La vita non è banale per l'artista voyeur che ne svela i segreti

diL'ambigua invocazione del mistero, persino nel mostrare l'evidenza, trova il suo contesto più congeniale in ciò che è generalmente conosciuta come Installazione Artistica. Vengono subito in mente Christo e Jeanne-Claude, che hanno fatto raggiungere all'arte monumentale livelli senza precedenti - letteralmente - e restano i suoi esponenti più ambiziosi. Impacchettano in polietilene e tela cerata fiumi, alberi, montagne, trasformando ciò che conosciamo in alveari di segreti, protetti da sciami e sciami di corde. Abbiamo saputo che il Reichstag impacchettato ha fatto vendere milioni di cartoline. Tanto per cominciare, ci sono state alcune proteste, ma per quale motivo? Ai segreti del Reichstag - o ai suoi equivalenti ovunque - non farebbe male una ventata di rivelazioni, e l'ironia che sottende l'atto di impacchettare qualunque oggetto è il fatto di riuscire a trasmettere un brivido di eccitazione provocato dalle mutevoli possibilità del suo contenuto nascosto - o significato - poiché l'osservatore viene indotto a un rapporto voyeuristico con l'oggetto - con un desiderio frustrato.
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Questo esercizio nel camuffamento dei monumenti è solamente una variazione del processo creativo - quel finto abbraccio/rifiuto che sembra aggredire la realtà mondana e che invece accresce quella stessa realtà - dotandola di una facciata e/o un nuovo contesto. Riempiendo uno spazio tradizionale - come una tela vuota - di immagini, arriviamo a ricavare degli spazi come le gabbie di vetro occupate da teste di mucche e da pecore intere - mostre effettive presso la Tate Gallery, Londra, ecc. Cosa penserebbero gli amanti del kebab di agnello è un altro paio di maniche! Ne sarebbero illuminati? O devastati? L'intento è quello di sradicare oggetti che si vedono e si consumano ogni giorno dalla loro normale funzione trasformandoli in oggetti di contemplazione, probabilmente caricandoli di un'importanza affascinante.
Qualunque persona impegnata nella ricerca di una nuova casa che abbia vagato per un'abitazione o appartamento vuoto, con i mobili ricoperti di lenzuola - poltrone, armadi, pianoforte, sgabelli, balaustra e persino tappeti - sa qual è la causa di tutto ciò. Un'interazione di forme riverse in monocromia - particelle di polvere che danzano tra i raggi di luce filtranti dalle spoglie finestre, con il silenzio o rumori attutiti come sfondo. L'intruso è spronato a evocare segreti vissuti, intimità sepolte. Un'atmosfera di questo tipo spinse Marlon Brando a fare qualcosa d'altro nel film Ultimo tango a Parigi - incluso l'uso innovativo della margarina in un rapporto sessuale.
Pertanto va al di là dell'arte monumentale - alberi, montagne o edifici sul punto della decostruzione. C'è quel genere persino più provocatorio che non utilizza il camuffamento ma lo scarta completamente - come l'installazione a South Bank, Londra, durante le celebrazioni del millennio in Gran Bretagna. Quell'immagine, capace innegabilmente di attirare l'attenzione della gente, di un'attrice - e una faccia nota nelle soap opera televisive - che si sdraiava, come fece la pecora, o la mucca immersa nella formaldeide, in una gabbia di vetro. Le reazioni furono diverse. Un gruppo di turisti giapponesi, stando a una voce, si mise a ridacchiare. Un osservatore preoccupato ammise che si trovò nervosamente a chiedersi cosa avrebbe fatto l'opera d'arte se avesse avuto bisogno di fare pipì, o peggio, mentre un altro era rapito da un momento trascendentale - a giudicare dai suoi commenti carichi di soggezione - quando l'opera d'arte muoveva le dita dei piedi. Nessun osservatore intervistato suggerì che quei rapidi movimenti erano inclusi nella descrizione dell'opera d'arte, ma sospetto che la maggior parte del pubblico avrebbe considerato un crampo muscolare una causa troppo banale.
Tutto ciò giustifica ciò che ho sempre sospettato - ovvero che le opere artistiche, quei prodotti apparentemente inerti dell'immaginazione, in realtà partecipano furtivamente all'intero processo creativo. Magari ci troviamo in una nuova Epoca di antropomorfismo artistico. Chissà cosa succede quando le porte della galleria si chiudono e le opere d'arte restano tutte sole! Magari l'attrice sdraiata va a trovare la pecora o la mucca mummificata, e insieme cominciano a scambiarsi commenti critici sulla gente del pubblico - hai sentito cos'ha detto quel turista giapponese su di te? Davvero! E così via - prima di ritornare il giorno successivo al ruolo per il quale sono state scelte - per essere osservati dagli spettatori con sguardi da allocchi, per finire al centro di discussioni, critiche - ma mai ignorati.
Tuttavia, non bisogna permettere all'arte di monopolizzare il regno dei segreti, pertanto lasciamo che siano la scienza e la tecnologia ad avere l'ultima parola. «Cosa si nasconde sotto?» pervade la vita dell'artista così come la scienza. Quando lo scultore si rigira per le mani un pezzo di legno, la curiosità è all'opera - quale segreto nella struttura, nelle forme, affermazioni ed emozioni - è nascosto dentro quel pezzo di legno? Quello stesso stimolo anima lo scienziato mentre svela il segreto di un atomo, o l'esperto di missilistica che progetta una navicella spaziale. L'impulso a rivelare - ed è questa l'espressione comune - quei segreti così gelosamente custoditi dagli dèi della materia palpabile e dei regni invisibili, nasce da un'ossessione. È la maledizione, o l'allettante richiamo, del Vaso di Pandora. Senza un voyeurismo istintivo o sistematico, siamo condannati a un'esistenza in permanente stasi, con una analoga atrofia di tutte quelle facoltà che ci distinguono - benché sia spesso discutibile - come homo sapiens.
Per l'artista o lo scienziato, tutta la cosiddetta realtà è il Vaso di Pandora. Tenerlo saldamente chiuso, o scoperchiarlo - illuminare, o devastare - così come con il dilemma del kebab di agnello, è il nostro destino creativo.

(traduzione di Licia Vighi)
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