La «villa» di Sant'Andrea in Percussina gestita da un ristorante

Venerdì a Firenze è stato costituito il comitato che coordinerà le iniziative per celebrare, nel 2013, i 500 anni del De Principatibus, il trattatello meglio conosciuto con il titolo di Principe con cui Niccolò Machiavelli fece emergere lo studio della politica dal mare magnum della filosofia. La decisione è stata presa a Palazzo Vecchio. Quello stesso edificio dal quale Machiavelli, ormai ex segretario della Repubblica, viene bandito il 7 novembre del 1512, a seguito del ritorno al potere dei Medici. L'anno successivo - dopo tre settimane in prigione, alcuni assaggi di tortura e l'amnistia in onore di Giovanni de' Medici appena divenuto Leone X - Machiavelli si ritira in villa e scrive di getto, fra estate e autunno, Il Principe. Che da sempre affascinò le intelligenze superiori (da Napoleone a Gramsci) e ancora oggi, mezzo millennio dopo la sua stesura, è un libro che le persone di potere continuano a frequentare, consapevoli dell'aura di autorevolezza e competenza che regala a chi lo cita. Anche perché Machiavelli è uno di quei brand globali (Michelangelo, Shakespeare, Beethoven, Proust...) che garantiscono ai loro conoscitori la convinzione di appartenere all'élite culturale del pianeta.
Il quinto centenario del Principe, assicurano i promotori delle celebrazioni, sarà ricordato con convegni, mostre, rappresentazioni teatrali, percorsi storici, proiezioni di film di argomento rinascimentale, collegamenti informatici e siti telematici.
Speriamo però che l'anniversario serva anche per togliere, almeno l'anno prossimo, la «villa» dove fu scritto il trattatello dalla singolare situazione di casa-museo visitabile ore pasti. Infatti la culla della scienza politica - l'Albergaccio di Sant'Andrea in Percussina - si affaccia sull'unica strada della minuscola frazione di San Casciano Val di Pesa, dirimpetto alla «Taverna di Machiavelli», ristorante chiuso il lunedì e il martedì i cui gestori custodiscono le chiavi della casa dell'autore del Principe. Oggi gli appassionati del genere «luoghi d'atmosfera» possono trovare nei locali del podere grande soddisfazione osservando il poco che vi è conservato (vecchie edizioni giapponesi e russe del Principe, i ritratti dell'autore) e calpestando il pavimento in cotto, sfiorando la pietra della grande cucina, inebriandosi degli odori delle cantine... Ma le celebrazioni del mezzo millennio dell'opuscolo, che possono portare a Firenze «machiavellici» da tutto il mondo, dovrebbero essere una buona occasione per valorizzare l'Albergaccio.