La cura polacca si fa a suon di Zloty

Il governo polacco di Mateusz Morawiecki, e prima ancora gli esecutivi guidati da Ewa Kopacz e Beata Szydo, hanno introdotto nel Paese slavo una serie di politiche a favore della famiglia che in breve hanno avuto effetti sul tasso di fertilità: era pari a 1,36 bambini per donna nel 2016 ed è salito a 1,45 nel 2017. La spesa sociale per la famiglia, che riguardava l'1,8 per cento del prodotto interno lordo nel 2015, è passata al 3,11% nel 2017.

Il Programma famiglia 500 plus prevede assegni familiari pari a un quarto del salario minimo (circa 120 euro) per il secondo figlio e per ogni figlio successivo, con maggiorazioni se in famiglia ci sono bassi redditi o minori disabili: ne hanno fruito, a giugno 2018, quasi 2 milioni e mezzo di nuclei. I congedi parentali possono arrivare a 32 settimane di permesso retribuito, in parte fruibile anche dal padre contemporaneamente alla madre. Chi non ha diritto al sussidio di maternità riceve un'indennità di circa 230 euro (metà del salario minimo) alla nascita del figlio.

Il numero di asili nido è cresciuto di otto volte rispetto al 2011; sono state potenziate le deduzioni fiscali per le famiglie in proporzione al numero di figli; i minimi salariali sono stati elevati all'equivalente di circa 467 euro nel gennaio 2017 e a quasi 500 euro nel 2018. Grazie alla «large family card», le famiglie con almeno tre figli possono ottenere sconti speciali, indipendentemente dal reddito, per acquistare cibo, cosmetici, abbigliamento, scarpe, libri, giocattoli, carburante, oltre a riduzioni sui costi di bollette, servizi bancari e trasporto pubblico. Un programma speciale tutela le famiglie di bambini con disabilità. Infine, dal gennaio 2019 il Programma nazionale per la casa prevede sussidi per 15 anni alle famiglie a basso reddito che devono pagare l'affitto.

Grazie anche a queste misure, in Polonia nel 2017 sono nati 20mila bambini più che nel 2016 e le famiglie in condizione di estrema povertà sono sensibilmente diminuite: nel 2015 era molto povero il 9 per cento dei bambini e dei ragazzi sotto i 17 anni, sceso a quasi la metà (il 4,7 per cento), nel 2017.