Un viaggio attraverso i secoli per scoprire il numero di Dio

Chi capirà per primo il messaggio dato da Gesù a Tommaso? Al suo interno sembra essere contenuta la chiave per svelare il numero di Dio

Se c'è una cosa che non si può dire di Vincenzo Di Pietro, è che sia prevedibile. Nella sua carriera di scrittore, che conta ormai cinque romanzi, ha spaziato tra diversi generi, dal thriller al rosa alla narrativa tradizionale. Se con Il numero di Dio Di Pietro torna al genere thriller, lo fa però in maniera del tutto diversa rispetto al passato, proponendoci un testo che non potrà che piacere agli amanti dei complotti, ma anche a tutti coloro che semplicemente apprezzano una trama ben costruita e assolutamente originale.

Fino a ora Pescara, città in cui l'autore è nato e cresciuto, aveva sempre fatto da sfondo alle vicende da lui raccontate. Questa volta, invece, il romanzo inizia nella città libica di Silene, nel 400 dc, quando San Giorgio giunge alla corte del re per guarirne la figlia, che ha contratto la peste che imperversa per la città. L'azione si sposta poi subito in Egitto, nel villaggio di Nag Hammadi nel 1945. Un povero pastore egiziano trova in una grotta un antico manoscritto in copto, e chiede a un suo amico, commerciante e conoscitore di lingue antiche, di aiutarlo a venderlo. Nel giro di pochi giorni però una tragica sorte colpisce entrambi. Un altro flashback ci porta alla Città del Vaticano, dove due preti muoiono avvelenandosi a vicenda, lasciandosi alle spalle un criptico messaggio. Infine, ai giorni nostri, l'acceleratore molecolare del Cern si guasta improvvisamente, e un facoltoso finanziatore tedesco in una clinica privata di Bergamo annuncia di aver scoperto come curare il coma. Solo allora conosciamo i veri protagonisti di questa storia, un ricercatore, un medico, una professoressa di matematica e un prete fresco di laurea all'università vaticana, che si ritrovano loro malgrado coinvolti in una lotta di potere senza esclusione di colpi, in cui due fazioni si fronteggiano da secoli per venire a capo del segreto che Gesù avrebbe confessato al suo apostolo Tommaso.

La narrazione è costruita utilizzando e unendo insieme fatti realmente accaduti e circostanze singolari, come il ricorrere del simbolo della conchiglia, che appare sia nello stemma del papa emerito Benedetto XVI sia in alcune raffigurazioni di san Giorgio. Lo scopo dell'autore, da questo punto di vista pienamente riuscito, è quello di restituire credibilità a una vicenda altrimenti del tutto inverosimile, costringendoci almeno per un attimo a mettere in dubbio le nostre certezze e a dare credito alla nostra segreta indole complottista. Per questo motivo l'inizio di alcuni capitoli è anche corredato da brevi note, chiamate “fatti”, per ricordare al lettore quali notizie sono state di ispirazione per la scrittura di quei capitoli e rendere ancor più inquietante l'atmosfera che si respira leggendo Il numero di Dio.

A concludere il romanzo, un finale esplosivo ad alta tensione, in cui i quattro protagonisti dovranno dimostrare di essere in grado di mettere da parte le loro divergenze e lavorare come una squadra per risolvere il mistero del Vangelo di Tommaso. Un libro piacevole e scorrevole, ideale da portare sotto l'ombrellone per il relax estivo.