Il verso giusto Sulle zanzare Poliziano, l'Ercole della filologia


di Nicola Crocetti


Più logico amare le zanzare che gli umani.
Esse son nate, come Venere, da acque brulicanti,
sono le copie di Amore che si libra in aria
per pulsare d'ali e per quei loro brindisi di sangue.
Vaga volante canzone, la loro, a risvegliar le belle,
zanzare golose di spose addormentate,
zanzare che si tuffano sui seni, tra lenzuola,
che sondano la carne femminile a palmo a palmo,
carezzano le labbra, risucchiano splendori
di quei volti, degustano la lingua piano piano,
nottambule, invadenti, occhi penetranti. Quale uomo
vanta segnacoli d'Amore come le zanzare?



Traduzione di Ezio Savino


D al paese natale Montepulciano, dove vede la luce nel 1454, Angelo Ambrogini prende il nome di Poliziano, con cui diventerà universalmente noto. Ha dieci anni quando il padre viene ucciso per una vendetta, e la madre lo manda a Firenze a studiare. Talento precocissimo, segue le lezioni di Marsilio Ficino e altri dotti, ma a 16 anni, senza un centesimo di fiorino, deve cercarsi un protettore. La concorrenza è spietata: le anticamere dei ricchi sono affollate di intellettuali dalla penna agile e fiorita, disposti a profondere lodi e incensi in cambio di generose accoglienze. Angelo, che si è fatto le ossa con anni di studi rigorosi, ha dalla sua l'audacia, e si cimenta nella traduzione in latino dell'
Iliade. Arriva solo fino al quinto libro, ma l'impresa sconcerta il mondo letterario fiorentino, e l'«omerico giovinetto» è ammesso alla corte di Lorenzo dei Medici, dei cui figli diventa precettore.
Ottenuta l'indipendenza economica e assolte le incombenze cortigiane scrivendo le Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano di Piero de' Medici, elegie, strambotti, ballate, madrigali e altre poesie d'occasione, può dedicarsi agli studi (latino, greco, ebraico) e all'insegnamento. Attratti dalla sua fama e cultura, studenti da ogni parte d'Europa vengono a Firenze per assistere alle sue lezioni. Seguendo le orme del Valla, Poliziano sconfigge «i barbari che devastano il Lazio», emenda cioè con rigore filologico gli errori di cui sono costellati i testi antichi, ai quali ridona nuova vita e verità. Ercole della filologia, celebra l'uomo attraverso la cultura, ed è versatissimo nella poesia: odi, epitaffi, elegie, epigrammi in greco, come questo, delizioso, che riabilita i molestissimi insetti. Muore a Firenze appena quarantenne, forse avvelenato.