Il verso giusto Il campo luminoso Thomas predica dal pulpito della poesia


di Nicola Crocetti


Ho visto il sole irrompere dalle nubi
e illuminare un piccolo campo
per un momento, e ho continuato la mia strada
e ho dimenticato la cosa. Ma quella era la perla
di gran pregio, l'unico campo che conteneva
il tesoro. Mi rendo conto ora
che devo dare tutto quello che ho
per possederlo. La vita non è un affrettarsi
verso un futuro che s'allontana, né un agognare
un passato immaginato. È il voltarsi
come Mosè al miracolo
del roveto ardente, a uno splendore
che sembrava transitorio come la tua giovinezza
d'un tempo, e invece è l'eternità che ti aspetta.


(Traduzione di Domenico Pezzini)


Poeta di culto in Inghilterra, dove l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, l'ha definito influente «come T.S. Eliot», il gallese Ronald Stuart Thomas è poco noto in Italia, se non per un volume di Bolzoni nel 1992 (
Un prete e la sua gente e altre poesie) e per la piccola ma pregevole antologia curata da Domenico Pezzini per l'editrice milanese Àncora nel 2012, Il senso è nell'attesa. Due i temi principali della sua poesia: il mondo rurale del Galles (nato a Cardiff nel 1913, vi morì nel 2000), in cui visse ed esercitò il ministero di prete anglicano, e Dio, visto non come figura rassicurante di tanta letteratura devozionale, ma come entità imprendibile, che sfugge all'incessante ricerca dell'uomo di conoscerlo e afferrarlo, «come il buio tra le stelle». Un Dio che non parla, ma si fa vedere in «un albero d'inverno»; un Dio che ha conferito ai poeti la funzione di guardiani dell'Eden perduto, di usare la parola come una spada «per custodire le porte del vocabolario». E il Galles, terra dai vasti orizzonti, che è reliquia e memoria storica di lotte sanguinose, di imprese eroiche e tragedie, opposte all'inerzia del presente.
Spirito tormentato, passionale e aspro, legato al cuore della sua patria, R.S. Thomas ha perseguito con la stessa intensità la vocazione religiosa e quella della poesia. Come prete crede e dubita. Dal pulpito della poesia predica sentimenti di amore per la bellezza, di timore per l'uomo, di simpatia per i contadini gallesi, di indignazione per la loro miseria. Per lui la fede è fonte di responsabilità morale, e dovrebbe essere (utopicamente) estesa a quella politica. La poesia invece è fertilità, e «dovrebbe essere naturale come il piccolo tubero che si nutre di letame e cresce lentamente dal suolo ottuso come un fiore bianco d'immortale bellezza».