Una cura mirata per evitare un nuovo infarto o un grave ictus

I pazienti più difficili da gestire sono quelli ad alto rischio di avere un infarto del cuore o un ictus cerebrale. Si tratta di persone che hanno già sperimentato queste malattie e ne sono sopravvissuti, oppure che hanno fatto un by-pass aortocoronarico o una angioplastica con stent delle coronarie o delle arterie carotidi oppure che hanno contemporaneamente il diabete, la pressione alta e alti livelli di colesterolo nel sangue.
Per evitare a questi pazienti, un nuovo infarto o ictus o peggio ancora, di morire per queste patologie, i consigli dei maggiori esperti internazionali sul controllo dei fattori di rischio insistono sul fatto che i parametri considerati maggiormente pericolosi vadano abbassati ancor di più rispetto alle riduzioni consigliate per altri soggetti che presentano un rischio minore. Pressione arteriosa, emoglobina glicata e colesterolo Ldl, ormai ben conosciuto come «colesterolo cattivo», nei pazienti ad alto rischio devono essere molto ridotti. In particolare, per quanto riguarda il colesterolo cattivo, in questi soggetti, il livello minimo da raggiungere per la frazione Ldl è di 80 mg-dL, contro i 100 mg-dL consigliati in tutti gli altri casi. Abitualmente, però, anche se quasi tutti questi ammalati, assumono farmaci per ridurre il colesterolo, solo pochi riescono a portare il livello di Ldl al di sotto di 80 mg-dL.
Allo scopo, quindi, di verificare se una nuova terapia per ridurre il colesterolo, costituita da una associazione fissa di Ezetimibe e Simvastatina, fosse più efficace di un raddoppio della dose di Simvastatina da sola, sono stati condotti in Italia e su pazienti italiani, gli studi Dialogue e Lead. La Simvastatina, medicinale già ampiamente conosciuto nel nostro Paese, blocca, la produzione di colesterolo nel fegato, mentre l'Ezetimibe, farmaco di più recente introduzione in Italia, riduce l'assorbimento intestinale del colesterolo alimentare dei cibi grassi.
Agli studi hanno partecipato 199 pazienti ad alto rischio (il 40% diabetici), tutti con valori iniziali di colesterolo cattivo superiori a 80mg-dL, nonostante tutti avessero in terapia la Simvastatina. Quindi i pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: 106 hanno continuato raddoppiando la dose di Simvastatina, mentre 93 sono passati ad una terapia con una pillola contente ancora la solita Simvastatina, ma con l'aggiunta del nuovo farmaco Ezetimibe. Dopo un periodo di un solo mese e mezzo, il gruppo con l'Ezetimibe presentava una diminuzione del colesterolo Ldl del 28,7%, rispetto ai valori di partenza, contro una riduzione nel gruppo con il raddoppio della dose di Simvastatina del 16.1%. L’associazione di due farmaci mirati migliora sensibilmente i risultati.