Il video che uccide Così la tv trash diventa assassina

Un omicidio e un suicidio nei romanzi di Peppi Nocera ed Emiliano Ereddia. Uomini che la televisione non solo la subiscono ma la fanno

Che l'Italia sia le terra della Grande Bellezza è cosa nota. Ma che non la si trovi solo nei monumenti a cielo aperto delle nostre città, o nel paesaggio straordinariamente vario è ancora da dimostrare. C'è una grande bellezza anche nel territorio, sempre più battuto, ma ancora considerato esotico, che a essere pretenziosi potremmo chiamare Show Business, a voler pensare in grande potremmo dire Industria culturale, a essere onesti potremmo definire Demimonde dell'intrattenimento e che per non sbagliare possiamo sintetizzare con Televisione.

Il suo esotismo estetico lo esaltava già Sofia Coppola in Somewhere , film vincitore al Festival del cinema di Venezia nel 2010 in cui comparivano accanto allo spaesato a svuotato attore hollywoodiano protagonista, una Simona Ventura e un Nino Frassica, caricaturati ma non troppo, alla conduzione di una finta edizione dei Telegatti (la Coppola aveva girato scene simili in Giappone per Lost in Translation ).

Ma la tv italiana non è solo oggetto di scorribande altrui. È anche il fertile laboratorio dove sempre più scrittori, che vi lavorano come autori, sceneggiatori, produttori, registi o ospiti fissi, sviluppano il loro immaginario per poi riversarlo nei romanzi. Due su tutti, Ivan Cotroneo e Walter Siti. Ma non solo. Perché se la televisione italiana, nella sua quasi totalità, presa sul serio può effettivamente risultare agghiacciante, a starci dentro, conoscere il lavoro che c'è dietro i talk show, i talent e i reality, respirare l'odore degli studi e dei set, maneggiare con cura equilibri e favoritismi, ricatti e clientelismo, improvvisazione e squallore, paranoia ed esaltazione, ci si trova immersi in una realtà divertentissima e malinconica, redditizia e fatua: un materiale artistico inimitabile.

In queste settimane, ho letto due romanzi: La presentatrice morta di Peppi Nocera (Longanesi) e Per me scomparso è il mondo di Emiliano Ereddia (Corrimano). I due libri, è bene dirlo, non hanno apparentemente nulla in comune. Eppure, senza dover incorrere a forzature stravaganti (Nocera ha scritto canzoni per Ambra, Amanda Lear e la Carrà, Ereddia suona nei locali malfamati ogni tipo di musica che possa risultare «lancinante e psicoattiva») forse lasciandomi influenzare dal fatto che entrambi gli scrittori sono affermati autori televisivi, ci ho sentito un humus comune. Quel demi monde televisivo che Nocera, nelle avvertenze al lettore del suo romanzo, descrive come «un amalgama furioso talmente stimolante che, soddisfacendo appieno le nostre inconsapevoli o coscienti perversioni da guardoni ci fa sentire intelligenti e conoscitori del genere umano».

Peppi Nocera, che ha firmato alcuni tra i più grandi successi televisivi degli ultimi vent'anni ( Non è la Rai , Stranamore , Amici , L'isola dei famosi , X Factor ...) racconta la storia della famosissima presentatrice Eda Dolci, uccisa durante la grandiosa festa del suo cinquantottesimo compleanno. Bella, famosa e spietata, giace indecorosamente morta nel suo lussuoso attico romano. Chi l'ha uccisa? In tanti avrebbero potuto e voluto: parenti, amanti, colleghe, pierre. Dal jet set internazionale ai coatti palestrati di periferia in molti la temevano e la disprezzavano, ma nessuno la amava. Il libro è un giocattolo costruito alla perfezione. Diverte sul filo del grottesco giocando col classico impianto del giallo, e col pretesto racconta 20 anni di storia della televisione, i suoi cambiamenti, i suoi segreti, le sue ossessioni.

Il libro di Emiliano Ereddia è invece un romanzo punk, ruvido, straripante, non a caso pubblicato dalla neonata casa editrice siciliana Corrimano, votata a una prosa che cerchi «l'azzardo o lo scompiglio». Per me scomparso è il mondo rispecchia in pieno il suo autore (che si è misurato con l'ultra-pop televisivo lavorando a La Fattoria , Italia's Got Talent , Uomini & Donne , Domenica Live , e nel frattempo ha scritto il delirante cult-movie W Zappatore vincitore del Brooklyn Film Festival 2011 mantenendo vivo il suo amore viscerale per la letteratura: «Perché si vive? Perché non si può fare altrimenti. Perché si scrive? Perché non si può fare altrimenti. Ma anche per le donne: a volte per averle, altre per punirle»). È la storia di una rockstar che si impicca dopo le pressioni di un programma televisivo che lo minaccia di rendere pubblico uno scandalo sessuale con una minorenne. Ma il giocattolo narrativo non punta alla perfezione simmetrica, si regge tutto sulla commovente e brutale lingua di Ereddia. Una visione del mondo, declinata alla seconda persona, dai tratti solo apparentemente paradossali, tanto che quando il mondo del libro scompare ci sembra di scomparire anche a noi.

Questi due romanzi, ideali per colmare i vuoti malinconici estivi nelle ore più calde degli stabilimenti balneari, sorseggiando un drink fra i neon intermittenti delle località turistiche, sono prove di scrittura che celebrano l'incanto dietro al disincanto, le crepe esistenziali dentro la festa pacchiana del divertimento, la Grande Bellezza sedimentata «sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura». Come insegna Jep Gambardella, pur convivendo con la consapevolezza di non poterci liberare dallo squallore disgraziato dell'uomo miserabile che è dentro ogni spettatore e autore televisivo, possiamo goderci gli «sparuti e incostanti sprazzi di bellezza» che ne derivano. E non è poco.

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