La violenza di Belfast nel romanzo di Carson

C hiedete ai giovani quali immagini la parola Irlanda evochi in loro e vi risponderanno quasi tutti così: U2, Guinnes, scogliere, prati e cordialità. È improbabile che a qualcuno venga in mente di parlare di «Troubles», guerra civile, attentati dinamitardi, marce di protesta, omicidi settari, occupazione militare. Eppure, sono proprio questi gli ingredienti che hanno fatto dell'Irlanda, o meglio, dell'Ulster, la provincia settentrionale dell'isola, uno dei luoghi più pericolosi di tutta Europa e di Belfast, suo capoluogo, una sorta di Beirut occidentale. Schiacciata dalla repressione di Oliver Cromwell e abbandonata persino dall'Eire, la Repubblica d'Irlanda, all'indomani del discusso trattato che ne sancì di fatto l'indipendenza e la spartizione, tra il 1921 e il 1922, l'Irlanda del Nord ha finalmente visto nel 1998 la fine delle sue lotte fratricide con un altro trattato, l'accordo del Venerdì Santo, che ne ha ribadito l'appartenenza al Regno Unito, concedendole la semi-indipendenza che ha posto fine alla lotta armata.
Ma è la storia stessa di questa terra difficile, soprattutto la storia degli anni Settanta e Ottanta, ad aver alimentato un fuoco letterario con risultati di straordinario valore. Tra gli ultimi in ordine di tempo, Exchange place, Belfast (Del Vecchio Editore, pagg. 250, euro 14), di Ciaran Carson, eminente poeta e traduttore dell'Inferno di Dante, racconta la vicenda di due uomini che, tra Belfast e Parigi, sono alle prese con il giallo della sparizione di un amico e di un taccuino. Tra finte identità e false apparenze, la vicenda ha forti tinte letterarie ma trasmette al lettore l'atmosfera del tempo. Belfast per anni è stata teatro degli scontri tra militari britannici da una parte - considerati forze di occupazione dalla comunità cattolica e forze di difesa da quella protestante - e l'IRA, dall'altra, con il frequente intervento di qualche gruppo paramilitare protestante.
La violenza settaria è uno dei punti fermi di qualsiasi scrittore intenda rappresentare il clima di Belfast e dintorni. Lo hanno fatto in maniera impareggiabile autori diversissimi come Robert McLiam Wilson nel suo Eureka Street (Fazi) o Eoin McNamee nello splendido Resurrection Man (Einaudi). Peccato invece che non sia mai stato pubblicato in italiano il formidabile reportage The Shankill Butchers (I macellai della Shankill, zona protestante di Belfast) di Martin Dillon, uno dei più stimati cronisti dei «Troubles».