Vangeli, sangue e misteri Il thriller sapienziale di un giallista anomalo

Che immaginario sarebbe senza chiesa cattolica? Da un po' di tempo in qua il cattolicesimo si conferma l'argomento più ghiotto per chi vuole dotare il proprio lavoro di affaccio prospettico sul Mistero. Dal precursore Umberto Eco, al superbestseller Dan Brown, dalle inchieste giornalistiche di Gialuigi Nuzzi ai cortocircuiti psichiatrici su grande schermo di Nanni Moretti, fino a quella profezia surreale che è Roma senza Papa di Guido Morselli, la chiesa petrina da decenni non smette di fornire spunti all'immaginazione narrativa.
E ci sarebbe da riflettere sul fatto che un'istituzione secolare, tradizionale (almeno in Italia), perfino «normale» come la chiesa cattolica, finisca per simboleggiare la fame di alterità e di sconosciuto in uno zeitgeist secolarizzato, se non fossimo troppo presi a tenere conto di ogni nuova uscita editoriale. Come quest'ultima, in libreria da oggi: Il segreto dei porporati, romanzo di Piero Degli Antoni (Sperling&Kupfer, pagg. 312, euro 12,90). A differenza di altri autori, Degli Antoni proietta il suo godibilissimo pezzo di fiction sapienzial-curiale in un futuro indefinito. Alla convocazione del Concilio Vaticano III, voluto con fermezza da un Papa che porta un «nome parlante» non da poco: Bonifacio IX, e ubicato in un misterioso monastero sulla cime delle Alpi, proprio lui, il capo della Chiesa, non si presenta. Dopo qualche ricerca lo si scopre morto, nelle sue stanze, in un lago di sangue. Ma i cinque cardinali che scoprono il delitto decidono di non rivelare il decesso del Pontefice: mentre i media impazziscono cercando di capire il motivo del ritardo nell'inizio dei lavori, la concertista privata del Papa, Maddalena, una donna cieca, porta avanti una sua personale inchiesta. Tra le reticenze dei porporati, che sono il sale di ogni giallo curiale, Maddalena arriva a scoprire il primo motore di ogni inganno, ovverosia una inedita testimonianza sulla falsità di una parte del Vangelo, quella che riguarda proprio la morte del Cristo; di più non riveliamo per non guastare la sorpresa al lettore.
Fatta salva l'obbedienza scrupolosa al genere fiction sapienziale il libro di Degli Antoni, ben scritto e ben costruito, conferma che non c'è bisogno di essere, appunto, Umberto Eco o Dan Brown per fare intrattenimento leggibile e di gusto.
Il divertimento cresce dando un'occhiata alla biografia dell'autore. Degli Antoni, classe 1960, è un giornalista di lungo corso, «assunto da quattro quotidiani e licenziato da tre» (recita una autodescrizione che si trova in rete) che si definisce nel suo profilo Twitter «specializzato in fatuità» nonché «scrittore di thriller fortemente anormali».
E meno male che il meccanismo letterario della «sospensione dell'incerdulità», oltre che l'affaccio sul Mistero, funziona bene anche in presenza di un autore che, finalmente, non si prende troppo sul serio.