Il verso giusto La poesia La «poet star» Marianne Moore


di Nicola Crocetti


Neanche a me piace: vi son cose più importanti di queste inezie.
A leggerla, però, con totale disprezzo, vi si scopre,
dopo tutto, uno spazio per l'autentico.
Mani capaci di afferrare, occhi
che sanno dilatarsi, capelli che possono drizzarsi
all'occorrenza, queste sono cose importanti
non già perché si possa sovrapporvi un'interpretazione altisonante, ma perché
sono utili. Quando diventano così elaborate da divenire inintelligibili,
di tutti noi si può dire la stessa cosa,
che noi non ammiriamo
quello che non potremo mai comprendere: la nottola
appesa a testa in giù o in cerca di qualcosa da mangiare,
elefanti al lavoro, un cavallo selvaggio che si rotola, un lupo instancabile
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(Traduzione di L. Angioletti e G. Forti)


Era famosa per le stravaganze: ai reading indossava un mantello nero e cappelli enormi, amava gli zoo, il baseball, il tango, frequentava gli incontri di boxe ed era una fan di Mohammed Alì. Figura di riferimento del Modernismo americano e tra i maggiori poeti degli Usa, Marianne Moore nasce nel 1887 nel Missouri, e si trasferisce a New York nel 1918. Finora, era prigioniera di un polveroso cliché, che la voleva reclusa nella casa di Brooklin con la vecchia madre (con la quale dormì nello stesso letto per 30 anni), che aveva pochi amici, tutti poeti, e che non si era mai innamorata né sposata. Ma una biografia appena uscita negli Stati Uniti (Holding On Upside Down di Linda Leavell) ribalta questa immagine, sostituendola con quella di una donna astuta e passionale, combattuta tra il desiderio della fama e quello della privacy, animata da un forte desiderio di autonomia e libertà. La morte della madre coincide per lei con la sua metamorfosi: da reclusa si trasforma in figura carismatica, da poeta d'élite diventa autrice per le masse. Le sue letture di versi conquistano il pubblico, le guadagnano una popolarità enorme e le consentono di far man bassa di premi letterari. Le sue poesie sono ricche di humor, di descrizioni accurate e di osservazioni acute sull'arte, su persone, luoghi, animali. Se a tutto ciò si aggiunge un linguaggio innovativo e grande precisione linguistica, si capisce perché poeti come Pound, Eliot e Auden l'ammirino. Nel '67 pubblica l'edizione completa delle sue poesie. La notizia della sua morte, nel 1972, è pubblicata sulla prima pagina del New York Times.