Il cuore parla attraverso le aritmie

«Il cuore parla attraverso le aritmie, esse ci accompagnano dal concepimento alla morte», afferma Antonio D’Onofrio, cardiologo napoletano, direttore del reparto di elettrofisiologia e terapia delle aritmie del dipartimento di cardiologia dell’ospedale Monaldi. «Le aritmie ventricolari sono messaggi, talvolta semplici altre volte criptici, che il nostro cuore ci invia, e che di volta in volta il cardiologo cerca di interpretare».
L’aritmologia è una branca della cardiologia che si interessa dei disturbi del ritmo cardiaco che possono insorgere anche in cuori apparentemente sani. Queste irregolarità del battito cardiaco si manifestano con palpitazioni improvvise, capogiri, mancanza di respiro, stanchezza. Secondo le camere cardiache di insorgenza si hanno le aritmie sopraventricolare o atriali come la fibrillazione atriale, mentre le aritmie che insorgono dai ventricoli sono definite ventricolari, come la fibrillazione e le tachicardie ventricolari che sono le più minacciose per la vita del paziente e possono determinarne la morte improvvisa attraverso l’arresto cardiaco. In Italia si verificano circa 57mila decessi l’anno con un’incidenza complessiva annuale di 1 per mille abitanti, praticamente 1 caso ogni 9 minuti.
«Alcune persone – precisa il professor D’Onofrio - nascono con una anomalia del sistema di conduzione cardiaco. Altre sviluppano l’aritmia in seguito ad abuso di alcuni tipi di medicinali, del consumo di tabacco, alcolici, caffeina. Anche le droghe possono indurre aritmie talvolta fatali. Le cause più comuni dell’insorgenza di aritmia sono rappresentate dalla cardiopatia ischemica come l’infarto miocardico e l’angina pectoris, dalla dilatazione del cuore e dall’ipertensione arteriosa. L’aritmia, talvolta può essere conseguenza di un’alterazione ormonale e metabolica come l’ipertiroidismo, diabete mellito, ed i disturbi elettrolitici. Per tale motivo è opportuno l’immediato controllo medico. Soggetti con cuore apparentemente sano presentano delle sindromi genetiche non sempre annunciate da sintomi e dovute a malattie dei canali ionici delle cellule cardiache. In questi ultimi anni tali malattie sono state studiate dai fratelli Brugada che hanno ritrovato la motivazione di tali cardiopatie congenite in una anomalia funzionale della ripolarizzazione».
Tra le aritmie atriali la più frequente è la fibrillazione atriale (FA) che in Italia rappresenta l’1,5% di tutti gli accessi al pronto soccorso e il 3,3% dei ricoveri ospedalieri, con una degenza media per ricovero di 7 giorni. L’incidenza della fibrillazione atriale aumenta nettamente con l’età, si ritiene che in Italia il numero dei pazienti con fibrillazione atriale oscilli tra 400 e 570mila, sopratutto anziani.
«Ormai, sempre più spesso il trattamento farmacologico non è più sufficiente per poter gestire al meglio il paziente con la fibrillazione atriale che richiede metodiche più innovative come il sistema di ablazione transcatetere in radiofrequenza, con monitoraggio anatomico tridimensionale», afferma Roberto Mantovan, cardiologo all’ospedale di Treviso, responsabile dell’elettrofisiologia del dipartimento cardiologico (primario Zoran Olivari). Questa tecnica – precisa Mantovan- si avvale di particolari tipi di elettrocateteri a raffreddamento costante e di un sistema di navigazione tridimensionale virtuale con ricostruzione reale delle camere cardiache. Quando nessuno di questi trattamenti riesce a migliorare l’aritmia cardiaca, si devono tentare altre procedure: si può resettare il ritmo cardiaco attraverso degli shock elettrici (cardioversione)». In certi casi le aritmie sono causate da aree del cuore iperattive: in questo caso il medico può inserire un catetere attraverso i vasi sanguigni sino al cuore e modificare i circuiti elettrici (ablazione a radiofrequenza). Questa procedura è eseguita in blanda sedazione ed ha una durata di circa 2-3 ore,il paziente non avverte praticamente dolore. «La fibrillazione atriale con lo scompenso cardiaco sono considerate le epidemie del Terzo Millennio», afferma ancora D’Onofrio, ricordando che nel mondo sono 22 milioni le persone colpite ogni anno da queste patologie e che, solo negli Stati Uniti, si hanno 500mila nuovi casi l’anno. Lo sviluppo tecnologico consente al cardiologo di ricevere tramite internet i parametri interni del paziente come se fosse giunto al controllo ambulatoriale.