Usa e Israele : la relazione speciale che cambiò il Medio Oriente Il saggio

C'è uno scacchiere politico che negli ultimi cento anni non ha mai perso d'importanza. È quello del Medio Oriente. È un'area di frizione geopolitica e se non bastasse è anche un ganglio vitale nella produzione di idrocarburi. In questo contesto facile ai conflitti (dalla Guerra russo-turca in poi) gli equilibri, già complessi, sono diventati esplosivi con la nascita di Israele (il 14 maggio 1948). Dalla fine della Seconda guerra mondiale, infatti, l'influenza della Gran Bretagna, in declino, si è affievolita su questi territori. E le grandi potenze in ascesa hanno dovuto scegliere chi appoggiare. Il dilemma è stato pesante soprattutto per gli Stati Uniti che stavano proprio allora inaugurando la dottrina Thruman basata sul containment dell'influenza sovietica. L'appoggio degli Usa a Iran e Turchia fu subito chiaro. Meno chiara la scelta tra Israele e Paesi arabi nel settore della Palestina. Ci fu un lungo scontro tra la Casa Bianca, che voleva puntare sul nascente Stato ebraico, e il Dipartimento di Stato (l'equivalente del nostro ministero degli Esteri).
Proprio da questo confronto parte Antonio Donno, professore di storia delle Relazioni internazionali all'Università del Salento, in Una relazione speciale. Stati Uniti e Israele dal 1948 al 2009 (Le Lettere, pagg. 306, euro 32). E poi dipana passo passo la lunga liaison tra i due Paesi, prendendo in esame un'amplissima documentazione. Ne esce un quadro approfondito che spiega come il legame tra le due nazioni, pur tra crisi e lisi, si sia trasformato in un asse politico imprescindibile. Infatti anche se alcune amministrazioni americane hanno provato a «smarcarsi» la realtà mediorientale in continua ebollizione ha sempre determinato un inevitabile riallineamento. Anche per le garanzie di democraticità che fanno di Israele un unicum in quelle zone.