Vezzi e vizi di editori italici (classificati da Formíggini)

I libri del passato valgono se ci dicono ancora qualcosa sul presente, o sul futuro. Allora sì, vale la pena ristamparli. Come vale molto la riedizione di un vecchio libro sui libri, il piccolo ma divertente Dizionarietto rompitascabile degli Editori Italiani, compilato da uno dei suddetti, compilato, appunto, da Angelo Fortunato Formíggini, editore, uscito per la prima volta nel 1928 sull'Almanacco letterario Mondadori, poi ristampato in volume, quindi sparito dal quel mondo del quale aveva stilato il censimento, cioè il mondo editoriale, e ora finalmente ripescato da un editore, Greco&Greco (pagg. 80, euro 6), che all'epoca, ancora non era nato, ma che, dal 1989, quando nacque, vuole dare «voce stampata» agli autori che, per ragioni varie, risultano non valorizzati dai grandi gruppi.
Per nulla valorizzato dagli editori di oggi, Angelo Fortunato Formíggini (1878-1938), ebreo di Modena che scelse di suicidarsi nel 1938 come gesto estremo contro le leggi razziali del fascismo, fu un editore forse imprenditorialmente sprovveduto, ma creativamente geniale, che pubblicò di tutto, fra cui una celebre collana: «Classici del ridere», arte - quella dell'umorismo e dell'ironia - di cui fu maestro. Come dimostrano i fulminanti ritratti degli editori del suo tempo, catalogati nel Dizionarietto. Ad esempio. Il “cerchiobottista” Laterza: «Nel suo studio Giovanni ha una parete intera con un ritrattone fotografico di Benedetto Croce, nume tutelare della casa, al quale potrebbe davvero accendere un migliaio di candele. C'è anche un ritratto di Gentile, ma più piccolo...». O Bemporad: «Non ama d'esser intervistato su ciò che farà, perché teme che i suoi colleghi gli rubino le idee». O Baldini e Castoldi: «I due soci si distinguono uno dall'altro solo per la barba ... Stanno sotto la galleria ad attendere pazientemente che càpiti loro fra capo e collo qualche nuovo Fogazzaro». O Ulrico Hoepli, che non teneva sedie davanti alla scrivania, così da costringere chi lo andava a trovare ad andarsene in fretta. O padre Agostino Gemelli (fondatore della «gagliarda organizzazione editoriale» Vita e Pensiero), «il quale fa illecita concorrenza a tutti i colleghi editori, perché egli ha il Padre Eterno come presidente del Consiglio di amministrazione». O sé stesso, Angelo Fortunato Formíggini, editore di «una casa piccina, piccina, picciò». «Io, naturalmente, non la baratterei con un palazzo \. Il mio maestro, Oliviero Franchi, mi raccomandava: “Sta ben sémper piccol!”». Che, a pensarci bene, è un ottimo consiglio anche per l'oggi.