da un lato. Ma dall'altro spesso non si ha la percezione del fatto che si sta scrivendo».

Quanto ai tweet, il tetto dei 140 caratteri che cosa comporta?

«Simboli, acronimi, icone, cifre. Il linguaggio perde la parola tradizionale. È come un ritorno al Medioevo. Ha presente le iscrizioni sulle tombe?».

E il tempo?

«La corsa ad arrivare primi nella comunicazione impoverisce il lessico, senza dubbio. Parole (e concetti) come “giustizia” o “libertà” si diluiscono fino a sparire».

La comunicazione di oggi torna all'antico?

«Con l'impiego di innumerevoli espedienti per sintetizzare, si perde la capacità analitica. Siamo in presenza di nuovi ideogrammi. Però un tempo c'erano sistemi di decodifica, oggi no, non ancora».

I giovanissimi sono i più esposti a questo pericolo.

«Chiaro. “Dirimere”, “visibilio”, “indigente” per molti di loro sono parole senza significato».

Ci salveranno le vecchie zie? Pardon , i classici?

«Ungaretti per il '900, Metastasio per il '700, Boccaccio e Dante per il Medioevo, maestri di sintesi».

Come usarli?

«Gli abstract di Boccaccio alle sue novelle sono capolavori di sintesi. E le terzine di Dante. Ho in programma di usarle con gli studenti. La sfida sarà tradurle in linguaggio corrente o svilupparle narrativamente».

Auguri prof.